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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32195/2022 del 01/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Roma che aveva rigettato la richiesta di ammissione alle misure alternative alla detenzione per la pena residua di quattro mesi. Il ricorrente deduceva illogicità e contraddittorietà della motivazione e la errata valutazione degli elementi istruttori, sostenendo di aver documentato un'attività lavorativa (anche in smart working) e di aver indicato correttamente il domicilio, contestando le risultanze negative degli accertamenti della polizia giudiziaria

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha rilevato che il motivo denunciava una semplice illogicità e censure di merito anziché la "manifesta illogicità" richiesta dall'art. 606 c.p.p., e che non è permesso al giudice di legittimità riesaminare i fatti e le valutazioni di merito. Nel merito la Corte ha ritenuto corrette le considerazioni del Tribunale di sorveglianza: risultanze investigative negative circa la reperibilità del ricorrente, impossibilità di verificare l'effettiva sede e conferma del rapporto di lavoro, e carenze nelle informazioni sul luogo di lavoro, orario, compenso e tipologia contrattuale. È stata inoltre richiamata la necessità della continua reperibilità del richiedente e l'onere di lealtà procedimentale nel collaborare alle verifiche. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 656, comma 5, cod. proc. pen.

    art. 656, comma 5, cod. proc. pen.

    Richiamato per segnalare che la pena residua è con titolo sospeso ai sensi della norma; contestualizza la misura per la quale si richiedono le alternative alla detenzione

  • art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Individua come motivo di ricorso la "manifesta illogicità" della motivazione: la Corte osserva che il ricorrente ha dedotto una mera illogicità e censure di merito, insufficienti per la censura di legittimità

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 5465 del 04/11/2020 (Rv. 280601)

    Sez. 6, n. 5465 del 04/11/2020, dep. 2021, F., Rv. 280601

    Principio che limita il sindacato di legittimità: non è consentita alla Cassazione la rilettura degli elementi di fatto e la valutazione di merito già compiuta dal giudice di merito

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 22442 del 17/01/2019 (Falbo, Rv. 276191)

    Sez. 1, n. 22442 del 17/01/2019, Falbo, Rv. 276191

    Afferma che l'affidamento in prova al servizio sociale richiede la continua reperibilità dell'interessato sia prima che durante l'esecuzione della misura, per consentire la verifica del comportamento e dell'osservanza delle prescrizioni

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 54882 del 12/09/2018 (El Baggar, Rv. 274558)

    Sez. 1, n. 54882 del 12/09/2018, El Baggar, Rv. 274558

    Precisazione secondo cui chi chiede benefici penitenziari ha un onere di lealtà procedimentale: deve cooperare alle verifiche (anche attivando il tribunale controlli tramite polizia giudiziaria) e non può sottrarsi all'accertamento dell'effettivo svolgimento dell'attività lavorativa

Massime di principio

  • La Cassazione non riesamina i fatti: le contestazioni sulla valutazione probatoria e sulle risultanze investigative richiedono che il ricorrente dimostri una manifesta illogicità della motivazione, non una semplice divergenza di valutazione
  • Chi richiede misure alternative alla detenzione deve fornire informazioni precise e verificabili: domicilio effettivo, sede del lavoro, orario, compenso, tipo di contratto e, se possibile, conferma del datore di lavoro
  • È obbligatorio collaborare alle verifiche: l'istante ha un dovere di lealtà procedimentale e non può rifiutare le indagini dirette al controllo dell'attività lavorativa o della reperibilità
  • La continua reperibilità del richiedente è requisito essenziale per l'affidamento in prova al servizio sociale e per altre misure alternative; l'irreperibilità o esiti negativi degli accertamenti militano contro l'ammissione
  • Se le forze di polizia riscontrano elementi negativi (es. impossibilità di rintracciare il domicilio o di verificare l'impiego), spetta al richiedente fornire prove documentali forti e immediate per confutare tali risultanze

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