Cassazione Penale, Sentenza n. 13881/2026 del 16/04/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la conferma della confisca dell'immobile sito a Torre del Greco (acquistato il 14/01/2004) denunciando vizi di motivazione e erronea applicazione della normativa sulla confisca allargata (artt. 240, 240-bis c.p. e art. 12-sexies L. n. 356/1992). Hanno sostenuto che l'acquisto è anteriore alla commissione del reato associativo (accertata dal 2007), quindi temporalmente non riconducibile alla criminalità; che la Corte non ha valutato adeguatamente le prove documentali della lecita provvista (assegni/versamenti da parte degli zii e transiti bancari) e ha arbitrariamente ritenuto sproporzionato il prezzo, attribuendo valore maggiore a presunti assegni circolari non tracciati. È stata anche richiamata la giurisprudenza costituzionale e sovranazionale sul rispetto dei principi costituzionali (art. 42 Cost.) e sulla necessità di un solido nesso tra beni e attività criminale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato e ha annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Napoli. La Suprema Corte ha ritenuto che la Corte di appello non ha applicato coerentemente i principi giurisprudenziali relativi alla "ragionevolezza temporale" e alla presunzione di illegittima acquisizione del bene: l'immobile era stato acquistato oltre tre anni prima della data di commissione del reato presupposto e non è stata data adeguata spiegazione del nesso temporale; la Corte d'appello ha ritenuto apoditticamente che il prezzo reale fosse superiore a quello indicato nel contratto senza tracciamento certo dei presunti assegni; non ha valutato in modo coerente le documentate donazioni/transiti bancari prodotti dalla difesa. Per queste carenze motivazionali e di applicazione del diritto la sentenza è stata annullata e la causa rinviata per nuovo esame conformemente ai principi richiamati dalla Cassazione.
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen.
Individua il reato associativo (associazione di tipo mafioso) che costituisce uno dei reati-matrice ai fini dell'applicazione della confisca allargata; nella fattispecie è il reato per il quale il Papale è stato condannato e che giustifica l'accesso della confisca all'istituto della confisca allargata
art. 240 cod. pen.
Norma del codice penale richiamata nella materia delle misure ablative; il testo e l'interpretazione giurisprudenziale sono stati richiamati a corollario dell'applicazione della confisca allargata
art. 240-bis cod. pen.
Prevede la cd. confisca allargata come misura di sicurezza patrimoniale collegata alla condanna per reati-matrice; la Corte ne ha fatto inquadramento, ma la Cassazione ha valutato che la Corte di appello non ha applicato correttamente i criteri richiesti (soprattutto ragionevolezza temporale e prova della sproporzione)
art. 12-sexies, L. n. 356/1992
Previsione normativa della confisca collegata a reati predeterminati nella disciplina antimafia; richiamata perché la confisca disposta in primo grado era stata motivata anche con riferimento a tale norma, poi riconducibile alle attuali disposizioni codicistiche
legge n. 103/2017
Ha introdotto il principio di riserva di codice per le misure ablative, incidendo sulla ricollocazione normativa della confisca allargata nel codice penale; richiamata per collocare temporalmente e sistematicamente l'istituto
decreto legislativo n. 21/2018 (art. 6, comma 1)
Atto di attuazione della riserva di codice: la disciplina della "confisca in casi particolari" deve essere calibrata alle disposizioni vigenti al momento della commissione dei fatti; la Cassazione lo richiama per dire che va valutata la normativa applicabile alla data dell'acquisto e del reato
art. 42 Cost.
Riferimento costituzionale invocato dalla difesa in ordine ai principi di proprietà e tutela patrimoniale: la confisca deve essere ancorata a un solido collegamento con l'attività criminale per non ledere eccessivamente i diritti costituzionali del condannato
Massime di principio
- La confisca allargata richiede non solo la condanna per un reato-matrice, ma anche l'accertamento, da parte dell'accusa, della titolarità/disponibilità del bene e della sua sproporzione rispetto ai redditi dichiarati o all'attività svolta; l'onere probatorio dell'accusa è reale, pur se non assoluto
- Il criterio della "ragionevolezza temporale" va valutato rispetto alla data di commissione del reato presupposto: acquisti molto anteriori al reato possono escludere la presunzione di illecita provenienza salvo chiaro e specifico nesso temporale o di pericolosità sociale che lo giustifichi
- La difesa ha un onere di allegazione (non di prova piena) circa l'origine lecita delle somme: documenti tracciabili (bonifici, transiti bancari, assegni intestati, atti di liberalità formalizzati) devono essere valutati concretamente e non elusi con affermazioni apodittiche
- Le corti devono motivare con chiarezza quando attribuiscono al bene un valore diverso da quello indicato nel contratto (es. imputazione di pagamento con assegni circolari) e devono dimostrare il nesso con il beneficiario e la provenienza dei fondi quando ne traggono conseguenze ai fini della confisca
- Una valutazione carente sui punti essenziali (tempo di acquisto, prova della provvista lecita, tracciabilità dei pagamenti, comparazione con i redditi familiari) comporta rischio di annullamento in Cassazione e rinvio per nuovo esame
- In casi analoghi occorre che il giudice compari sistematicamente le risultanze patrimoniali investigative con le deduzioni difensive documentali e dia conto, con motivazione aderente ai principi di diritto, della ragionevolezza temporale e della sproporzione
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