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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6571/2022 del 23/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per estorsione. Contesta la motivazione ritenendola illogica: sostiene che il possesso di cambiali e garanzie sproporzionate rispetto al credito non ha arrecato vantaggio poiché i titoli non furono incassati e i terreni della persona offesa potevano essere venduti; manca una minaccia accompagnatoria delle richieste; andava ricondotto il comportamento all'esercizio arbitrario delle proprie ragioni dato che avrebbe potuto agire in sede giudiziaria per ottenere il recupero del credito. Invoca inoltre una valutazione della personalità delle parti (imputato incensurato, assenza di disponibilità patrimoniali sospette).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice di merito abbia applicato correttamente i principi di diritto secondo i quali una pretesa 'contra ius' integra estorsione quando si avanza lamento con titoli esecutivi per somme manifestamente sproporzionate, configurando una 'minaccia silente' legata all'azione coercitiva insita nelle garanzie ottenute. La motivazione è stata ritenuta logica, congrua e non sindacabile in cassazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di € 3.000,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Sez. 2, Sentenza n. 34242 del 11/07/2018 Rv. 273542 - 01

    in tema di estorsione, una pretesa è contra ius ed integra il reato quando l'agente, pur avvalendosi di mezzi giuridici legittimi, li utilizzi per conseguire vantaggi non dovuti nel quantum.

    La Corte interpreta che anche atti formali o titoli esecutivi possono integrare estorsione se usati per richiedere somme manifestamente non dovute; il mezzo formale non esclude la natura illecita della pretesa.

  • Sez. 2, Sentenza n. 48733 del 29/11/2012 Rv. 253844 - 01

    Integra gli estremi del reato di estorsione la minaccia di prospettare azioni giudiziarie in forza di titoli riportanti somme di denaro non dovute e manifestamente sproporzionate rispetto a quelle dovute potendosi individuare il male ingiusto nella pretestuosità della richiesta.

    La giurisprudenza individua la 'minaccia' anche nella prospettazione di azioni esecutive basate su titoli sproporzionati: la pretestuosità della richiesta costituisce il male ingiusto richiesto dall'elemento oggettivo del reato.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma processuale richiamata per la condanna alle spese processuali e alla sanzione amministrativa (versamento alla Cassa delle Ammende) a carico del ricorrente.

Massime di principio

  • L'utilizzo di strumenti giuridici (titoli, minacce di azione esecutiva) per ottenere somme manifestamente sproporzionate rispetto a quanto effettivamente dovuto può integrare il reato di estorsione anche in assenza di minacce verbali esplicite.
  • La presenza di garanzie o cambiali di entità 'stratosferica' rispetto al credito reale può essere valutata come elemento probatorio della pretestuosità della richiesta e della capacità coercitiva della condotta.
  • La possibilità di agire in giudizio per il recupero del credito non esclude automaticamente la rilevanza penale: rileva l'uso strumentale o sproporzionato degli strumenti giuridici per conseguire vantaggi indebiti.
  • In giudizio di legittimità la Corte verifica la correttezza della motivazione di merito; se questa risulta logica, congrua e coerente con gli atti, il sindacato è limitato e il ricorso può essere dichiarato inammissibile.
  • In difesa, per contrastare una contestazione di estorsione fondata su titoli sproporzionati, occorre dimostrare concretamente l'assenza di efficacia coercitiva delle garanzie, l'assenza di intenzione di ottenere un vantaggio indebito o l'esistenza di una giustificazione obiettiva per gli importi richiesti.

Testo integrale

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