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Sentenza

Sentenza n. 11235/2026 - Roma, Sezione 5Q

per la declaratoria dell'illegittimità del silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia a Islamabad sull'istanza volta ad ottenere la fissazione di un appuntamento per la presentazione della domanda di visto per lavoro subordinato stagionale.

Giustizia amministrativa202510669

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia a Islamabad sull'istanza di fissazione di un appuntamento per la presentazione della domanda di visto per lavoro subordinato stagionale

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha proposto, ai sensi dell'art. 117 c.p.a., un'azione avverso il silenzio dell'Ambasciata d'Italia a Islamabad, lamentando l'inerzia sull'istanza volta ad attivare il procedimento per il rilascio di un visto di ingresso per lavoro subordinato stagionale. Nel corso del giudizio l'Amministrazione ha dedotto la sopravvenuta carenza di interesse, sostenendo che, a seguito dell'ordinanza cautelare del TAR dell'8 ottobre 2025, era stato fissato un appuntamento presso la sede diplomatica, con anticipazione della data al 5 novembre 2025. Il giudice ha tuttavia rilevato che l'interesse permaneva con riferimento alla conclusione del procedimento di visto, essendo ancora sussistenti l'obbligo dell'Amministrazione di provvedere e l'inerzia oltre il termine previsto per la definizione del procedimento.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso avverso il silenzio. Ha ritenuto che la mera fissazione dell'appuntamento non esaurisse l'obbligo amministrativo, poiché permaneva la necessità di concludere il procedimento relativo alla domanda di visto. Ha quindi ordinato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e all'Ambasciata d'Italia a Islamabad di concludere il procedimento entro 30 giorni dalla notificazione o comunicazione della sentenza. Le spese di lite sono state compensate, in considerazione dell'enorme numero di richieste gravante sulla sede diplomatica, delle sopravvenienze normative e della complessità dell'iter procedimentale.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina l'azione avverso il silenzio; il giudice l'ha ritenuta esperibile anche per ottenere la conclusione del procedimento relativo alla domanda di visto.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, unitamente alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata.

Massime di principio

  • La fissazione di un appuntamento per la presentazione della domanda di visto non determina, di per sé, la sopravvenuta carenza di interesse al ricorso avverso il silenzio quando permanga l'obbligo dell'amministrazione di concludere il procedimento di rilascio del visto.
  • L'azione avverso il silenzio può essere accolta quando l'amministrazione, pur avendo attivato o consentito l'avvio del procedimento, non lo abbia concluso entro il termine previsto dalla legge.
  • In presenza di un obbligo di provvedere e di un'inutile inerzia oltre il termine procedimentale, il giudice amministrativo può ordinare all'amministrazione di concludere il procedimento entro un termine assegnato, senza sostituirsi ad essa nella decisione sul merito della domanda.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorso
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimentoSopravvenuta carenza di interesse

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