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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33875/2023 del 01/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. avverso il rigetto del ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna (Corte d'assise d'appello di Reggio Calabria, 26/10/2020) per omicidio e reati connessi. Il ricorrente deduce un presunto "errore percettivo" della Corte di Cassazione nella valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori (Figliuzzi, Bono, Beluli), sostenendo che la Corte avrebbe erroneamente ritenuto che le dichiarazioni del Figliuzzi fossero riscontrate da quelle del Bono e del Beluli. Vengono indicati punti specifici (a-g) rilevanti per la difformità delle dichiarazioni: contraddizioni sul luogo e sul momento della presenza del Germanò, diversa rappresentazione del reperimento delle armi, dichiarazioni di "interesse" senza attribuzione del ruolo di "organizzatore", e il fatto che alcuni elementi citati in sentenza sarebbero meri elementi di contorno.

La decisione

Il giudice ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le censure del ricorrente attengono a valutazioni di merito (errori di valutazione/interpretazione delle prove) e non a un "errore di fatto" percettivo o materiale rientrante nell'art. 625-bis c.p.p.. La Corte richiama la sua giurisprudenza sul concetto di errore di fatto (svista o equivoco negli atti interni della Corte di cassazione) e distingue tale figura dagli errori di valutazione, inoppugnabili con il rimedio invocato. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle ammende di euro 4.000,00.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Il rimedio previsto è limitato all'errore di fatto inteso come svista o equivoco percettivo nella lettura degli atti della Corte di cassazione; non è idoneo a censurare valutazioni di merito o ricostruzioni probatorie.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per disporre la condanna alle spese processuali e la somma dovuta alla Cassa delle ammende a carico del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso.

  • Giurisprudenza (Sez. 3, n. 47316/2017 - "Vinci"; Sez. 5, n. 29240/2018 - "Barbato")

    Precedenti richiamati per definire l'ambito dell'errore di fatto: esso riguarda errori percettivi o materiali nella lettura degli atti interni, mentre gli errori di valutazione e di interpretazione delle risultanze probatorie sono estranei al rimedio e configurano questioni non sindacabili con l'art. 625-bis.

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è percorribile solo per errori percettivi/materiali della Corte di cassazione (svista, equivoco, trascrizione errata) nella lettura degli atti: non serve per rimettere in discussione valutazioni di merito sulla prova.
  • Per avere chances di accoglimento con art. 625-bis occorre indicare con precisione l'errore percettivo o materiale (es. riferimento testuale errato, omissione evidente, trascrizione inesatta) e documentarlo con atti probatori chiari e allegati.
  • Le contestazioni che riguardano la diversa interpretazione delle dichiarazioni di testi o collaboratori (contraddizioni, pesi probatori, riconoscimenti) rientrano nella valutazione di merito e devono essere affrontate con altri rimedi o in sede istruttoria, non con l'art. 625-bis.
  • Chi propone il ricorso deve anche mostrare il nesso causale: ossia che, senza l'errore percettivo lamentato, la decisione della Corte sarebbe stata diversa; semplice dissenso interpretativo non è sufficiente.
  • L'inammissibilità del ricorso può comportare condanna alle spese e l'obbligo di versare una somma alla Cassa delle ammende; pertanto è importante valutare preliminarmente la sussistenza di un vero errore di fatto prima di proporre il rimedio.

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