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Cassazione Civile, Ordinanza n. 35336/2023 del 18/12/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (impresa)

La controversia

L'associazione ricorrente aveva promosso azione ex art. 140 del Codice del consumo e art. 37 d.lgs. 206/2005 chiedendo di vietare alla società la prosecuzione di una condotta ritenuta lesiva dei diritti dei consumatori, consistente nell'applicazione di orari di apertura delle sale slot ritenuti contra legem. In fatto, sosteneva che un'ordinanza del Sindaco di Milano fissasse orari ristretti di esercizio delle sale giochi, ma le sale gestite dalla convenuta risultavano, secondo video realizzati da volontari, aperte oltre tali limiti. La società resistentge contestava la sussistenza di un danno o di una lesione concreta dei consumatori e richiamava l'intesa raggiunta in sede di Conferenza Unificata nel 2017. Il Tribunale aveva rigettato la domanda per difetto di prova sull'effettiva idoneità della limitazione oraria a incidere sulla ludopatia; la Corte d'appello aveva confermato il rigetto ritenendo non provata, con riferimento alla situazione locale, la specifica idoneità della misura a ridurre il gioco d'azzardo. Con il ricorso per cassazione l'associazione deduceva, con il primo motivo, violazione dell'art. 2697 c.c., assumendo che i giudici di merito avessero erroneamente posto a suo carico un onere probatorio non dovuto e che, invece, essa avesse provato legittimazione, condotta e illegittimità tramite videoregistrazioni, mentre la controparte non aveva offerto prova contraria. Con il secondo motivo censurava la regolazione delle spese di lite, chiedendone la compensazione in considerazione della propria natura di ente para-pubblicistico e della funzione sociale svolta.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondati entrambi i motivi. Ha chiarito che la sentenza impugnata non aveva attribuito rilevanza decisiva all'intesa del 2017, ma si era limitata a richiamare i contrapposti orientamenti amministrativi; soprattutto, ha escluso la violazione dell'art. 2697 c.c. perché i giudici di merito non avevano invertito l'onere della prova, ma avevano correttamente ritenuto che spettasse all'associazione dimostrare, con elementi specifici e riferiti al territorio comunale di Milano, che la violazione degli orari fosse concretamente idonea a tutelare la salute dei consumatori e a incidere sulla ludopatia. La Corte ha osservato che il ricorso sollecitava in realtà una nuova valutazione del merito, inammissibile in sede di legittimità, e che i materiali prodotti erano generici o riferiti ad ambiti territoriali diversi. Anche il motivo sulle spese è stato respinto, poiché la soccombenza va rapportata all'esito effettivo della lite e la compensazione è rimessa al prudente apprezzamento del giudice di merito, insindacabile in cassazione se non nei limiti stretti del vizio motivazionale. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna della ricorrente alle spese e con atto della sussistenza dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 140 d.lgs. n. 206 del 2005

    Norma posta a base dell'azione inibitoria dell'associazione a tutela dei consumatori.

  • art. 37 d.lgs. 206/2005

    Richiamato quale base della domanda di inibitoria della condotta ritenuta lesiva dei diritti dei consumatori.

  • ordinanza del Sindaco del Comune di Milano n. 63/2014

    "l'orario di esercizio delle sale giochi è fissato dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 18.00 alle ore 23.00 di tutti i giorni, festivi compresi"

    Costituiva il provvedimento amministrativo di riferimento la cui violazione era denunciata dall'associazione.

  • art. 2697 c.c.

    La violazione della norma è configurabile solo se il giudice attribuisce l'onere della prova alla parte sbagliata; non quando si contesta la valutazione delle prove effettuata dal giudice di merito.

  • art. 2 codice del consumo

    Richiamato dal ricorrente come parametro della tutela dei consumatori asseritamente violata.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Norma processuale in base alla quale il ricorso è stato trattato in camera di consiglio.

  • art. 13, comma 1-quater d.P.R. n. 115 del 2002

    Richiamato nel dispositivo per l'obbligo dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • La violazione dell'art. 2697 c.c. è censurabile in cassazione solo quando il giudice abbia ripartito erroneamente l'onere della prova tra le parti; non è invece configurabile quando il ricorrente contesti la sola valutazione del materiale probatorio compiuta dal giudice di merito.
  • Chi invochi un'azione inibitoria fondata sulla lesione di interessi dei consumatori deve provare, con elementi specifici e pertinenti al caso concreto, che la condotta denunciata sia effettivamente idonea a produrre il pregiudizio allegato; non bastano deduzioni generiche, fatti notori o dati riferiti a contesti territoriali diversi.
  • Quando una misura amministrativa di limitazione degli orari di attività è giustificata da esigenze di tutela della salute o di contrasto a fenomeni patologici, occorre una prova concreta e territorialmente specifica della sua necessità e della sua efficacia proporzionata rispetto allo scopo perseguito.
  • In tema di spese processuali, la soccombenza va valutata in base all'esito effettivo del giudizio e la compensazione resta rimessa al discrezionale apprezzamento del giudice di merito, la cui scelta non è censurabile in cassazione per il solo fatto che non sia stata esplicitamente motivata.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniSpese di liteClausole vessatorie
RamiProcesso civileConsumatori
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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