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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10102/2024 del 08/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere applicata dal G.I.P. per delitti di traffico e associazione di stupefacenti (artt. 73 e 74 d.P.R. 309/1990). Il ricorrente, tramite difensore, ha censurato la motivazione del Tribunale relativamente all'attualità delle esigenze cautelari (sostenendo che l'ultimo reato-fine risalirebbe a oltre un anno e mezzo/oltre due anni) e alla adeguatezza della misura, ritenendo che il trascorrere del tempo, la condotta posteriore (lavoro lecito) e l'assenza di elementi di reiterazione rendessero superata la presunzione di attualità delle esigenze cautelari e che misure meno gravose (arresti domiciliari con controlli ex art. 275-bis) sarebbero state sufficienti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto irrilevante, nella specie, il decorso del tempo (tra l'ultimo reato-fine del 22/10/2021 e l'adozione della misura nel 2023 sono trascorsi meno di due anni, circa 1 anno e 9 mesi) e ha confermato l'operatività della presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. Inoltre ha valorizzato le risultanze investigative: ingenti sequestri di cocaina e hashish, numerose cessioni quotidiane a consumatori, elevati ricavi, capacità di approvvigionamento anche dopo sequestri e l'organizzazione capeggiata dal ricorrente, giudicati indicatori di elevata professionalità e forte inserimento nel circuito criminale, idonei a motivare la sussistenza dell'attualità del pericolo di recidiva e l'adeguatezza della custodia in carcere. Non sono emersi elementi specifici e probanti posti a confutazione della presunzione. Condanna del ricorrente alle spese del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 275 c.p.p. comma 3

    Prevede una presunzione relativa circa la sussistenza delle esigenze cautelari e l'adeguatezza della custodia cautelare in carcere per i reati di cui all'art. 74 d.P.R. 309/1990; la presunzione può essere superata soltanto con elementi specifici contrari. Nella sentenza la Corte conferma la prevalenza di questa presunzione rispetto alle norme generali (art. 274 c.p.p.) e che il tempo decorso è un elemento tra i tanti, rilevante solo se di "notevole consistenza".

  • art. 274 c.p.p.

    Regole generali sulle misure cautelari. La Corte osserva che, in caso di applicazione dell'art. 275, comma 3, la presunzione speciale di quest'ultimo prevale sulle disposizioni generali di cui all'art. 274.

  • artt. 73 e 74 d.P.R. n. 309/1990

    Art. 73 (traffico di stupefacenti) e art. 74 (associazione finalizzata al traffico di stupefacenti). Il titolo di reato oggettivamente giustifica l'operatività della presunzione cautelare e, nell'ambito del caso concreto, la gravità indiziaria è stata ritenuta elevata.

  • art. 606 comma 1 lett. b) ed e) c.p.p.

    Censura di legittimità sollevata dal ricorrente (vizi motivazionali/violazione delle norme processuali), ma la Corte ha ritenuto le motivazioni del giudice del riesame congrue e non viziate.

  • legge 16 aprile 2015, n. 47 (art. 4)

    Richiamata in quanto modifica rilevante dell'art. 275 c.p.p. che ha introdotto la doppia presunzione cautelare relativamente ai delitti di cui all'art. 74 d.P.R. 309/1990.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 231/2011

    "proprio per l'eterogeneità delle fattispecie concrete... non è dunque possibile enucleare una regola di esperienza... secondo la quale la custodia carceraria sarebbe l'unico strumento idoneo a fronteggiare le esigenze cautelari"

    Richiama il principio per cui le misure cautelari devono essere valutate caso per caso tenendo conto di operatività, contesto, modalità e intensità del legame associativo; non elimina però la presunzione ma suggerisce che giudizio motivato e comparativo tra misure è necessario.

  • art. 275-bis c.p.p.

    Norma sulle misure cautelari domiciliari con modalità particolari di controllo. La difesa aveva invocato la sua applicazione come alternativa alla custodia; la Corte ha ritenuto che, alla luce degli elementi probatori, non fosse provata l'idoneità di misure meno gravose a soddisfare le esigenze cautelari.

Massime di principio

  • Nei procedimenti per associazione e traffico di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 309/1990) opera una presunzione relativa di attualità delle esigenze cautelari e di adeguatezza della custodia carceraria secondo l'art. 275, comma 3 c.p.p.; il difensore deve allegare elementi specifici e concreti per superarla.
  • Il fattore temporale (tempo trascorso dall'ultimo reato-fine) è rilevante solo se ha "notevole consistenza"; un lasso di tempo di circa 1-2 anni, specie in indagini complesse, non è di per sé sufficiente a escludere l'attualità delle esigenze cautelari.
  • La valutazione dell'attualità del pericolo di recidiva è prognostica: non richiede la dimostrazione di imminenti occasioni di reiterazione, ma una valutazione complessiva che consideri modalità del reato, quantità di sostanze, capacità di approvvigionamento, ricavi, numero di cessioni, grado di inserimento e ruolo del singolo nel sodalizio.
  • Per contestare l'adeguatezza della custodia in carcere e ottenere misure meno afflittive (es. arresti domiciliari con controlli ex art. 275-bis) la difesa deve fornire elementi concreti che dimostrino la cessazione degli elementi di rischio (es. interruzione verificabile dei contatti criminali, perdita di capacità di approvvigionamento, comprovata attività di vita lecita e stabile e altri elementi oggettivi).
  • Il giudice deve motivare specificamente se ritiene superata la presunzione cautelare o se opta per misure alternative; le motivazioni basate su valutazioni logiche, quantità/qualità delle emergenze investigative e ruolo dell'indagato sono generalmente ritenute sufficienti, salvo prova contraria specifica.

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