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Sentenza

Sentenza del 06/05/2015 n. 9039 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguardava l'impugnazione di un avviso di accertamento relativo all'anno d'imposta 1998, concernente IVA, IRPEG e IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha contestato alla sentenza della CTR Lazio, tra l'altro, di non aver valutato adeguatamente gli elementi del processo verbale di constatazione relativi all'utilizzo di fatture apparentemente riferibili a operazioni inesistenti, comprese quelle emesse nei confronti di una società collegata avente gli stessi amministratori, sede e attività. Ha inoltre contestato l'adesione acritica dei giudici di merito alla tesi della società circa un errore materiale nella rettifica IRPEG e l'applicazione di una percentuale di ricarico del 25%, anziché dell'8%.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo, rilevando che la CTR non aveva esaminato circostanze decisive emergenti dal verbale della Guardia di Finanza, tra cui la presenza presso le banche anche delle fatture, le difformità nei dati dei debitori e le anomalie delle fatture emesse alla società collegata. Ha accolto anche il terzo motivo, censurando la motivazione apodittica della CTR sull'errore di calcolo e sulla percentuale di ricarico, senza adeguata valutazione degli elementi indicati dall'Agenzia. Il secondo motivo, relativo alla violazione dell'art. 21, comma 7, del D.P.R. n. 633/1972, è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse, poiché il riferimento alla disciplina penale costituiva un obiter dictum e la decisione era fondata su autonome rationes decidendi. La sentenza impugnata è stata cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla CTR Lazio, in diversa composizione, anche per le spese.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 74 del 2000

    La CTR aveva richiamato la disciplina dei reati tributari per sostenere che la mera detenzione o contabilizzazione di fatture relative a operazioni inesistenti non integra, da sola, il reato di frode fiscale. La Cassazione ha considerato tale argomentazione un obiter dictum, non decisivo per la pronuncia.

  • D.P.R. n. 633 del 1972, art. 21, comma 7

    La violazione prospettata dall'Agenzia è stata dichiarata inammissibile per difetto di interesse, poiché la decisione della CTR non dipendeva direttamente dall'applicazione della norma fiscale contestata.

Massime di principio

  • Il giudice di merito deve esaminare e motivare concretamente tutti gli elementi istruttori decisivi, soprattutto quelli contenuti nel processo verbale di constatazione e specificamente dedotti dall'amministrazione finanziaria.
  • Una motivazione meramente adesiva o apodittica alle tesi del contribuente, senza confronto con gli elementi contrari indicati dall'Ufficio, può determinare la cassazione della sentenza per vizio di motivazione.
  • In presenza di fatture sospette o riferite a società collegate, devono essere valutati complessivamente gli indizi, come identità degli amministratori, sede e attività, anomalie degli importi, difformità dei documenti e reperimento delle fatture presso gli istituti di credito.
  • La percentuale di ricarico utilizzata nell'accertamento deve essere sorretta da dati verificabili e il giudice deve confrontare adeguatamente i dati dell'amministrazione con quelli forniti dal contribuente.
  • Un'argomentazione non decisiva, qualificabile come obiter dictum, non può essere utilmente censurata se la sentenza resta fondata su autonome ragioni sufficienti a sostenerla.
  • La cassazione con rinvio non determina automaticamente la definitività della pretesa fiscale: il giudice di rinvio dovrà riesaminare i fatti e motivare nuovamente sulla base dei principi indicati dalla Corte.

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