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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31409/2026 del 14/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che, in parziale riforma della decisione di primo grado, lo aveva assolto dal capo estorsivo ma confermato la responsabilità per partecipazione ad associazione mafiosa, con aggravante dell'associazione armata, e aveva rideterminato la pena per continuazione con precedenti condanne. Con il primo motivo ha dedotto vizio di motivazione sulla conferma della condanna ex art. 416-bis c.p., sostenendo che la Corte di appello avrebbe solo ripreso gli elementi del primo giudice senza confrontarsi davvero con le censure difensive; ha contestato la lettura di incontri e conversazioni intercettate, la vicenda del cantiere Brunone-Pensabene-Taormina e l'asserita funzione del ricorrente quale referente mafioso per i lavori edili a Sferracavallo, invocando anche il principio per cui una mediazione episodica tra soggetti mafiosi non basta a integrare la partecipazione associativa. Con il secondo motivo ha dedotto violazione di legge in tema di continuazione e individuazione del reato più grave, sostenendo che la Corte avrebbe dovuto prendere a base la precedente condanna del 2011 e non il reato del presente procedimento. Il Procuratore generale ha chiesto il rigetto nel merito del primo motivo e l'annullamento con rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio; le parti civili hanno chiesto in prevalenza l'inammissibilità o il rigetto del ricorso e la conferma delle statuizioni civili.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il primo motivo, ritenendo non manifestamente illogica la motivazione della Corte di appello sulla partecipazione dell'imputato all'associazione mafiosa: la decisione di merito aveva selezionato criticamente gli elementi probatori, escludendo quelli non decisivi e valorizzando un quadro convergente di conversazioni, incontri e gestione dei lavori edili nel territorio di Sferracavallo, incompatibile con una mera contiguità o mediazione episodica. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo per carenza di interesse, perché la richiesta di individuare come reato più grave una precedente condanna avrebbe comportato, per l'imputato, una pena-base comunque più alta, senza un'utilità concreta e attuale. Il ricorso è stato quindi integralmente rigettato, con condanna al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese delle parti civili; nulla è stato liquidato in favore della parte civile che aveva depositato tardivamente le conclusioni.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    viene applicato al delitto di partecipazione ad associazione mafiosa, con riconoscimento dell'aggravante dell'associazione armata per il capo contestato in appello; la Cassazione ribadisce che la partecipazione richiede stabile inserimento nel sodalizio e contributo effettivo, non mera contiguità.

  • art. 629 c.p.

    richiamato nel capo estorsivo contestato e poi escluso in appello per non avere commesso il fatto; la Suprema Corte ne dà atto solo come dato del procedimento.

  • art. 628 c.p.

    richiamato nella motivazione di primo grado per l'esclusione di un'aggravante collegata al reato estorsivo; non è oggetto centrale della decisione di legittimità.

  • art. 81 c.p.

    richiamato in tema di reato continuato e individuazione della violazione più grave ai fini della pena-base.

  • art. 606, comma 1, lett. b), c.p.p.

    indicato come parametro del motivo di ricorso per violazione di legge sulla continuazione e sulla pena-base.

  • art. 507 c.p.p.

    richiamato dalla difesa per chiedere la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale mediante nuova audizione di un teste; la censura viene però ricondotta a profili di merito non decisivi nella sede di legittimità.

  • art. 616 c.p.p.

    applicato per la condanna del ricorrente alle spese processuali a seguito del rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • La partecipazione ad associazione mafiosa richiede lo stabile inserimento dell'agente nella struttura del sodalizio, la sua messa a disposizione per gli scopi comuni e un contributo effettivo, funzionale e riconoscibile dall'organizzazione; non bastano la mera frequentazione, la contiguità ambientale o interventi occasionali.
  • Il giudice di merito può fondare la prova della partecipazione mafiosa su un compendio indiziario unitariamente valutato, composto da conversazioni, incontri e condotte sintomatiche del ruolo operativo dell'imputato; in cassazione non è consentita una rilettura alternativa dei singoli elementi se la motivazione è logica e non contraddittoria.
  • La motivazione della sentenza di merito non è apparente quando il giudice esamina il nucleo essenziale delle doglianze difensive, seleziona criticamente gli elementi ritenuti non decisivi e spiega perché quelli residui siano convergenti e idonei a sostenere la decisione.
  • Il principio per cui la mediazione episodica tra soggetti mafiosi non integra di per sé partecipazione al sodalizio non è applicabile quando la mediazione sia solo uno degli indici di un più ampio e stabile ruolo di regolazione e controllo di un settore economico.
  • Nel reato continuato, la censura sull'individuazione del reato più grave è inammissibile per carenza di interesse se l'accoglimento comporterebbe per il ricorrente una pena-base più elevata e non un concreto vantaggio sanzionatorio.

Come è indicizzato

MaterieCorruzione
RamiReati contro la PA
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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