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Sentenza

Sentenza n. 495/2026 - Napoli, Sezione 2

per l'annullamento 1) della deliberazione di Consiglio Comunale n°19 del 30 maggio 2022, pubblicata sul BURC della Regione Campania n°59 del 4 luglio 2022, con la quale è stato approvato il P.U.C. del Comune di Marigliano, nella parte in cui è stata assegnata, al suolo di proprietà del ricorrente, la destinazione urbanistica “aree residuali permeabili interstiziali”, ai sensi dell'art.26 delle N.T.A., in luogo di quella “ambito urbano parzialmente edificato”; 2) della deliberazione di G.C. n°126 del 27/09/2021 con la quale è stata valutata e respinta l'osservazione al P.U.C. presentata dal ricorrente; 3) della proposta di deliberazione, prot. n°10616 del 27 maggio 2022, dell'assessore con delega alla pianificazione Territoriale, Rigenerazione Urbana e Ambientale avente ad oggetto “Approvazione del piano urbanistico comunale” nonché della relazione istruttoria prot. 10694 del 27 maggio 2022, a firma della responsabile dell'ufficio piano, ove e per quanto lesive dei diritti e degli interessi del ricorrente; 4) dei pareri obbligatori resi dalla Città Metropolitana di Napoli, con determinazione dirigenziale n° 1139 del 14/02/2022, dalla Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appenino Meridionale prot n°10574 del 15 aprile 2022, della Regione Campania, Genio Civile di Napoli, prot.2022 del 10 marzo 2022, dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l'Area Metropolitana di Napoli, prot.9745 del 12/5/2022, nonché del parere motivato favorevole della procedura Vas, approvato con decreto del Presidente della Giunta Regionale della Campania n°17 del 18/12/2009, ove e per quanto lesivi dei diritti e degli interessi del ricorrente; 5) della delibera di G.M. n°70 del 14 maggio 2021 di adozione del piano urbanistico comunale del Comune di Marigliano; 6) di ogni altro provvedimento/atto preordinato, connesso o conseguente, se e per quanto lesivi della posizione del ricorrente.

Giustizia amministrativa202205033

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Deliberazioni di adozione e approvazione del PUC di Marigliano, nella parte in cui il fondo del ricorrente è stato classificato come "area residuale permeabile interstiziale", nonché il rigetto dell'osservazione proposta per ottenere la classificazione come "ambito urbano parzialmente edificato"

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha dedotto, in primo luogo, la violazione della legge regionale Campania n. 16/2004, del regolamento regionale Campania n. 5/2011, della legge urbanistica n. 1150/1942, dell'art. 17 della legge n. 765/1967 e dell'art. 2 del d.m. n. 1444/1968, nonché eccesso di potere per disparità di trattamento, illogicità, irrazionalità, difetto di istruttoria e di motivazione. Ha sostenuto che il proprio terreno, in precedenza ricadente in una zona di completamento o assimilata e circondato da edifici, fosse stato irragionevolmente qualificato come area residuale permeabile interstiziale, con sostanziale azzeramento della capacità edificatoria, mentre un fondo ritenuto analogo, oggetto dell'osservazione n. 125, aveva ottenuto il recupero della potenzialità edificatoria. Ha inoltre dedotto che il vincolo di permeabilità non fosse giustificato da esigenze risultanti dagli atti dell'Autorità di bacino o dai piani di settore e che, considerata la precedente destinazione edificatoria protrattasi per oltre cinquant'anni, fosse necessaria una motivazione puntuale. Con il secondo motivo ha contestato l'omessa individuazione delle zone territoriali omogenee previste dall'art. 2 del d.m. n. 1444/1968, lamentando l'impossibilità di verificare il rispetto dei relativi standard e limiti urbanistici.

La decisione

Il TAR ha preliminarmente dichiarato il difetto di legittimazione passiva della Città Metropolitana di Napoli, poiché non erano state formulate specifiche censure contro atti da essa adottati. Nel merito ha respinto il ricorso. Ha rilevato che le scelte di pianificazione urbanistica sono espressione di ampia discrezionalità e sono sindacabili soltanto per errori di fatto, violazioni procedurali o manifeste illogicità e irragionevolezza, senza che il giudice possa sostituire la propria valutazione di merito a quella dell'amministrazione. La classificazione del fondo come area residuale permeabile interstiziale è stata ritenuta coerente con l'art. 26 delle NTA e con gli obiettivi del PUC di contenimento del consumo di suolo, salvaguardia delle componenti ambientali e mantenimento dei servizi ecosistemici. Il fatto che il fondo fosse circondato da costruzioni e avesse avuto per lungo tempo una destinazione edificatoria non ha fatto sorgere un affidamento qualificato alla conservazione della precedente disciplina, non risultando approvato, convenzionato o adottato uno strumento urbanistico attuativo idoneo a consolidare tale aspettativa. È stata esclusa anche la disparità di trattamento, poiché l'istruttoria disposta dal TAR ha evidenziato differenze sostanziali tra il fondo del ricorrente, che esauriva quasi integralmente le aree libere di un ambito densamente urbanizzato, e quello oggetto dell'osservazione n. 125, inserito in una più ampia area verde rimasta inedificata. Il secondo motivo è stato respinto perché l'art. 18 delle NTA stabilisce l'equivalenza tra gli ambiti del piano strutturale e le zone territoriali omogenee del d.m. n. 1444/1968, consentendo la verifica dei relativi indici. Spese compensate per la peculiarità delle questioni.

Norme richiamate

  • legge regionale Campania n. 16/2004

    Richiamata dal ricorrente quale parametro di legittimità del PUC; il ricorso per violazione della disciplina regionale è stato respinto.

  • regolamento Regione Campania n. 5/2011

    Richiamato dal ricorrente quale parametro della pianificazione urbanistica; nessuna violazione è stata ravvisata.

  • legge n. 1150/1942

    Indicata tra le norme asseritamente violate dal ricorrente; la censura è stata ritenuta infondata.

  • art. 17 legge n. 765/1967

    Richiamato insieme alla disciplina urbanistica statale in relazione alla classificazione del territorio; la relativa censura è stata respinta.

  • art. 2 d.m. n. 1444/1968

    Le zone territoriali omogenee previste dalla norma sono state ritenute verificabili attraverso l'equivalenza stabilita dall'art. 18 delle NTA tra gli ambiti del piano strutturale e le ZTO del decreto ministeriale.

  • art. 26 NTA del PUC di Marigliano

    Il piano detta la disciplina per la salvaguardia delle aree residuali permeabili interstiziali. [...] In queste aree non sono consentite trasformazioni mediante la formazione di nuove costruzioni.

    La disposizione è stata ritenuta idonea a giustificare la tutela delle aree libere permeabili e il contenimento della capacità edificatoria per finalità ecosistemiche e di riduzione del consumo di suolo.

  • art. 18 NTA del PUC di Marigliano

    La norma definisce l'equivalenza degli ambiti del piano strutturale con le zone omogenee di cui al d.m. n. 1444/1968, rendendo verificabile il rispetto dei relativi indici.

  • art. 51 NTA del PTCP

    Nelle zone urbane consolidate i PUC dovranno disporre: a) la conservazione delle aree non edificate [...], prevedendo che la superficie permeabile e la superficie arborata non sia inferiori, rispettivamente, all'80% ed al 60% della superficie totale.

    La disposizione è stata valorizzata quale riferimento pianificatorio coerente con la conservazione delle aree non edificate e permeabili nelle zone urbane consolidate.

Massime di principio

  • Le scelte di pianificazione urbanistica, comprese quelle relative alla destinazione di singole aree, costituiscono espressione di ampia discrezionalità amministrativa e sono sindacabili dal giudice soltanto per errori di fatto, violazioni procedurali o manifesta illogicità e irragionevolezza, senza possibilità di sostituire la valutazione giudiziale a quella dell'amministrazione.
  • La mera preesistenza di una destinazione urbanistica edificatoria, anche protrattasi per lungo tempo, non determina un affidamento qualificato del proprietario alla sua conservazione né impone una motivazione puntuale per la successiva classificazione in peius, salvo che la precedente destinazione abbia trovato concreta attuazione in uno strumento urbanistico esecutivo approvato, convenzionato o almeno adottato.
  • La classificazione di aree libere interstiziali come aree permeabili non edificabili può essere legittimamente giustificata da finalità di contenimento del consumo di suolo, salvaguardia ambientale e mantenimento di servizi ecosistemici, anche quando i fondi siano ubicati in contesti già urbanizzati.
  • Nelle scelte urbanistiche la disparità di trattamento non può essere dimostrata mediante la mera comparazione tra fondi; occorre provare l'identità o la sostanziale equivalenza delle caratteristiche urbanistiche e territoriali rilevanti. Differenze nella funzione svolta dai fondi all'interno dell'ambito pianificato possono giustificare destinazioni diverse.
  • L'obbligo di motivazione delle singole destinazioni urbanistiche può essere assolto mediante il richiamo ai criteri generali e agli obiettivi risultanti dalla relazione di accompagnamento o istruttoria del piano, quando non sussistano affidamenti qualificati o altre situazioni particolari meritevoli di specifica considerazione.

Come è indicizzato

MateriePiani regolatori e variantiDestinazioni d'uso e zone omogeneeLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiUrbanistica e governo del territorioProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneEccesso di potereLegittimo affidamento

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