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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10732/2026 del 22/04/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dall'opposizione alla stima dell'indennità di espropriazione di un immobile del quale una parte era abusiva. La proprietaria aveva presentato domanda di condono nel 1995, rimasta senza esito espresso, e sosteneva che, in presenza di una procedura di sanatoria pendente e di una nota comunale che escludeva motivi ostativi al rilascio del titolo in sanatoria, il valore indennizzabile dovesse comprendere l'intera volumetria, applicandosi il criterio introdotto dall'art. 38, comma 2-bis, del testo unico espropri. La Corte d'appello aveva invece applicato la disciplina previgente, escludendo dal computo la porzione abusiva e determinando l'indennità sulla base del valore della sola area o della sola parte legittima. Con i cinque motivi di ricorso la proprietaria ha dedotto: violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato per asserita decisione in peius senza domanda del Comune; errata applicazione dell'art. 16 L. 865/1971 e profili di incostituzionalità; incostituzionalità dell'art. 57 del d.P.R. 327/2001 per disparità di trattamento; violazione del diritto alla giusta indennità e dei criteri di quantificazione, compresa la svalutazione della superficie e il mancato uso di valori OMI; violazione della disciplina sull'indennità di occupazione urgente e dei criteri di calcolo previsti dalla normativa previgente. Il Comune ha resistito chiedendo il rigetto.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i primi quattro motivi perché l'indennità non era stata liquidata in peius ma in misura superiore alla stima originaria, e perché il criterio generale applicabile agli immobili abusivi esclude dal computo indennitario la parte realizzata illegittimamente, salvo la deroga eccezionale dell'art. 38, comma 2-bis, del d.P.R. 327/2001. Tale deroga non era applicabile ratione temporis, poiché alla data della dichiarazione di pubblica utilità era già vigente la disciplina anteriore richiamata dall'art. 57 del testo unico, che fa salve le normative previgenti per i progetti già assistiti da pubblica utilità. La Corte ha anche escluso che vi fosse una violazione costituzionale, ritenendo non irragionevole la diversa disciplina nel tempo e irrilevante il ritardo dell'amministrazione nella definizione della pratica di condono. Il quinto motivo è stato dichiarato inammissibile per genericità, poiché non confutava in modo puntuale la concreta correzione operata dalla Corte d'appello sul dies a quo dell'occupazione. Spese compensate per la peculiarità e parziale novità della questione; disposta inoltre la statuizione sul contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.c.

    È stato richiamato per escludere la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, poiché il giudice di merito ha soltanto applicato i criteri legali di liquidazione dell'indennità.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    È la norma processuale richiamata come base dei motivi di ricorso per violazione di legge.

  • art. 38, comma 2-bis, d.P.R. 327/2001

    "Ove sia pendente una procedura finalizzata alla sanatoria della costruzione, l'autorità espropriante, sentito il comune, accerta la sanabilità ai soli fini della corresponsione delle indennità"

    Norma eccezionale, di stretta interpretazione, che consente di valorizzare la sanabilità dell'immobile abusivo ai soli fini indennitari, ma solo quando sia applicabile ratione temporis.

  • art. 57 d.P.R. 327/2001

    "Le disposizioni del presente testo unico non si applicano ai progetti per i quali, alla data di entrata in vigore dello stesso decreto, sia intervenuta la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza"

    Norma transitoria che esclude l'applicazione del testo unico ai procedimenti già assistiti da dichiarazione di pubblica utilità alla data di entrata in vigore del decreto, con permanenza della disciplina previgente.

  • art. 16 L. 865/1971

    Per le costruzioni abusive o in difformità dalla licenza, l'indennità va determinata sul valore della sola area, con esclusione della parte abusiva e previsione della demolizione.

  • art. 42 Cost.

    È stata invocata dalla ricorrente quale parametro di tutela della proprietà e del giusto indennizzo, ma la Corte non ha ravvisato violazione.

  • art. 43 Cost.

    È stata invocata quale parametro costituzionale del giusto ristoro, ma la Corte ha escluso il contrasto della disciplina applicata.

  • art. 97 Cost.

    Richiamato dalla ricorrente e dal Procuratore generale in relazione al ritardo della pubblica amministrazione, ma ritenuto non decisivo ai fini dell'applicabilità della disciplina indennitaria.

  • art. 3 Cost.

    È stato richiamato per denunciare una disparità di trattamento, ma la Corte ha escluso che la diversa disciplina nel tempo integri violazione del principio di uguaglianza.

  • art. 117 Cost.

    Richiamato dal Procuratore generale in relazione all'adeguatezza del ristoro e ai parametri convenzionali.

  • CEDU

    Invocata dalla ricorrente per sostenere il diritto a una giusta indennità, ma senza esito favorevole nel caso concreto.

  • L. n. 47 del 1985

    Richiamata dalla ricorrente come normativa di condono edilizio rilevante ai fini della sanatoria dell'immobile.

  • L. n. 724 del 1994

    Richiamata dalla ricorrente come normativa di condono edilizio rilevante ai fini della sanatoria dell'immobile.

  • L. n. 2359 del 1865

    Richiamata per sostenere il criterio di liquidazione dell'indennità di occupazione urgente secondo la disciplina previgente.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    Richiamato per dare atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. 115/2002

    Richiamato quale parametro del contributo unificato aggiuntivo dovuto in caso di rigetto.

Massime di principio

  • In tema di espropriazione di immobili parzialmente abusivi, l'indennità va commisurata alla situazione giuridica del bene e non può includere la porzione realizzata in difformità o abusivamente, salvo che una specifica disciplina derogatoria sia applicabile.
  • Le norme eccezionali che consentono di valorizzare la sanabilità della costruzione ai fini dell'indennità espropriativa sono di stretta interpretazione e non possono essere applicate al di fuori dei presupposti temporali e oggettivi espressamente previsti.
  • La disciplina transitoria del testo unico espropri prevale sulla normativa sopravvenuta quando la dichiarazione di pubblica utilità sia già intervenuta alla data di entrata in vigore del decreto, con conseguente inapplicabilità retroattiva delle disposizioni più favorevoli.
  • La diversa regolazione nel tempo di situazioni analoghe non viola di per sé il principio di uguaglianza, poiché il legislatore può rimodulare il trattamento indennitario in funzione del mutato apprezzamento dei valori e dei disvalori rilevanti.
  • In cassazione, la censura sulla liquidazione dell'indennità di occupazione deve confrontarsi puntualmente con la ratio della decisione impugnata; la doglianza è inammissibile se resta generica e non spiega in cosa consista l'errore decisivo del criterio applicato dal giudice di merito.

Come è indicizzato

MaterieEspropriazione forzataImpugnazioni
RamiEsecuzioniProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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