Cassazione Penale, Sentenza n. 05197/2026 del 09/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato la sua opposizione al decreto del P.M. che aveva respinto la richiesta di restituzione degli "oggetti in oro" sequestrati. Sosteneva che il decreto di perquisizione e sequestro del 02/04/2025 non aveva indicato con sufficiente specificità i beni sequestrati (si limitava a richiamare genericamente "oggetti in oro" contenuti nella sua cassetta di sicurezza), con la conseguenza che il sequestro avrebbe dovuto essere convalidato dal pubblico ministero entro le 48 ore previste dall'art. 355, comma 2, c.p.p.; in assenza di tale convalida il vincolo sarebbe divenuto inefficace e gli oggetti avrebbero dovuto essere restituiti. Inoltre contestava la mancanza di un collegamento probatorio tra gli oggetti e l'ipotesi di appropriazione indebita emersa dalla querela e denunciava presunta contraddittorietà rispetto a un precedente sequestro del 12/03/2025.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha ritenuto che il decreto di perquisizione e sequestro del 2 aprile 2025 conteneva un riferimento specifico agli "oggetti in oro" eventualmente nella cassetta di sicurezza intestata alla De Giorgi, sufficiente a escludere l'indeterminatezza che renderebbe necessaria la convalida del P.M. entro 48 ore. Le censure sulla presunta assenza di collegamento probatorio tra i beni e il reato sono considerate questioni meritevoli di riesame del decreto di sequestro (riesame), non opponibili con successo nel ricorso per cassazione avverso l'ordinanza di rigetto dell'opposizione. La doglianza di contraddittorietà rispetto al provvedimento del 12/03/2025 è stata ritenuta generica e non adeguatamente sviluppata. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma di € 3.000,00 in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 263, comma 5, cod. proc. pen.
Consente al giudice per le indagini preliminari di decidere sull'opposizione proposta dall'interessato avverso il decreto di rigetto, da parte del pubblico ministero, della richiesta di restituzione di cose sequestrate; l'ordinanza emessa in tale sede è impugnabile in Cassazione (come confermato dalla giurisprudenza 'Eboli').
art. 355, comma 2, cod. proc. pen.
Prevede la convalida del sequestro da parte del pubblico ministero entro 48 ore quando il sequestro è stato eseguito dalla polizia giudiziaria sulla base di un decreto di perquisizione che non individua con sufficiente determinatezza gli oggetti da sequestrare; in mancanza la misura è inefficace e sorge l'obbligo di restituzione.
art. 247 e art. 253, cod. proc. pen.
In combinato disposto con l'art. 355, spiegano i limiti all'attività della polizia giudiziaria nell'individuazione discrezionale dei beni da vincolare: se il decreto indica genericamente le cose pertinenti al reato, è richiesta la convalida del P.M.; se il decreto individua specificamente gli oggetti, la convalida non è necessaria.
art. 606, comma 1, lett. c) ed e), cod. proc. pen.
Indicano i motivi di ricorso per cassazione invocati dalla ricorrente (violazione di legge e motivazione illogica/contraddittoria); la Corte ha però ritenuto il motivo manifestamente infondato.
art. 616, comma 1, cod. proc. pen.
Consente la condanna alle spese del procedimento e a somme a titolo di ammenda in caso di inammissibilità del ricorso quando sussistono profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; applicato qui per imporre € 3.000,00 alla ricorrente.
Sezioni Unite, sentenza "Eboli" (Sez. U, n. 7496 del 31/01/2008)
Affermata l'ammissibilità del ricorso per cassazione avverso l'ordinanza ex art. 263, comma 5, c.p.p.; richiamata per confermare la competenza della Cassazione sulla materia.
Massime di principio
- Se il decreto di perquisizione/sequestro individua con sufficiente determinazione gli oggetti (anche con dicitura come "oggetti in oro" riferita a una specifica cassetta di sicurezza), non è necessaria la convalida del pubblico ministero entro 48 ore: il sequestro rimane efficace.
- Se il decreto è generico (es. "cose pertinenti al reato" o "quanto utile alle indagini") e lascia alla discrezionalità della polizia giudiziaria l'individuazione dei beni, allora è richiesta la convalida del P.M. entro i termini di legge, altrimenti il vincolo è inefficace e sorge l'obbligo di restituzione.
- Critiche sulla mancanza di un collegamento probatorio tra i beni sequestrati e l'ipotesi di reato devono essere trattate in sede di riesame del decreto di sequestro o in sede di merito, non costituiscono necessariamente motivo di cassazione rispetto all'ordinanza che rigetta l'opposizione per assenza di specificità formale del decreto.
- Una censura di presunta contraddittorietà rispetto ad altri provvedimenti analoghi richiede un confronto specifico e argomentato tra i testi dei provvedimenti; affermazioni generiche o non sviluppate non sono idonee a superare il vaglio di inammissibilità in Cassazione.
- In casi simili è prudente: (a) verificare il testo del decreto di perquisizione per valutare la specificità degli oggetti indicati; (b) se il decreto è generico, sollecitare tempestivamente la convalida del P.M. o proporre opposizione/richiedere il riesame; (c) proporre doglianze sul nesso di pertinenzialità e sulla sussumibilità del fatto in sede di riesame del sequestro, documentando il confronto con eventuali precedenti provvedimenti.
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