Cassazione Penale, Sentenza n. 18009/2023 del 02/05/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Roma del 25/01/2022 che aveva rigettato l'istanza di riparazione per ingiusta detenzione presentata da Pinna Alessio per la custodia cautelare e gli arresti domiciliari subiti in relazione a indagini per reati di stupefacenti (art. 74 e 73 D.P.R. 9 ottobre 1990). Il ricorrente era stato condannato in primo grado per associazione (art. 74 DPR 309/90) e poi assolto in appello con sentenza irrevocabile; deduceva vizio di motivazione e travisamento dei fatti in relazione alla valutazione della "colpa grave" ostativa al diritto alla riparazione ex art. 314 cod. proc. pen., nonché omessa o insufficiente motivazione sulla gravità della colpa.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto corretta la motivazione della Corte d'appello che, pur avendo escluso l'associazione, aveva accertato fatti oggettivi (rinvenimento di 2 kg di hashish nel negozio del Pinna e la sua presenza con altro individuo trovato in possesso di 18 kg confezionati nello stesso modo) idonei a qualificare la condotta come colpa grave ostativa all'indennizzo. La Corte di Cassazione ha richiamato i principi giurisprudenziali sull'ambito del sindacato in sede di riparazione (limitatamente alla legittimità e alla congruità della motivazione) e sull'interpretazione di dolo e colpa grave ai fini dell'art. 314 c.p.p., confermando che la Corte territoriale ha valutato correttamente gli elementi ex ante e fino alla cessazione della misura. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende e alla rifusione spese del resistente per euro 1.000,00.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
«chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave»
La norma riconosce il diritto all'equa riparazione salvo l'ipotesi in cui l'interessato abbia concorso a far sorgere o mantenere la misura cautelare per dolo o colpa grave; la Corte ha ritenuto che la disponibilità di ingenti quantitativi di droga e le circostanze del rinvenimento integrino colpa grave ostativa all'indennizzo.
art. 646, comma 3 cod. proc. pen.
Richiamato per delimitare il sindacato della Corte di Cassazione nei procedimenti di riparazione: il controllo è limitato alla legittimità del provvedimento impugnato e alla congruità e logicità della motivazione, senza investire il merito.
art. 315, terzo comma, cod. proc. pen.
Richiamo che rende applicabile il principio di limitazione del sindacato di legittimità (art. 646 c.p.p.) anche nei ricorsi relativi alla riparazione per ingiusta detenzione.
art. 43 cod. pen.
La nozione di colpa ai sensi del codice penale (negligenza, imprudenza, imperizia) è presa a riferimento per individuare la 'colpa grave' ostativa al riconoscimento della riparazione; la Corte ha richiamato tale parametro per qualificare la condotta del ricorrente.
D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (art. 74 e art. 73)
Norme sostanziali in materia di stupefacenti contestate nel procedimento di merito: l'associazione è stata esclusa in appello, ma i fatti materiali relativi al possesso di ingenti quantità di droga sono stati valutati nel procedimento di riparazione come elementi rilevanti per escludere il diritto all'indennizzo.
Massime di principio
- Nei procedimenti per riparazione per ingiusta detenzione la Corte di Cassazione sindaca solo la legittimità e la congruità della motivazione del giudice della riparazione, non riforma il merito dei fatti.
- Il diritto all'indennizzo ex art. 314 c.p.p. è escluso se l'interessato ha concorso a dare causa alla custodia cautelare per dolo o per colpa grave; tale accertamento deve essere svolto d'ufficio dal giudice della riparazione.
- La 'colpa grave' può essere integrata non solo da comportamenti volontari, ma anche da condotte caratterizzate da macroscopica negligenza, imprudenza o trascuratezza tale da creare una situazione prevedibile di intervento dell'autorità giudiziaria (es. possesso/gestione di ingenti quantitativi di droga collegata a modalità indicative di spaccio o approvvigionamento).
- Nella valutazione della colpa grave il giudice deve considerare il comportamento dell'imputato sia prima sia dopo l'adozione della misura cautelare, e gli elementi conoscibili dall'autorità al momento dell'adozione e fino alla cessazione della misura.
- L'assoluzione per mancanza di prova circa l'appartenenza a un'associazione non esclude automaticamente il diritto all'indennizzo se permangono fatti materiali che, oggettivamente valutati, rendono prevedibile l'intervento cautelare (es. rinvenimento di rilevanti quantitativi di droga e circostanze aggravanti).
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