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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30785/2023 del 17/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che disponeva il versamento alla Cassa delle Ammende dei saldi di due conti correnti intestati al ricorrente (Conto Credem n. 1240 per euro 79.787,72 e conto Poste n. 000095688255 per euro 5.791,96). Il ricorrente, tramite difensore, deduceva violazione di legge e vizio di motivazione lamentando che la Corte territoriale aveva illegittimamente invertito l'onere della prova richiedendo a lui la dimostrazione della lecita provenienza delle somme senza che fosse stato effettuato alcun accertamento patrimoniale o indagine sulla sua attività lavorativa (sostiene di avere svolto attività imprenditoriale nei settori della ristorazione e dell'edilizia negli anni 2006 e 2008). Il ricorso rilevava quindi la carenza istruttoria e la mancata verifica della titolarità effettiva delle somme sequestrate.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio per nuovo giudizio. Ha ritenuto la motivazione del provvedimento impugnato apparente perché fondata esclusivamente sul fatto che il ricorrente non avesse dimostrato la legittimità delle somme; la Corte ha precisato che, seguendo la pronuncia della Cassazione del 14/12/2021 che aveva disposto la restituzione "all'avente diritto", il giudice dell'esecuzione deve accertare l'effettiva titolarità dei beni e l'eventuale provenienza illecita. In assenza di prova dell'illiceità, non è possibile trattenere le somme e queste devono essere restituite al soggetto che risulterà titolare. Pertanto l'ordinanza è stata annullata e la causa rinviata alla Corte di Appello di Cagliari per un nuovo giudizio sul punto.

Norme richiamate

  • art. 667 cod. proc. pen., comma 4

    art. 667, comma 4 cod. proc. pen.

    La disposizione disciplina l'opposizione in sede di esecuzione; in questo contesto il giudice dell'esecuzione decide sulla sorte dei beni sottoposti a sequestro e deve verificare la titolarità e la legittima provenienza prima di disporre il versamento alla Cassa delle Ammende

  • Corte di Cassazione, sentenza 14/12/2021

    la Corte di Cassazione ha annullato "in parte qua" e ha ordinato la restituzione "all'avente diritto"

    Principio secondo cui, in assenza di prova dell'illiceità delle somme, il giudice deve restituire quanto in sequestro al soggetto che risulterà avere il diritto; tale pronuncia vincola il giudice dell'esecuzione a verificare la titolarità effettiva prima di disporre confisca o versamento alla Cassa delle Ammende

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione deve accertare l'effettiva titolarità delle somme sequestrate e non può limitarsi a disporre il versamento alla Cassa delle Ammende senza adeguata istruttoria.
  • L'onere di provare la provenienza illecita delle somme grava sull'organo accertatore: in assenza di prove dell'illiceità, le somme devono essere restituite al titolare/"avente diritto".
  • Non è ammissibile un'illegittima inversione dell'onere della prova che imponga al ricorrente di dimostrare l'origine lecita delle somme senza che la pubblica accusa abbia prodotto elementi che rendano plausibile la loro provenienza delittuosa.
  • Se il ricorrente allega attività imprenditoriali o redditi compatibili con i saldi, il giudice deve valutare o disporre indagini patrimoniali (documenti fiscali, contabili, movimenti bancari, testimonianze) prima di decidere sulla restituzione o confisca.
  • Se le somme risultano intestate formalmente a una persona ma potrebbero appartenere a terzi, il giudice è tenuto a verificare la titolarità effettiva prima di procedere a misure definitive.
  • Per la difesa: produrre documentazione fiscale e contabile, chiedere acquisizione di dati bancari e indagini patrimoniali, e segnalare l'eventuale inversione dell'onere della prova è strategia utile per ottenere il riesame o la restituzione provvisoria.

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