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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9904/2025 del 11/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Roma che aveva rigettato il reclamo contro il decreto ministeriale di prima applicazione del regime di detenzione speciale di cui all'art. 41-bis, comma 2, Ord. pen. Il ricorrente contestava la valutazione del Tribunale sostenendo che il giudice avesse frainteso il decreto come una proroga anziché come prima applicazione, e che, per la prima applicazione, fosse necessario provare concretamente l'attualità dei rapporti del detenuto con l'organizzazione mafiosa. Sosteneva inoltre che la sua appartenenza a organizzazione mafiosa non fosse stata giudizialmente accertata né suffragata da indizi o precedenti pertinenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha rilevato che, nonostante alcuni lapsus formali nell'ordinanza impugnata (indicazione erronea di “proroga”), la motivazione del Tribunale di sorveglianza ha affrontato correttamente la natura di prima applicazione e ha valutato in modo congruo gli indici di pericolosità qualificata desunti dal decreto ministeriale (posizione di vertice nell'organizzazione, piena operatività del sodalizio, capacità di controllo del territorio, inidoneità della carcerazione a incidere sui collegamenti e sul ruolo di comando). La Corte ha ritenuto tali elementi sufficienti, pur non essendo tutti basati su giudicato, in quanto dotati di solida consistenza dimostrativa per giustificare la sospensione delle regole ordinarie di trattamento. Ha inoltre confermato che il regime differenziato può essere applicato anche a soggetti imputati sottoposti a custodia cautelare. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 41-bis, Ordinamento Penitenziario (legge 26 luglio 1975, n. 354)

    Il regime detentivo speciale può essere applicato anche in prima applicazione quando sussistano indici positivi e attuali della pericolosità e dei collegamenti con l'associazione mafiosa di provenienza; non è richiesto che tutti gli elementi poggino su giudicato, purché gli indici siano solidi e dimostrativi

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma usata per la condanna alle spese processuali del ricorrente in Cassazione

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione citata

    Sez. 1, n. 36707 del 15/06/2021 (Gualtieri); Sez. 2, n. 5807 del 18/01/2017 (Zaharia); Sez. 1, n. 19093 del 09/05/2006 (Strisciuglio)

    Linea interpretativa secondo cui, anche in prima applicazione del 41-bis, rileva il pericolo dei collegamenti con l'associazione mafiosa desumibile da elementi positivi e attuali; la valutazione del giudice di merito sugli indici di pericolosità è sindacabile limitatamente ai vizi estremi, essendo insindacabile quando non fittizia o apparente

Massime di principio

  • Per la prima applicazione del 41-bis non è necessario che tutti gli elementi dimostrativi poggino su giudicato: bastano indici concreti, attuali e solidi che attestino la pericolosità e i collegamenti con l'organizzazione mafiosa
  • Un lapsus formale nella qualificazione del provvedimento (es. indicarlo come proroga) non invalida la decisione se la motivazione dimostra di aver valutato la reale natura del provvedimento
  • Gli indici rilevanti includono posizione di vertice nel sodalizio, operatività dell'organizzazione, capacità di controllo del territorio e inidoneità della detenzione precedente a incidere sui collegamenti o sul ruolo di comando
  • Il regime differenziato può essere applicato anche a soggetti non ancora condannati (imputati) purché siano presenti elementi di pericolosità e di collegamento con l'associazione previsti dalla normativa
  • La valutazione del giudice di merito sugli elementi di pericolosità è sostanzialmente discrezionale e difficilmente sindacabile dalla Corte di Cassazione se fondata e non apparente

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