Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31167/2024 del 30/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

El Azouazi era stato condannato per il reato di cui all'art. 391 c.p., per avere aiutato l'amico Tayeb Mohammed a sottrarsi all'esecuzione di una misura di sicurezza detentiva (colonia agricola). Tayeb venne trovato nascosto presso l'abitazione del ricorrente al termine di una perquisizione. Il ricorso in Cassazione deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per mancata prova della conoscenza, da parte dell'imputato, che il soggetto favorito fosse destinatario di una misura di sicurezza detentiva; si sostenne che la mera consapevolezza di favorire qualcuno che elude le ricerche non è sufficiente a integrare il dolo richiesto dall'art. 391, dovendosi invece provare la consapevolezza della specifica condizione di sottoposizione a misura di sicurezza detentiva

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha ritenuto insufficiente la motivazione della Corte di appello, che non ha adeguatamente provato o argomentato la consapevolezza in capo a El Azouazi che Et Tayeb fosse destinatario di una misura di sicurezza detentiva (anzi è incerto se lo stesso Tayeb fosse a conoscenza dell'aggravamento della misura). La Cassazione ha richiamato il principio, già consolidato in giurisprudenza, secondo cui per i reati analoghi (art. 390 e 391 c.p.) è necessaria la prova che l'agente fosse consapevole dello stato di esecuzione della pena o della misura. Di conseguenza la sentenza impugnata è stata annullata e il procedimento rinviato ad altra sezione della Corte d'appello di Torino perché colmi il vuoto motivazionale e verifichi la sussistenza dell'elemento soggettivo

Norme richiamate

  • art. 391 cod. pen.

    Il delitto richiede dolo generico ma con la consapevolezza delle condizioni che formano il presupposto di reato: è necessario che l'agente sia consapevole che la persona favorita sia destinataria di una misura di sicurezza detentiva

  • art. 43 cod. pen.

    Riferimento alla disciplina del dolo; la decisione segnala la rilevanza dell'elemento soggettivo nella fattispecie

  • art. 378 cod. pen.

    Norma relativa all'aiuto a persona che elude le ricerche dell'autorità; la Corte distingue questa ipotesi dalla fattispecie di cui all'art. 391, sottolineando che la mera consapevolezza di favorire l'elusione delle ricerche non equivale a quella richiesta dall'art. 391

  • art. 390 cod. pen.

    Procurata inosservanza di pena; la giurisprudenza ha già affermato che è necessaria la consapevolezza che la persona si stia sottraendo all'esecuzione della pena, principio richiamato dalla Corte anche per l'art. 391

  • art. 391-bis cod. pen.

    Analogia interpretativa: anche per questa fattispecie occorre provare la consapevolezza dell'agente che la persona aiutata si sottrae all'esecuzione di una misura di sicurezza detentiva

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 2533 del 26/11/2009 (Gariffo, Rv. 245702)

    Precedente consolidato che richiede la consapevolezza, da parte dell'agente, che la persona sia sottoposta all'esecuzione di una pena o misura; la Corte lo cita per affermare che anche nell'ambito delle misure di sicurezza detentive la prova della consapevolezza è necessaria

Massime di principio

  • Per integrare il reato di cui all'art. 391 c.p. è necessario provare che l'autore fosse consapevole che la persona favorita fosse destinataria di una misura di sicurezza detentiva; la semplice azione di nascondere o favorire chi elude le ricerche non basta se manca tale consapevolezza
  • Quando il fatto è notorio (cioè quando tutti gli hanno conoscenza della misura), la consapevolezza può essere desunta più agevolmente; in assenza di notorietà, occorrono elementi probatori specifici che dimostrino la conoscenza dell'agente
  • Comportamenti generici quali nervosismo, negazione della presenza di terzi o tentativi di ritardare una perquisizione possono indicare un intento di favorire, ma non sostituiscono la prova della consapevolezza circa la sussistenza di una misura detentiva: il giudice deve motivare sul nesso conoscenza-intento
  • Occorre distinguere chiaramente tra il reato di aiuto alla sottrazione alle ricerche dell'autorità (art. 378) e il reato relativo alla sottrazione all'esecuzione di pene o misure di sicurezza (art. 390, 391): la qualificazione dipende dall'elemento soggettivo e dalla conoscenza della specifica condizione del "favorito"
  • In fase probatoria è utile documentare elementi che dimostrino la conoscenza dell'imputato (es. comunicazioni tra i soggetti, dichiarazioni, notizie pubbliche sulla misura, comportamenti espliciti di riferimento alla misura) o, in mancanza, valutare l'eventuale notorietà della misura
  • Se si impugna una condanna simile in Cassazione, concentrare il motivo sulla insufficiente prova dell'elemento soggettivo relativo alla conoscenza della misura detentiva è una linea difensiva valida e già accolta dalla giurisprudenza di legittimità

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.