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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12010/2023 del 22/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma della condanna per coltivazione di sostanze stupefacenti (circa 340 piante di canapa indiana, 310 kg) e per resistenza a pubblico ufficiale, nonché il diniego delle attenuanti generiche. Sina Ylli deduce insufficienza di prove per la sua responsabilità rispetto alla coltivazione (era nell'auto fuori dalla piantagione), censura la configurabilità della resistenza (avrebbe solo tentato di divincolarsi) e la mancata concessione delle attenuanti generiche. Marjo Sina contesta l'accertamento della sua partecipazione alla coltivazione (assenza di strumenti in casa, limitata presenza nel luogo) e il diniego delle attenuanti generiche; chiede in subordine attenuazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per motivi di genericità e ripetizione delle censure già disattese in appello, ritenendo che i ricorrenti non abbiano prospettato criticità specifiche della motivazione di merito. Ha ritenuto corrette e logiche le valutazioni dei giudici di merito: la responsabilità per la coltivazione emergeva dall'insieme degli elementi (presenza nei pressi della piantagione, 12 paia di forbici nel veicolo, spago dello stesso tipo rinvenuto sul terreno, ingente quantitativo di piante, disponibilità di denaro in banconote di piccolo taglio e rinvenimento di altra sostanza stupefacente); la resistenza è stata correttamente integrata dai tentativi di spintonare e colpire gli agenti, poiché non è richiesto che l'atto abbia effettivamente impedito l'azione del pubblico ufficiale; il diniego delle attenuanti generiche è stato giustificato e non censurabile in sede di legittimità. I ricorsi sono quindi inammissibili; restano confermate le condanne e i ricorrenti sono onerati delle spese e di un versamento in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Norma incriminatrice in materia di stupefacenti: la Corte ha ritenuto che l'insieme degli elementi indiziari e probatori fosse idoneo a dimostrare l'attività di coltivazione e produzione di sostanza stupefacente.

  • art. 337 cod. pen.

    Delitto di resistenza a pubblico ufficiale: la Corte conferma che è sufficiente l'uso della violenza o della minaccia per opporsi a un atto dell'ufficio, anche se l'azione non ha avuto il risultato di impedire l'atto.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Disposizione sulle attenuanti generiche e loro limiti nel caso di incensuratezza: la Corte ricorda che l'incensuratezza non determina automaticamente il riconoscimento delle attenuanti generiche e che il diniego è legittimo se non emergono elementi positivi particolarmente significativi.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti alla riproduzione del contenuto del ricorso nelle motivazioni di cassazione: la Corte ha applicato i limiti di devoluzione del giudicato e la regola che non sono ammissibili motivi che ripropongono pedissequamente le critiche già svolte in appello.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Elenco dei motivi di ricorso per cassazione: la Corte sottolinea che non è possibile in sede di legittimità proporre istanze o censure che escano dal perimetro dei motivi tassativamente previsti.

Massime di principio

  • La responsabilità per reati connotati da elementi indiziari può essere dedotta da un quadro probatorio unitario: la presenza sul luogo, strumenti compatibili con la coltivazione, corrispondenze tra materiali rinvenuti (es. tipo di spago) e il comportamento dei soggetti costituiscono elementi valutabili nel loro complesso per escludere il dubbio ragionevole.
  • La resistenza a pubblico ufficiale non richiede che l'azione abbia effettivamente impedito l'atto dell'ufficio: spintoni, tentativi di colpire o manovre per ostacolare l'intervento sono idonei a integrare il reato anche se non hanno avuto esito.
  • Il ricorso per cassazione basato sulla mera riproposizione delle stesse doglianze già esaminate in appello è frequentemente dichiarato inammissibile: è necessario indicare vizi di motivazione specifici e non il semplice dissenso sulla valutazione della prova.
  • Il diniego delle attenuanti generiche è legittimo quando mancano elementi di meritevolezza particolarmente pregnanti; l'incensuratezza o l'assenza di sequestro di denaro da sola non obbligano il giudice a riconoscere le attenuanti.
  • In contestazioni relative a reati di stupefacenti, la valutazione globale e contestuale degli elementi probatori prevale su analisi frammentarie: giudici di merito possono integrare elementi individualmente non decisivi in una ricostruzione complessiva convincente.

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