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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15948/2024 del 17/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza che confermava la condanna per il delitto di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309. Il ricorrente deduce: (i) violazione di legge e vizio di motivazione per il diniego della causa di esclusione della punibilita' per particolare tenuita' del fatto (art. 131-bis cod. pen.), contestando la valutazione della Corte di appello e richiamando la pronuncia delle Sezioni Unite 'Tushaj' circa la nozione di abitualita'; (ii) inosservanza ed errore applicativo in relazione alla presunta decisione ultrapetita del Tribunale per non aver riconosciuto la continuazione con una precedente sentenza (Tribunale di Fermo 31/10/2017), richiamando l'art. 671, comma 1, cod. proc. pen., e lamentando pregiudizio derivante dall'ultrapetizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la decisione della Corte d'appello che ha negato l'esimente per particolare tenuita' sulla base della disponibilita' di sostanze di diversa tipologia (marijuana e hashish), di strumenti per il confezionamento e la distribuzione (bilancino, grinder) e di denaro provento dell'attivita' illecita, nonche' dei precedenti penali che indicano una personalita' incline alla commissione di illeciti (valutazione ai sensi dell'art. 133, comma 1, n. 1, cod. pen.). La Corte ha precisato che non ha ritenuto sussistente l'abitualita' come definita dalle Sezioni Unite 'Tushaj', bensì ha valutato la predisposizione a un modello organizzativo non minimale. Quanto alla censura relativa alla continuazione e all'ultrapetizione, la Corte ha dichiarato il motivo inammissibile per genericita' e per mancanza di dimostrazione di un concreto interesse ovvero del pregiudizio derivante dall'eventuale pronuncia d'ufficio; non emergeva neppure che la continuazione fosse stata richiesta in sede di merito. Per cio' il ricorso e' rigettato e il ricorrente e' condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico stupefacenti)

    Norma contestata per la fattispecie di detenzione ai fini di spaccio; la condanna del ricorrente e' stata confermata ai sensi di questa disposizione.

  • codice penale

    Disciplina della causa di esclusione della punibilita' per particolare tenuita' del fatto; la Corte d'appello ha negato l'esimente ritenendo rilevanti tipologia e modalita' della condotta, strumenti per il confezionamento/distribuzione e proventi illeciti.

  • Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sentenza 'Tushaj')

    La pronuncia e' richiamata dal ricorrente per la nozione di 'abitualita''; la Corte di Cassazione, pero', osserva che la Corte d'appello non ha sostenuto l'esistenza di abitualita' nel senso Tushaj, ma ha valutato la personalita' e le modalita' del fatto ai fini dell'art. 131-bis.

  • codice penale

    Criterio di valutazione della personalita' e del comportamento dell'imputato. La Corte d'appello lo ha utilizzato per escludere la particolare tenuita' in presenza di una predisposizione a commettere illeciti.

  • codice di procedura penale

    Norma che regola la possibilita' di chiedere al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del concorso formale o del reato continuato tra piu' sentenze irrevocabili; la Corte ha ritenuto la censura del ricorrente generica e priva di indicazione di un concreto interesse.

  • codice penale

    art. 81, comma finale (menzione nel ricorso)

    Richiamato soltanto in termini ipotetici dal ricorrente come possibile strumento in sede esecutiva; la Corte osserva che non e' stato neppure prospettato un concreto piano argomentativo per una futura istanza.

  • codice di procedura civile

    art. 112 (citato nel ricorso)

    Citato dal ricorrente in riferimento alla disciplina dell'ultrapetizione; la Corte non ha ritenuto fondata la censura di ultrapetizione per genericita' e mancanza di concreta indicazione del pregiudizio subito.

Massime di principio

  • Per ottenere il riconoscimento della causa di esclusione della punibilita' per particolare tenuita' (art. 131-bis) occorre non solo il piccolo quantitativo della sostanza, ma una valutazione complessiva che escluda modalita' e strumenti indicativi di un'attivita' di spaccio (tipologia di sostanze, bilancini, grinder, proventi in denaro).
  • La presenza di sostanze di diversa tipologia e di strumenti per il confezionamento/distribuzione e' elemento idoneo a contrastare la qualificazione del fatto come 'di particolare tenuita'' e a far emergere una personalita' incline alla delinquenza (art. 133, comma 1, n. 1).
  • La pronuncia delle Sezioni Unite sul concetto di 'abitualita'' (c.d. Tushaj) richiede un apprezzamento specifico: la Corte deve distinguere tra effettiva abitualita' (piu' reati della stessa indole, come definito dalla giurisprudenza) e, invece, una valutazione della predisposizione del soggetto a delinquere ai fini dell'art. 131-bis.
  • Le censure per ultravpetizione o per mancata applicazione della continuazione devono essere formulate con precisione e dimostrare un concreto interesse o un pregiudizio: deduzioni generiche sono inammissibili.
  • Se si intende chiedere la continua zione tra piu' sentenze (ovvero l'applicazione in sede esecutiva del concorso formale o del reato continuato), tale richiesta va prospettata tempestivamente e con argomentazioni chiare in merito all'identita' del reato, al nesso cronologico e agli altri presupposti richiesti dalla norma.
  • Nel valutare l'esimente della tenuita', il giudice deve bilanciare dati oggettivi (quantita', tipologia, strumenti, proventi) e profili soggettivi (precedenti, personalita'), e la mera esiguita' del quantitativo puo' non essere sufficiente se gli altri elementi indicano attivita' illecita sistematica.

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