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Ordinanza

Ordinanza n. 20/2026 - Reggio Calabria, Sezione 1

per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia: - dell’ordinanza di demolizione e sgombero opere abusive (ordinanza di VE n. 030/2025) del 05/08/2025 adottata dal Comune di Reggio Calabria;

Giustizia amministrativa202600008

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Reggio Calabria, Sez. staccataOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza comunale di demolizione e sgombero di opere abusive, adottata il 5 agosto 2025

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza comunale di demolizione e sgombero di opere abusive, chiedendone cautelarmente la sospensione. Dalla motivazione dell'ordinanza non risultano analiticamente esposti i singoli motivi di ricorso; nella fase cautelare il Collegio ha comunque esaminato la questione della sussistenza di un preventivo titolo autorizzatorio edilizio e paesaggistico. È emerso documentalmente che, con verbale del 25 luglio 1998, il Comune aveva consegnato ai pescatori quattro box, analiticamente descritti quanto a superficie, altezza e destinazione d'uso non modificabile, ossia locali destinati al ricovero delle attrezzature da pesca. Secondo il Collegio, tale documentazione non dimostra l'esistenza di un titolo riferibile alle opere ulteriori e diverse oggetto dell'ordine di demolizione.

La decisione

La domanda cautelare è stata respinta per difetto del fumus boni iuris. Il TAR ha affermato, in via generale, che, quando viene contestata la realizzazione di un abuso edilizio, spetta all'interessato provare l'esistenza del preventivo titolo autorizzatorio, sia edilizio sia paesaggistico. Nel caso concreto, il verbale di consegna del 25 luglio 1998 riguardava soltanto quattro box con caratteristiche dimensionali e destinazione d'uso determinate e non modificabili; tale documentazione escludeva, a un sommario esame, che essa potesse legittimare le opere ulteriori e differenti oggetto della demolizione. Le dimensioni e la stabile destinazione funzionale delle opere contestate apparivano prima facie indicative di una durevole alterazione, sine titulo, dell'assetto urbanistico-edilizio e paesaggistico, peraltro in area appartenente al patrimonio pubblico. Non è stata ravvisata la necessità di valutare favorevolmente la sospensione, in assenza del fumus boni iuris. Le spese della fase cautelare sono state compensate, considerata la mancata costituzione del Comune.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare incidentale; la misura è stata negata per la ritenuta insussistenza del fumus boni iuris.

Massime di principio

  • In presenza di una contestazione di abuso edilizio, grava sull'interessato l'onere di dimostrare l'esistenza di un preventivo titolo autorizzatorio, tanto edilizio quanto paesaggistico.
  • Un verbale di consegna di manufatti pubblici, che ne individui analiticamente superficie, altezza e destinazione d'uso non modificabile, non costituisce, di per sé, titolo legittimante opere ulteriori e diverse rispetto a quelle espressamente individuate.
  • La domanda cautelare contro un ordine di demolizione deve essere respinta per difetto del fumus boni iuris quando, a un sommario esame, le opere contestate appaiano una durevole alterazione dell'assetto urbanistico-edilizio e paesaggistico realizzata sine titulo, anche se l'area appartiene al patrimonio pubblico.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniAutorizzazione paesaggisticaTutela cautelare
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiTutela cautelareOnere della prova e principio dispositivoPrincipio di legalità e tipicità

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