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Sentenza

Sentenza n. 1617/2026 - Roma, Sezione 2B

per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia: - della determinazione dirigenziale prot. CA/199278 di Roma Capitale del 8.10.2025, notificata l’8.10.2025, avente a oggetto la dichiarazione di nullità e/o inefficacia della SCIA in alternativa del permesso di costruire prot. CA/244244/2023 del 29.12.2023; - la comunicazione di avvio del procedimento prot. n. 183756 del 15.9.2025; - della circolare, sconosciuta e non allegata, del DPAU prot. QI/128045 del 12.6.2025.

Giustizia amministrativa202515077

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: determinazione dirigenziale che ha dichiarato la nullità e/o inefficacia della SCIA alternativa al permesso di costruire relativa a un intervento di demo-ricostruzione con cambio di destinazione d'uso, nonché gli atti procedimentali presupposti

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente, quale progettista dell'intervento, ha impugnato la determinazione con cui Roma Capitale ha dichiarato la nullità e/o inefficacia della SCIA alternativa al permesso di costruire presentata per un intervento di demo-ricostruzione con cambio di destinazione d'uso. Ha dedotto: violazione del termine previsto dall'art. 19 l. 241/1990 per l'esercizio dei poteri amministrativi sulla SCIA; violazione dell'art. 21-nonies l. 241/1990 per omessa motivazione sull'interesse pubblico all'autotutela; violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990, per avere l'amministrazione riscontrato in modo generico le osservazioni procedimentali; lesione del legittimo affidamento maturato per il decorso del tempo; illegittimità della qualificazione dell'intervento come subordinato a permesso di costruire anziché a SCIA. Il ricorrente ha inoltre sostenuto di essere portatore di interessi morali e professionali, prospettando il rischio di discredito e di eventuali procedimenti disciplinari.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile senza esaminare nel merito i singoli motivi, per difetto sia di legittimazione ad agire sia di interesse a ricorrere. Il progettista che abbia svolto la propria attività intellettuale per consentire al proprietario di ottenere il titolo edilizio non è titolare dell'interesse legittimo pretensivo relativo al rilascio o alla conservazione del titolo, che incide sulla sfera patrimoniale del proprietario. Neppure il progettista trae un vantaggio diretto e concreto dall'annullamento del provvedimento negativo. L'interesse morale a evitare discredito professionale e il paventato rischio di un procedimento disciplinare sono stati qualificati come interessi di fatto, indiretti, collaterali, ipotetici ed eventuali, non immediati, attuali, concreti e personali. Il TAR ha distinto tale situazione da quella relativa all'ordine di demolizione: rispetto a quest'ultimo, in quanto collegato all'applicazione delle sanzioni amministrative previste per il progettista dall'art. 29, comma 3, d.P.R. 380/2001, può sorgere la legittimazione e l'interesse a impugnare. Le spese sono state integralmente compensate per la peculiarità della controversia.

Norme richiamate

  • art. 19 l. 241/1990

    La parte ricorrente ne ha dedotto la violazione con riferimento al termine per l'esercizio dei poteri amministrativi sulla SCIA, ma il giudice non ha esaminato il motivo per difetto di legittimazione e interesse ad agire.

  • art. 21-nonies l. 241/1990

    La parte ricorrente ne ha dedotto la violazione per omessa motivazione sull'interesse pubblico all'adozione del provvedimento di secondo grado; anche tale censura non è stata esaminata nel merito.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    La parte ricorrente ha contestato il riscontro asseritamente generico alle osservazioni procedimentali; il motivo è rimasto assorbito dalla declaratoria di inammissibilità.

  • art. 29, comma 3, d.P.R. 380/2001

    La disposizione è richiamata in relazione alle sanzioni amministrative applicabili al progettista; secondo il giudice, l'interesse del progettista a impugnare può sorgere in relazione all'ordine di demolizione, cui segue l'applicazione di tali sanzioni.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, ricorrendone i presupposti e sentite le parti.

  • art. 73 c.p.a.

    Il collegio ha dato alle parti l'avviso della possibile causa di inammissibilità prima di definire il giudizio.

Massime di principio

  • Il progettista che abbia predisposto la documentazione tecnica per consentire al proprietario di ottenere un titolo edilizio non è, per ciò solo, titolare della legittimazione a impugnare il diniego, l'archiviazione o la dichiarazione di inefficacia del titolo, poiché il titolo incide direttamente sulla sfera giuridica patrimoniale del proprietario e non su quella del progettista.
  • L'interesse a ricorrere deve essere immediato, attuale, concreto e personale: il mero interesse morale a evitare discredito professionale o il rischio ipotetico di un procedimento disciplinare costituiscono interessi indiretti e riflessi, insufficienti a integrare le condizioni dell'azione.
  • Il progettista può acquisire legittimazione e interesse a impugnare l'ordine di demolizione quando tale provvedimento sia direttamente collegato all'applicazione delle sanzioni amministrative previste a suo carico dalla disciplina edilizia; tale posizione non si estende automaticamente all'impugnazione del precedente provvedimento negativo sul titolo abilitativo.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziSCIA e liberalizzazioniLegittimazione e interesse a ricorrereDecisione e riti speciali
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereAutotutela decisoriaLegittimo affidamento

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