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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13914/2022 del 11/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Gli appellanti hanno impugnato il decreto di sequestro e confisca disposto nei confronti di Aldo Berti e di numerosi beni intestati a familiari e prestanome, contestando principalmente: 1) la presunta illegittimità costituzionale dell'art.27 d.lgs. 159/2011 (termine decadenziale di 10 giorni per ricorrere) per violazione dei diritti di difesa e del giusto processo; 2) la carenza di motivazione e la errata qualificazione della pericolosità sociale (art.1, comma 1, lett. b d.lgs.159/2011) e della provenienza illecita della provvista, sostenendo che i fatti posti a base della confisca si riferiscano a procedimenti e vicende risalenti, privi di indici di pericolosità e che le posizioni dei terzi (figli, soci, amministratori) siano autonome e giustifichino la lecita titolarità dei beni; 3) violazioni procedurali per mancato avviso dell'acquisizione di documenti (es. nota della Procura di Ferrara) e contestazioni dell'onere della prova sulla riconducibilità dei beni; 4) questioni specifiche relative a singole società e immobili (presunta fittizia intestazione, prova insufficiente della provvista illecita, insufficiente analisi delle consulenze di parte).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Motivazione principale: nel procedimento di prevenzione il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge; molte censure dedotte dai ricorrenti erano in realtà questioni di merito o critiche alla valutazione delle prove e alla logica argomentativa del giudice di merito, dunque generiche e non idonee a fondare il sindacato di legittimità. La censura costituzionale sul termine decadenziale è stata ritenuta manifestamente infondata in quanto la Corte ha già escluso profili di incostituzionalità dell'art.27 d.lgs.159/2011. Anche i rilievi sulla mancata comunicazione di atti sono stati ritenuti privi di incidenza concreta: il documento era acquisito prima della discussione e nessun pregiudizio concreto è stato dimostrato. Per i terzi interessati (figli, soci, amministratori) la Corte ha ritenuto che la motivazione del giudice di merito fosse effettiva e non meramente apparente, avendo compiuto analisi sui redditi, sulle movimentazioni, sulle vicende societarie e sugli indizi di intestazioni fittizie. In ordine alle sanzioni processuali, la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 6 settembre 2011, n.159 (Codice delle misure di prevenzione)

    art.1, comma 1, lett. b; art.27; artt.7,23,24,125,126

    La Corte applica il quadro di riferimento delle misure di prevenzione per ritenere legittima la confisca quando sussiste pericolosità sociale e renda plausibile la provenienza illecita della provvista; rileva inoltre che il termine per impugnare previsto dall'art.27 non è incostituzionale e rientra nella discrezionalità legislativa

  • Codice di procedura penale

    art.125, art.126, art.127, art.178 comma 1 lett. c, art.606 lett. e, art.616

    La Corte ricorda i limiti del sindacato di legittimità sui vizi motivazionali (solo violazioni di legge o motivazione inesistente/meramente apparente sono sindacabili) e valuta la rilevanza delle omissioni procedurali solo se incidono sulla prova di resistenza; applica l'art.616 per la condanna alle spese e la sanzione pecuniaria

  • Legge 27 dicembre 1956, n.1423 richiamata

    Richiamata in relazione alla limitazione del ricorso per cassazione nel procedimento di prevenzione: la cassazione è ammessa solo per violazione di legge

  • Legge 31 maggio 1965, n.575

    Richiamata per confermare il regime di sindacabilità in Cassazione delle misure di prevenzione

  • Costituzione Italiana

    artt.3, 24, 111, 117 (e richiamo all'art.6 CEDU nei motivi)

    I ricorrenti hanno invocato profili costituzionali (diritto alla difesa, giusto processo) ma la Corte ha ritenuto che non sia stata prospettata una concreta lesione e che i rimedi giurisdizionali previsti siano compatibili con la Costituzione

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo

    Richiamato nella prospettazione delle censure sulla ragionevole durata e sul diritto di difesa; la Corte non ha ritenuto sussistente violazione concreta

Massime di principio

  • Nel procedimento di prevenzione il ricorso per cassazione è in via principale limitato alla denuncia di violazioni di legge e alla motivazione inesistente o meramente apparente; critiche meramente valutative o alternative della prova sono spesso inammissibili
  • Le questioni di merito (travisamento della prova, valutazione contabile, ricostruzione dei flussi economici) devono essere trattate compiutamente nei gradi di merito: in Cassazione è necessario indicare specificamente ove la motivazione sia del tutto mancante o formalmente nulla
  • Le censure su termini procedurali (es. termine breve per impugnare) richiedono una dimostrazione concreta del pregiudizio subito dalla difesa; le asserzioni generiche di impossibilità di esercitare la difesa sono difficilmente accolte
  • La mera coincidenza formale di intestazioni non è sufficiente a escludere la riconducibilità a un presunto dominus: la prevenzione può fondarsi su elementi indiziari complessivi (anomalie contabili, discrepanze tra redditi dichiarati e assets, operazioni fittizie) purché motivati
  • Se un documento viene acquisito tardivamente, la sua utilizzazione è ammessa purché sia stato garantito il contraddittorio; per contestare l'utilizzabilità in Cassazione occorre mostrare che l'esclusione inciderebbe sulle residue prove (prova di resistenza)
  • I terzi interessati che invocano autonomia patrimoniale devono fornire elementi concreti, documentali e non meramente assertivi, capaci di dimostrare l'indipendenza e la liceità della provvista
  • Per ottenere successo in Cassazione occorre formulare censure chiare e specifiche di violazione di legge o dimostrare che la motivazione è inesistente/meramente apparente, indicando l'elemento decisivo ignorato che avrebbe potuto determinare esito opposto

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