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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22837/2022 del 13/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha concesso la detenzione domiciliare ma ha respinto l'affidamento in prova ai servizi sociali per carenza o illogicità della motivazione, sostenendo che non sia stato fornito un ragionamento rafforzato per ammettere il passaggio a una misura alternativa più ampia, anche alla luce della presunta cessazione della attività delinquenziale del ricorrente.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto congrua e motivata l'ordinanza impugnata: il Tribunale di Sorveglianza ha escluso l'affidamento in prova perché l'Uepe non ha potuto accertare le condizioni lavorative del detenuto per la scelta di quest'ultimo di non far conoscere al datore di lavoro la sua condizione di condannato, impedendo così la verifica dell'effettivo avvio del percorso risocializzante. La Corte ha inoltre richiamato la natura discrezionale del giudizio prognostico e il principio per cui una sola ragione plausibile può giustificare la scelta. Condanna del ricorrente alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Cass. Sez. 1, sent. n. 4137 del 19/10/1992 (Gullino)

    Principio secondo cui il giudizio prognostico è largamente discrezionale e può fondarsi anche su una sola ragione plausibile atta a rendere improbabile il successo dell'affidamento.

  • Cass. Sez. 1, sent. n. 4390 del 20/12/2019 (Nicolai)

    Ai fini della concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale, pur non potendosi prescindere dalla natura e dalla gravità dei reati per cui è stata irrogata la pena in espiazione, quale punto di partenza dell'analisi della personalità del soggetto, è tuttavia necessaria la valutazione della condotta successivamente serbata dal condannato, essendo indispensabile l'esame anche dei comportamenti attuali del medesimo, attesa l'esigenza di accertare non solo l'assenza di indicazioni negative, ma anche la presenza di elementi positivi che consentano un giudizio prognostico di buon esito della prova e di prevenzione del pericolo di recidiva

    Per l'ammissione all'affidamento è indispensabile valutare i comportamenti attuali e la presenza di elementi positivi che rendano probabile il buon esito della prova e la prevenzione della recidiva.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali della parte soccombente.

Massime di principio

  • La concessione dell'affidamento in prova richiede non solo l'assenza di elementi negativi ma anche prova di comportamenti positivi e dell'avvio di un percorso risocializzante; l'assenza di tali elementi giustifica misure alternative meno ampie (es. detenzione domiciliare).
  • Il giudizio prognostico del giudice sulle misure alternative è in larga parte discrezionale: una sola ragione plausibile e motivata può legittimare il diniego dell'affidamento.
  • Il rifiuto del detenuto di consentire alle autorità (Uepe) le verifiche necessarie, ad esempio presso il datore di lavoro, può costituire motivo legittimo per escludere l'affidamento in prova.
  • In sede di legittimità le censure meramente fattuali che non confutano la logica e i presupposti giuridici dell'ordinanza di merito difficilmente ottengono accoglimento.
  • Per migliorare le probabilità di ottenere l'affidamento: cooperare con l'Uepe, fornire prove di stabilità lavorativa e di rete di supporto, dimostrare comportamenti positivi recenti e consentire le verifiche richieste.

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