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Sentenza

Sentenza n. 5420/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202403886

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Campania che aveva respinto l'impugnazione delle ordinanze di demolizione, del provvedimento di acquisizione gratuita al patrimonio comunale e dell'ordine di rilascio dell'immobile

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Gli appellanti hanno contestato la sentenza del TAR deducendo, in primo luogo, la nullità delle ordinanze di demolizione per impossibilità giuridica dell'oggetto, sostenendo che il sequestro penale dell'immobile avrebbe impedito in modo assoluto l'esecuzione spontanea dell'ordine e avrebbe escluso ogni responsabilità per l'inottemperanza. Hanno inoltre invocato i principi di legalità e colpevolezza e gli artt. 6 e 7 della CEDU e l'art. 1 del Protocollo n. 1, sostenendo che l'acquisizione avrebbe natura sostanzialmente penale e non potrebbe operare senza dolo o colpa né nei confronti di terzi in buona fede. Con un ulteriore motivo hanno censurato la mancata prova e notificazione dell'accertamento dell'inottemperanza, l'asserita mancata precisa individuazione delle aree acquisite, l'inclusione di una parte dell'immobile condonata, nonché il difetto di motivazione e la sproporzione delle ordinanze di demolizione. Infine hanno dedotto la violazione dell'art. 7 della l. n. 241/1990 per omessa partecipazione procedimentale, anche in ragione della risalenza degli abusi. Le note difensive depositate con l'istanza di passaggio in decisione sono state previamente stralciate perché tardive.

La decisione

L'appello è stato integralmente respinto. Il Consiglio di Stato ha ritenuto che il sequestro penale non renda nullo l'ordine di demolizione né configuri un impedimento assoluto o una causa di forza maggiore: il destinatario deve chiedere al giudice penale il dissequestro del manufatto, e il termine per ottemperare resta sospeso fino alla restituzione del bene, salvo autorizzazione alla demolizione. Il sequestro incide quindi sulla concreta eseguibilità temporanea dell'ordine, non sulla sua validità strutturale. Tale obbligo di collaborazione trova fondamento negli artt. 27 e 31 del d.P.R. n. 380/2001. Sono state respinte anche le censure fondate sulla mancanza dell'elemento soggettivo: la proprietaria è stata ritenuta corresponsabile dell'abuso sulla base della sentenza penale e della comproprietà e il figlio ha acquistato il bene per successione solo dopo che l'acquisizione al patrimonio comunale si era già perfezionata, sicché il manufatto non è mai entrato nella sua sfera giuridica. Quanto all'inottemperanza, il Collegio ha ritenuto sufficiente che i verbali di accertamento fossero stati recepiti dal dirigente competente nel provvedimento acquisitivo, notificato ai privati. Inoltre, secondo il criterio della vicinanza della prova, spettava agli appellanti dimostrare l'eventuale avvenuta demolizione, circostanza non provata e incompatibile con gli stessi assunti difensivi. Il provvedimento acquisitivo individuava con sufficiente precisione la sopraelevazione di circa 240 mq e la relativa area di sedime, senza comprendere il piano rialzato condonato. Le ordinanze di demolizione non necessitavano di una motivazione ulteriore rispetto alla descrizione delle opere e alla constatazione della loro abusività, trattandosi di esercizio vincolato e doveroso del potere repressivo. È stata infine esclusa la necessità delle garanzie partecipative, non essendo stati forniti elementi idonei a dimostrare l'utilità concreta dell'apporto degli interessati. La risalenza dell'abuso non determina affidamento tutelabile né impone una motivazione rafforzata; gli appellanti non avevano comunque provato che l'opera fosse anteriore al 1967. Le spese del giudizio di appello sono state integralmente compensate per la costituzione meramente formale del Comune.

Norme richiamate

  • art. 21-septies l. 241/1990

    Il sequestro penale dell'immobile non determina la nullità dell'ordine di demolizione per impossibilità giuridica dell'oggetto, poiché l'oggetto resta astrattamente possibile.

  • art. 27 d.P.R. 380/2001

    Fondamenta, insieme all'art. 31 del d.P.R. n. 380/2001, l'obbligo del destinatario dell'ordine di collaborare alla rimozione dell'abuso, anche chiedendo il dissequestro del manufatto.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Disciplina l'ordine di demolizione e l'acquisizione gratuita conseguente all'inottemperanza; il sequestro penale non esclude l'obbligo di chiedere il dissequestro e non impedisce l'acquisizione quando l'inottemperanza sia imputabile.

  • art. 7 l. 241/1990

    Le garanzie partecipative non sono necessarie quando l'attività repressiva edilizia è vincolata e l'interessato non dimostri l'utilità concreta del proprio apporto.

  • art. 73, comma 3, c.p.a.

    Le note difensive depositate tardivamente sono state stralciate, in assenza di giustificazione.

  • art. 54, comma 1, c.p.a.

    Non è stata riconosciuta alcuna giustificazione per la tardività del deposito delle note difensive.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    È stato applicato per la celebrazione dell'udienza di smaltimento con modalità camerali.

  • art. 13-quater disp. att. c.p.a.

    La presentazione dell'istanza di passaggio in decisione ha comportato la considerazione dei difensori come presenti a ogni effetto.

  • art. 6 CEDU

    Invocato dagli appellanti in relazione ai principi di legalità e colpevolezza, ma ritenuto non decisivo per la fattispecie.

  • art. 7 CEDU

    Invocato dagli appellanti in relazione alla natura sanzionatoria dell'acquisizione, senza accoglimento della censura.

  • art. 1 Protocollo n. 1 CEDU

    Invocato dagli appellanti a tutela del diritto di proprietà, ma non ritenuto ostativo all'acquisizione conseguente all'inottemperanza imputabile.

Massime di principio

  • Il sequestro penale di un immobile abusivo non rende nullo l'ordine amministrativo di demolizione per impossibilità giuridica dell'oggetto, perché l'oggetto del comando resta astrattamente possibile; il sequestro incide soltanto sulla concreta eseguibilità dell'ordine.
  • Il destinatario di un ordine di demolizione relativo a un immobile sottoposto a sequestro penale ha l'obbligo di chiedere al giudice penale il dissequestro o l'autorizzazione necessaria per procedere alla demolizione. Fino alla restituzione del bene, il termine per ottemperare resta sospeso e decorre nuovamente soltanto dopo il dissequestro.
  • Nella repressione degli abusi edilizi, l'acquisizione gratuita conseguente all'inottemperanza presuppone una condotta imputabile al destinatario; il sequestro penale non esclude tale imputabilità quando l'interessato ometta di attivarsi per ottenere il dissequestro.
  • L'ordinanza di demolizione è espressione di attività amministrativa vincolata e non richiede una motivazione rafforzata sulla comparazione tra interesse pubblico e interesse privato: è sufficiente la descrizione dell'opera e la constatazione della sua abusività.
  • Il decorso del tempo dalla realizzazione dell'abuso edilizio non determina un affidamento tutelabile nella conservazione della situazione abusiva e non impone, di per sé, una motivazione specifica ulteriore dell'ordine di demolizione.
  • Quando l'amministrazione dimostra l'inottemperanza mediante verbali recepiti nel provvedimento acquisitivo, il privato che affermi di avere adempiuto deve fornire la relativa prova secondo il criterio della vicinanza della prova.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniPartecipazione al procedimentoMotivazione del provvedimentoTermini e notificazione del ricorso
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneAcquisizione gratuita al patrimonio comunaleDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiNullità del provvedimentoDifetto di motivazionePartecipazione procedimentaleOnere della prova e principio dispositivo

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