Cassazione Penale, Sentenza n. 14720/2026 del 23/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnano la convalida del sequestro probatorio (veicolo DAF con rimorchio e 15.052,80 kg di prodotto) sostenendo: 1) omissione e insufficienza della motivazione nel decreto di convalida del Pubblico Ministero, in violazione degli artt. 253 e 355 c.p.p., poiché il decreto avrebbe richiamato solo il verbale degli operanti senza esporre le ragioni in fatto e di diritto a sostegno dell'ipotesi delittuosa; 2) il prodotto sequestrato non era "tabacco trinciato" soggetto ad accisa e contrabbando, ma "cascami di tabacco" (classificazione doganale 24013000), non "preparati per la vendita al minuto" (confezionati in cartoni da circa 150 kg), e quindi non assoggettabili ad accisa e non riconducibili al reato di contrabbando, come confermato dagli esami dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati congiuntamente i motivi. Ha richiamato la giurisprudenza e la normativa (in particolare l'art. 39-bis del d.lgs. n. 504/1995 e la Direttiva 2011/64/UE) secondo i quali i "cascami di tabacco" rientrano nella nozione di "tabacco da fumo" soggetto ad accisa solo se "preparati per la vendita al minuto". Gli accertamenti di laboratorio dell'Agenzia delle dogane hanno qualificato il materiale sequestrato quale "cascami di tabacco" non preparati per la vendita al minuto (imballati in cartoni da ~150 kg), condizione incompatibile con la qualificazione come tabacco lavorato soggetto ad accisa. Perciò è venuto meno il fumus commissi delicti per il reato di contrabbando che giustificava il sequestro. La Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale di Udine del 10/12/2025 e il decreto di convalida del 08/09/2025, ha disposto la restituzione dei beni agli aventi diritto e ha ordinato gli adempimenti di comunicazione alla Procura generale ai sensi dell'art. 626 c.p.p.
Norme richiamate
art. 84 d.lgs. n. 141 del 2024
Norma sul reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri; la Corte valuta che l'elemento materiale del reato richiede che il prodotto sia tabacco lavorato soggetto ad accisa, condizione che manca se si tratta di cascami non preparati per la vendita al minuto
art. 39-bis d.lgs. 26 ottobre 1995, n. 504
"[i] tabacchi lavorati sono sottoposti ad accisa" e la definizione che include, tra i tabacchi da fumo, "i cascami di tabacco preparati per la vendita al minuto"
La norma distingue il "tabacco trinciato" dal "cascame di tabacco" e stabilisce che i cascami rientrano nell'ambito dei tabacchi soggetti ad accisa solo se "preparati per la vendita al minuto"; la Corte applica questa distinzione per escludere l'assoggettabilità ad accisa dei cascami non confezionati per la vendita al minuto
Direttiva 2011/64/UE (art. 5, par. 1)
"Ai fini della presente direttiva, per tabacchi da fumo si intendono: a) il tabacco trinciato ...; b) i cascami di tabacco preparati per la vendita al minuto ..."
La direttiva UE fornisce la stessa nozione interpretativa adottata dalla normativa nazionale: i cascami sono considerati tabacco da fumo soggetto ad accisa solo se predisposti per la vendita al minuto; la Corte la richiama come supporto ermeneutico
artt. 253 e 355 c.p.p.
Richiamati in relazione all'obbligo di motivazione dei provvedimenti di convalida di perquisizione e sequestro; la doglianza concernente la mancanza o insufficienza di motivazione del decreto di convalida è rilevante e può integrare motivo di cassazione per violazione di legge se la motivazione è assente o apparente
art. 324, comma 7, c.p.p.; art. 240, commi 2 e 3 c.p.; art. 94, comma 1 d.lgs. n. 141/2024
Norme richiamate nella contestazione e nella ricostruzione del quadro normativo rilevante per qualificare il fatto e le conseguenze penali; sono state considerate nel quadro complessivo per valutare la sussistenza del fumus del reato
art. 626 c.p.p.
Norma procedurale: la Corte dispone che la Cancelleria provveda alla comunicazione al Procuratore generale per gli adempimenti di competenza dopo l'annullamento senza rinvio
Massime di principio
- La qualificazione del prodotto sequestrato ("tabacco trinciato" vs "cascami di tabacco") è decisiva: i cascami non "preparati per la vendita al minuto" non rientrano nella categoria dei tabacchi lavorati soggetti ad accisa e, quindi, non integrano automaticamente il reato di contrabbando.
- Le analisi di laboratorio (es. Agenzia delle dogane e dei monopoli) e la documentazione di trasporto (codici doganali, modalità di confezionamento, peso dei colli) sono elementi probatori determinanti per l'inquadramento fiscale e penale del prodotto.
- Il Pubblico Ministero e il giudice che convalidano il sequestro devono fornire una motivazione concreta e specifica collegando i fatti, la natura del bene e la normativa applicabile: la mera richiamazione del verbale degli operanti senza argomentazione non è sufficiente se la qualificazione giuridica del bene è controversa.
- Il packaging e il formato di vendita sono indici rilevanti: materiali confezionati in grandi colli (es. cartoni da oltre 100-150 kg) risultano difficilmente compatibili con la "preparazione per la vendita al minuto" e possono favorire la restituzione in caso di contestazione.
- In presenza di elementi tecnici favorevoli alla difesa (esiti di laboratorio contrari alla qualificazione del prodotto come assoggettabile ad accisa), il giudice della legittimità può annullare senza rinvio l'atto di sequestro per mancanza del fumus commissi delicti e disporre la restituzione dei beni.
- Chi subisce il sequestro dovrebbe tempestivamente acquisire e allegare (nelle fasi di riesame/impugnazione) certificazioni analitiche e documentazione commerciale/doganale che attestino la natura e la destinazione del prodotto per ottenere il riesame favorevole.
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