Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46029/2023 del 15/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il sequestro di circa 64.000 euro ritenuti provento o prezzo del reato nell'ambito di indagini per detenzione ai fini di cessione di oltre 3 kg di hashish. Il ricorrente deduce violazione dell'art. 321 c.p.p.: a) mancanza del "fumus commissi delicti" perché la sostanza non sarebbe stata di sua esclusiva detenzione (era nell'autovettura, veicolo attribuito al coindagato Ventura), ricorrente incensurato e con lavoro lecito; b) assenza del "periculum in mora" e di vincolo pertinenziale tra le somme e il reato, poiché il reato sarebbe mera detenzione e non cessione; c) provenienza lecita delle somme (risparmi di stipendi e pensioni prelevati dai conti per sottrarli a procedure esecutive), con documentazione prodotta che il Tribunale del riesame avrebbe omesso di esaminare.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile per motivi non consentiti e manifestamente infondati. Conferma la legittimità del sequestro disposto ai sensi dell'art. 240‑bis c.p. richiamato dall'art. 85‑bis del d.P.R. n. 309/1990; rileva che i punti decisivi sono la sproporzione tra le somme e i redditi leciti e la mancata dimostrazione, da parte dell'indagato, della provenienza lecita delle somme, gravando su di lui un onere di specifica allegazione. Richiama il principio per cui in materia di misure cautelari reali la Corte di Cassazione può censurare le decisioni del Tribunale del riesame solo per violazione di legge (art. 325 c.p.p.), non per vizi di motivazione salvo che essa manchi del tutto o sia meramente apparente. La motivazione del Tribunale è ritenuta efficace: rinvenimento della sostanza nell'autovettura, notevole quantitativo, scarse cautele nell'occultamento, possesso di ingenti somme in contanti nascoste in più posti della casa; l'allegazione difensiva sulla provenienza lecita è ritenuta palamemente illogica e non confrontata. Conseguentemente il ricorso viene respinto, il ricorrente condannato alle spese e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dalla difesa per denunciare violazione procedurale; la Corte non accoglie le censure perché il ricorso è proposto per motivi non consentiti e manifestamente infondati.

  • art. 240‑bis cod. pen.

    Norma sostanziale che legittima il sequestro dei proventi del reato; il Tribunale ha disposto il sequestro ai sensi di questa disposizione e la Corte ne conferma l'applicazione.

  • art. 85‑bis d.P.R. n. 309/1990

    Richiamata insieme all'art. 240‑bis per la disciplina del sequestro in materia di stupefacenti; la Corte valuta la compatibilità del sequestro con tale quadro normativo.

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce il limite di sindacabilità in Cassazione delle decisioni del Tribunale del riesame: controlle solo per violazione di legge, non per vizi motivazionali salvi i casi di motivazione assente o meramente apparente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese e la somma alla cassa delle ammende per i ricorsi inammissibili; applicata dalla Corte, che fissa la somma in euro 3.000.

Massime di principio

  • In caso di sequestro per presunto provento del reato ai sensi dell'art. 240‑bis c.p., grava sull'indagato l'onere di una specifica allegazione e, se possibile, prova della provenienza lecita delle somme: mere affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • La presenza di quantitativi rilevanti di stupefacente, la difficoltà di occultamento e il contemporaneo possesso di ingenti somme in contanti possono costituire elementi indiziari concreti idonei a giustificare il sequestro.
  • Le decisioni del Tribunale del riesame sono sindacabili in Cassazione solo per violazione di legge (art. 325 c.p.p.); le censure fondate su motivazioni ritenute illogiche o insufficienti devono configurare una motivazione totalmente assente o meramente apparente per essere accolte.
  • Le spiegazioni sulla provenienza del denaro devono essere coerenti e confrontabili con il profilo reddituale e patrimoniale: giustificazioni palesemente illogiche (es. grandi risparmi in contanti non utilizzati nonostante debiti elevati) sono destinate a essere ritenute inidonee.
  • Chi propone ricorsi manifestamente infondati o su motivi non consentiti rischia non solo il rigetto, ma anche la condanna alle spese e sanzioni pecuniarie (cassa delle ammende).

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.