Sentenza n. 3782/2026 - Roma, Sezione 5Q
Per l'annullamento del provvedimento n. 3301 del 29/8/2023 di diniego del visto d’ingresso per motivi di lavoro subordinato.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del visto d’ingresso per lavoro subordinato, motivato sulla presunta finalità esclusiva di ricongiungimento familiare in Italia
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto, deducendo difetto di istruttoria, carenza di motivazione congrua ed eccesso di potere. L’amministrazione aveva comunicato un preavviso di rigetto, fondato sui dubbi emersi dal colloquio consolare circa le effettive motivazioni della richiesta, e aveva poi adottato il diniego richiamando la finalità esclusiva di ricongiungimento familiare. Nel giudizio il MAECI ha sostenuto che tali dubbi risultassero dall’intervista consolare, ma non ha depositato il relativo verbale.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. Ha rilevato che l’amministrazione non aveva prodotto il colloquio consolare previsto dall’art. 4, comma 2, secondo periodo, del decreto interministeriale 11 maggio 2011, che avrebbe dovuto essere verbalizzato ai sensi degli artt. 2699 e 2700 c.c. In assenza del verbale, il diniego si è risolto in una mera conferma del preavviso di rigetto, priva del documento istruttorio idoneo a corroborarne la motivazione. In sede di riesercizio del potere, la Rappresentanza diplomatica non potrà reiterare il diniego sulla base delle medesime risultanze istruttorie. Il MAECI è stato condannato alle spese, liquidate in euro 1.500, oltre accessori, rimborso del contributo unificato ove versato e distrazione in favore della difesa del ricorrente.
Norme richiamate
art. 4, comma 2, secondo periodo, decreto interministeriale 11 maggio 2011
Il colloquio consolare richiamato quale fondamento del diniego deve risultare da verbale; la sua mancata produzione impedisce di ritenere adeguatamente comprovata la motivazione dell’atto.
artt. 2699 e 2700 c.c.
Il colloquio consolare avrebbe dovuto essere verbalizzato secondo le forme richiamate dal giudice, così da documentare l’attività istruttoria posta a fondamento del diniego.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
La disposizione è richiamata quale base per l’oscuramento delle generalità della parte.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Le disposizioni sono richiamate, unitamente all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Quando il diniego di un visto d’ingresso è fondato su dubbi emersi durante un colloquio consolare, l’amministrazione deve documentare tale attività mediante il relativo verbale; la mera rappresentazione successiva dei contenuti dell’intervista non è sufficiente a sostenere la motivazione del provvedimento.
- È viziato per difetto di istruttoria e di motivazione il diniego che si limiti a confermare il preavviso di rigetto senza produrre o richiamare in modo verificabile il documento istruttorio essenziale posto a fondamento dei dubbi sulle intenzioni del richiedente.
- Dopo l’annullamento di un diniego per carenza della documentazione istruttoria essenziale, l’amministrazione non può reiterare il medesimo diniego sulla base delle identiche risultanze istruttorie già acquisite, dovendo riesercitare il potere nel rispetto dell’effetto conformativo della sentenza.
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