Cassazione Penale, Sentenza n. 15110/2023 del 11/04/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso contestava la confisca di 220 euro e di due telefoni cellulari, sostenendo l'assenza di prova del nesso di pertinenzialità tra i beni sequestrati e il delitto per cui si procedeva (detenzione illecita di sostanze stupefacenti, art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309). In particolare veniva censurata la motivazione ritenuta carente e contraddittoria con riferimento all'origine del denaro e del collegamento dei telefoni con l'attività illecita.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alla confisca del denaro e dei telefoni cellulari. Ha rilevato l'insufficienza e la contraddittorietà della motivazione della Corte di appello: da un lato i giudici avevano affermato che l'attività di spaccio era in atto, dall'altro avevano ritenuto che la somma fosse provento di precedente spaccio, senza fornire un nesso logico e probatorio adeguato. Inoltre non era offerta alcuna motivazione specifica sulla pertinenzialità dei telefoni. Richiamando la giurisprudenza secondo cui non sono confiscabili somme che provengono da precedenti cessioni quando manca il necessario nesso di funzionalità o derivazione, la Cassazione ha annullato senza rinvio la parte della sentenza impugnata relativa alla confisca e ha disposto la restituzione del denaro e dei telefoni all'imputato.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 5
Norma che sanziona la detenzione illecita di sostanze stupefacenti; nel caso oggetto del ricorso è il reato di riferimento rispetto al quale si è disposta la confisca dei beni sequestrati
Codice penale, art. 240 (confisca)
La confisca ex art. 240 richiede un nesso di pertinenzialità o derivazione tra i beni e il reato (nexus funzionale/derivazionale). La Corte ha ribadito che, in assenza di prova di tale nesso, non è legittima la confisca delle somme ritenute provento di reati di spaccio
Decreto-legge 18 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 (conv. L. 176/2020) e Decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, art. 16, comma 1 (conv. L. 15/2022)
Norme procedurali che permettono il trattamento cartolare del procedimento in Cassazione; qui segnalate per spiegare la modalità di trattazione del ricorso
Massime di principio
- Per disporre la confisca ai sensi dell'art. 240 cod. pen. è necessario provare il nesso di pertinenzialità o di derivazione tra i beni e il reato: non basta l'ipotesi o l'asserita mancanza di attività lavorativa del soggetto
- Nelle ipotesi di detenzione di stupefacenti (art. 73 DPR 309/1990) la confisca del denaro richiede una motivazione rigorosa che dimostri la funzionalità del denaro rispetto all'attività di spaccio; somme ritenute provento di precedenti cessioni non sono automaticamente confiscabili
- La motivazione deve essere coerente e priva di contraddizioni: affermare contemporaneamente che l'attività illecita era in atto e che i soldi sono provento di un'attività "pregressa" senza spiegare il nesso rende la confisca non giustificata
- La confisca di strumenti (es. telefoni cellulari) impone motivazioni specifiche che colleghino l'oggetto al reato (es. uso per l'organizzazione o documentazione di scambi); l'assenza di motivazione sugli specifici beni comporta l'annullamento della misura
- La Corte di Cassazione può annullare senza rinvio la parte della decisione viziata quando la correzione non richiede un nuovo esame del merito o quando l'annullamento è limitato a specifici profili della sentenza impugnata
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