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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8275/2022 del 09/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza di appello che ha confermato la responsabilità per reati di usura (capi 6 e 7) e ha rideterminato la pena. L'imputato deduceva: (1) abnormità della sentenza di primo grado per omessa camera di consiglio, lamentando che dopo la replica dell'ultimo difensore il collegio non si sarebbe ritirato per deliberare ma avrebbe immediatamente pronunciato il dispositivo; (2) violazione dell'art. 62, n.4 cod. pen. (attenuante della esiguità del danno) perché gli importi usurari sarebbero stati molto contenuti e avrebbe dovuto essere concessa l'attenuante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto la censura sull'omessa camera di consiglio manifestamente infondata: la replica dell'ultimo difensore era meramente formale (richiamo alle conclusioni già esposte) e il collegio, pur restando nell'aula, ha comunque operato una deliberazione collegiale, anche rapida, valida e rituale. Sulla presunta applicabilità dell'art. 62 n.4 cod. pen. la Corte ha ritenuto il motivo generico e non confrontato con la motivazione di primo grado; inoltre ha condiviso la valutazione che l'entità degli interessi e le modalità complessive escludevano un danno patrimoniale di minima entità. Per l'inammissibilità del ricorso il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 62, n.4 cod. pen.

    La norma sull'attenuante per esiguità del danno è stata valutata dalla Corte in senso restrittivo: non è applicabile quando l'entità degli interessi e le modalità complessive dell'usura escludono che il danno sia di minima rilevanza; inoltre il ricorso che contesta genericamente senza confrontare la motivazione di primo grado è inammissibile

  • Giurisprudenza: Sez. 6, Sentenza n. 45459 del 12/10/2004 (Rv. 230412 - 01)

    richiamata nella motivazione circa le ipotesi di abnormità per pronuncia immediata senza deliberazione collegiale

    La giurisprudenza afferma che è abnorme la pronuncia del Presidente che, senza preventivamente ritirarsi per deliberare collegialmente o senza consultazione, dia lettura del dispositivo. Tuttavia, nel caso concreto la Corte ha ritenuto che fosse stata comunque effettuata una deliberazione collegiale, anche in aula e in tempi brevi, quando la replica è meramente formale e non introduce elementi nuovi

Massime di principio

  • L'omessa camera di consiglio produce nullità quando il Presidente pronuncia il dispositivo senza aver previamente consultato o deliberato collegialmente; se invece la consultazione collegiale effettivamente avviene, anche rapidamente e nell'aula, la deliberazione è valida
  • Una replica difensiva che non aggiunge nuovi elementi sostanziali e si limita a richiamare le conclusioni già esposte può essere considerata formale e non viziativa della deliberazione svolta in forma rapida
  • L'attenuante dell'art. 62 n.4 cod. pen. per esiguità del danno richiede una valutazione puntuale episodio per episodio; importi apparentemente 'contenuti' possono essere esclusi dall'attenuante se le modalità complessive dell'attività usuraria e gli interessi praticati dimostrano danno non di minima entità
  • Nei motivi di impugnazione è necessario confrontarsi specificamente con la motivazione di merito; censure generiche o non articolate sono esposte al rigetto o all'inammissibilità
  • In situazioni analoghe difesa dovrebbe: documentare concretamente la mancata deliberazione collegiale (luogo, momento, testimoni, verbali), dimostrare la novità e la rilevanza della replica se questa viene addotta come causa di nullità, e fornire calcoli e dati precisi per sostenere l'applicabilità dell'attenuante per esiguità del danno

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