Cassazione Penale, Sentenza n. 27576/2026 del 22/07/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il condannato ha impugnato l'ordinanza della Corte di assise di Forlì, giudice dell'esecuzione, che aveva respinto la richiesta di applicazione della disciplina della continuazione tra due sentenze irrevocabili: una per reati di spaccio di stupefacenti commessi il 24 marzo 2020 e in date antecedenti, e una per evasione commessa il 17 maggio 2020. Secondo il ricorrente, il giudice dell'esecuzione avrebbe errato nel negare il medesimo disegno criminoso, omettendo di valorizzare la prossimità temporale e spaziale tra i fatti, la connessione tra i procedimenti penali e la condizione di tossicodipendenza, che avrebbe legato le due vicende. La Procura Generale ha chiesto l'inammissibilità del ricorso.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto infondato il ricorso e lo ha rigettato. Ha osservato che l'ordinanza impugnata aveva motivato in modo non manifestamente illogico l'assenza di una volizione criminale unitaria, rilevando che la misura cautelare violata con l'evasione era stata disposta solo dopo gli episodi di spaccio, che l'episodio di evasione era estemporaneo e che non emergeva alcun collegamento con la precedente attività di spaccio. Ha inoltre precisato che la mera prossimità temporale e spaziale è solo un indice sintomatico del medesimo disegno criminoso, superabile dalle peculiarità del caso concreto; che il collegamento probatorio tra procedimenti è neutro ai fini della continuazione; e che la tossicodipendenza può rilevare solo se riferita a reati tra loro collegati e dipendenti e in presenza degli altri presupposti dell'art. 81, comma 2, c.p. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 81, comma secondo, cod. pen.
La continuazione richiede l'esistenza di un medesimo disegno criminoso, desumibile da elementi concreti; la tossicodipendenza può rilevare solo in presenza di reati collegati e dipendenti e degli altri presupposti dell'istituto.
art. 385 cod. pen.
Norma incriminatrice del reato di evasione oggetto di una delle sentenze poste a base dell'istanza di continuazione.
art. 73 d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309
Norma incriminatrice dei reati di spaccio di stupefacenti oggetto dell'altra sentenza posta a base dell'istanza di continuazione.
art. 616, comma 1, cod. proc. pen.
In caso di rigetto del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese del procedimento.
art. 52 d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196
In caso di diffusione del provvedimento devono essere omesse le generalità e gli altri dati identificativi.
Massime di principio
- Ai fini dell'applicazione della continuazione in executivis, la sola prossimità temporale e spaziale tra i reati costituisce un indizio del medesimo disegno criminoso, ma non è sufficiente quando il caso concreto presenti elementi incompatibili con una programmazione unitaria.
- La connessione o il collegamento probatorio tra procedimenti penali è circostanza neutra rispetto alla continuazione, perché l'istituto richiede la prova di un elemento psicologico unitario e non la derivazione delle prove da una stessa fonte.
- La preesistenza o meno di una misura cautelare può essere decisiva nel valutare la possibilità di un progetto criminoso unitario: non è logicamente configurabile la deliberazione di violare una misura ancora non adottata al momento dei fatti precedenti.
- La tossicodipendenza del condannato può essere valorizzata come indice del medesimo disegno criminoso solo se i reati siano a essa collegati e dipendenti e solo in presenza degli ulteriori requisiti richiesti dall'art. 81, comma 2, c.p.
- Nel giudizio di legittimità è inammissibile la censura che denunci omessa motivazione su deduzioni generiche o non specificamente sviluppate davanti al giudice di merito.
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