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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48941/2022 del 23/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Franzese ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Napoli con tre motivi principali: 1) violazione dell'art. 192 c.p.p. e vizio di motivazione, censurando l'identificazione del ricorrente nelle immagini video, la compatibilità degli orari di presenza al pronto soccorso, l'uso di fonti confidenziali, il significato dell'esito dello STUB e delle intercettazioni; 2) vizi di motivazione sul riconoscimento del tentato omicidio, sostenendo che i colpi non erano idonei a cagionare la morte, che gli spari erano diretti alla portiera e che poteva esserci desistenza volontaria; 3) violazione di legge e vizi nella negazione delle attenuanti generiche e nella determinazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure fossero, in gran parte, meri tentativi di rivalutazione del quadro probatorio già esaminato e adeguatamente motivato dalla Corte d'Appello. I giudici di legittimità hanno ritenuto che l'appello avesse fornito risposte ragionate sulle questioni di fatto (identificazione, compatibilità degli spostamenti, esito dello STUB, rilevanza delle intercettazioni, valutazioni balistiche e dinamica dei fatti) e che le doglianze in Cassazione non avessero la fondatezza richiesta per investire la Corte di legittimità. Pertanto il ricorso è dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende. Si ricorda che in sede di appello la pena era stata ridotta a sette anni di reclusione per tentato omicidio (senza aggravante della premeditazione) e per i reati di detenzione e porto illegale di arma, concorrenti per continuazione.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Il ricorrente lamentava violazione dell'art. 192 c.p.p. (vizi di motivazione). La Corte ha ritenuto che la motivazione della sentenza di merito fosse adeguata, logica e sufficiente a confutare le censure; le critiche della difesa sono state considerate ricostruzioni rivalutative dei fatti non idonee in questa sede.

  • art. 133 cod. pen.

    Norma sui criteri di determinazione della pena e sulle circostanze attenuanti. La Corte ha confermato che il giudice di merito ha motivato adeguatamente il diniego delle attenuanti generiche e la determinazione del trattamento sanzionatorio, esercitando correttamente la discrezionalità prevista dall'art. 133.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione è assai restia a rivedere valutazioni di fatto e di prova già motivate in modo organico: i ricorsi basati su meri rilievi rivalutativi dell'accertamento probatorio sono inammissibili.
  • Per contestare con successo l'identificazione tramite immagini o altri elementi probatori occorre dimostrare specifici vizi logici, contraddizioni o lacune nella motivazione dei giudici di merito, non limitarsi ad affermazioni alternative.
  • Nel delitto di tentato omicidio i giudici valutano congiuntamente potenza dell'arma, direzione e numero dei colpi, posizione della vittima e lesioni effettivamente riportate; tali elementi, se coerentemente motivati, supportano la sussistenza del tentativo anche in assenza di prova che ogni singolo colpo fosse letale.
  • La desistenza volontaria va confrontata esplicitamente con la ricostruzione dinamica completa: asserirla senza dimostrare fatti concreti e incompatibilità con la condotta effettiva non è sufficiente.
  • La negazione delle attenuanti generiche e la determinazione della pena costituiscono valutazioni discrezionali del giudice di merito e sono confermate in Cassazione se adeguatamente motivate rispetto ai parametri dell'art. 133 c.p.

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