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Sentenza

Sentenza n. 214/2026 - Brescia, Sezione 1

Giustizia amministrativa202400640

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Brescia, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego della Questura di Bergamo del rinnovo del permesso di soggiorno

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione dell'interno)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, deducendo violazione di legge ed eccesso di potere per erronea interpretazione della legge, manifesta irragionevolezza, carenza di istruttoria e insufficienza di motivazione. Ha sostenuto che la Questura avesse desunto la pericolosità sociale dal solo richiamo a condanne penali risalenti, senza svolgere una valutazione concreta e attuale della sua pericolosità. Ha inoltre lamentato il mancato esame dei legami familiari con i genitori e il fratello conviventi, del lungo periodo di soggiorno in Italia, del tempo trascorso dai reati e della condotta successiva, asseritamente caratterizzata da ravvedimento e assenza di ulteriori comportamenti penalmente rilevanti. È stata infine dedotta la violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990 e la lesione delle garanzie partecipative, in relazione alla notifica del preavviso di rigetto. Il ricorrente era gravato da plurime condanne, anche per reati in materia di stupefacenti, detenzione e cessione illecita di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, ricettazione e detenzione abusiva di munizioni; risultava inoltre deferito per ulteriori fatti e aveva riportato una successiva condanna irrevocabile della Corte d'Appello di Brescia nel 2023 per detenzione e cessione illecita di sostanze stupefacenti continuate e in concorso.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso e condannato il ricorrente alle spese di lite, liquidate in 2.500 euro oltre accessori. In via preliminare ha dichiarato tardivo il deposito documentale effettuato dal ricorrente il giorno antecedente l'udienza, non ravvisando i presupposti per autorizzarlo ai sensi dell'art. 73 c.p.a. Nel merito, ha ritenuto legittimo il diniego ai sensi degli artt. 5, comma 5, e 4, comma 3, d.lgs. 286/1998. Il giudice ha chiarito che, anche al di fuori delle ipotesi di pericolosità automaticamente ostative, il Questore dispone di ampia discrezionalità nel formulare una prognosi sulla minaccia per l'ordine pubblico e la sicurezza, potendo valorizzare elementi indiziari concordanti e non essendo necessaria una condanna irrevocabile o un previo definitivo accertamento penale. Nel caso concreto, il provvedimento non si fondava sul mero automatismo derivante dalle condanne, ma sulla pluralità e reiterazione dei reati, sulla loro omogeneità, sulla successiva reiterazione di condotte illecite e sulla nuova condanna del 2023, elementi ritenuti concreti e attuali e idonei a sostenere la prognosi di recidiva. Il TAR ha ritenuto non manifestamente illogica o incongrua la valutazione amministrativa. I legami familiari sono stati considerati dall'Amministrazione, ma correttamente ritenuti recessivi rispetto alle esigenze di tutela dell'ordine pubblico, non avendo impedito la commissione dei reati; il giudice ha inoltre osservato che i rapporti indicati non rientravano, per come rappresentati, tra quelli tutelati dall'art. 29 d.lgs. 286/1998. È stata esclusa anche la violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990, poiché il preavviso di rigetto era stato effettivamente consegnato al ricorrente, che aveva presentato osservazioni difensive.

Norme richiamate

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998

    Il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati e, se il permesso di soggiorno è stato rilasciato, esso è revocato, quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato di cui all'articolo 4.

    La disposizione impone il diniego o la revoca del titolo quando difettano i requisiti sostanziali per l'ingresso e il soggiorno, inclusa l'assenza di pericolosità per l'ordine pubblico e la sicurezza.

  • art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998

    Non è ammesso in Italia lo straniero che sia considerato una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato (...) o che risulti condannato, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per reati previsti dall'articolo 380, commi 1 e 2, del codice di procedura penale ovvero per reati inerenti gli stupefacenti, la libertà sessuale, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina verso l'Italia e dell'emigrazione clandestina dall'Italia verso altri Stati o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite.

    La norma tipizza alcune ipotesi di pericolosità ostativa e consente comunque al Questore di valutare anche condotte non ricadenti nelle fattispecie tipizzate, nell'ambito di un giudizio prognostico sulla minaccia per l'ordine pubblico e la sicurezza.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Non vi è violazione delle garanzie partecipative quando il preavviso di rigetto è stato effettivamente ricevuto e il destinatario ha potuto presentare osservazioni.

  • art. 73 c.p.a.

    Il deposito documentale effettuato oltre i termini processuali è tardivo e può essere escluso quando non risultino giustificati i presupposti per l'autorizzazione al deposito tardivo.

  • art. 29 d.lgs. 286/1998

    Ai fini della valutazione dei legami familiari rilevanti, non sono automaticamente ricompresi i rapporti con i fratelli né quelli con genitori non risultanti a carico dello straniero.

Massime di principio

  • Nel procedimento di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, il Questore dispone di ampia discrezionalità nel valutare se lo straniero costituisca una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza, anche mediante una prognosi fondata su elementi indiziari concordanti e senza necessità di una condanna penale irrevocabile o di un definitivo accertamento della commissione dei reati.
  • Il giudizio di pericolosità sociale è legittimo quando considera in modo complessivo la pluralità, l'omogeneità e la reiterazione delle condotte illecite, nonché eventuali ulteriori deferimenti o condanne intervenuti successivamente, purché gli elementi valorizzati rendano concreta e attuale la prognosi di reiterazione e il provvedimento non sia manifestamente illogico, incongruo o carente nei presupposti.
  • Il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno non è viziato da automatismo illegittimo quando l'Amministrazione non si limita a richiamare le condanne, ma ne valuta la rilevanza rispetto alla posizione complessiva dello straniero e le utilizza per formulare una motivata prognosi di pericolosità.
  • I legami familiari dello straniero possono essere ponderati dall'Amministrazione, ma possono risultare recessivi rispetto alle esigenze di tutela dell'ordine pubblico quando la loro presenza non abbia impedito la reiterazione delle condotte criminose; assumono inoltre rilievo, ai fini della tutela prevista dall'art. 29 d.lgs. 286/1998, solo i rapporti familiari riconducibili alle categorie e ai presupposti previsti dalla norma.
  • La violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990 non sussiste quando il preavviso di rigetto sia stato effettivamente portato a conoscenza dell'interessato e questi abbia presentato osservazioni, poiché in tal caso le garanzie partecipative e il diritto di difesa risultano concretamente esercitati.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoPartecipazione al procedimentoIstruttoria processuale
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaPartecipazione procedimentaleTermini del procedimento

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