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Cassazione Civile, Ordinanza n. 33316/2022 del 11/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia origina da una domanda risarcitoria proposta da un proprietario contro un Comune per l'illegittima occupazione di un fondo e per la sua irreversibile trasformazione. In primo grado il Tribunale aveva ritenuto inesistente il decreto di esproprio prodotto dall'ente e aveva quindi condannato il Comune al risarcimento. In appello la decisione era stata riformata, riconoscendo la validità del decreto di esproprio; successivamente la Corte di cassazione, con ordinanza del 15 aprile 2019, aveva rigettato il ricorso del proprietario. Quest'ultimo ha quindi chiesto la revocazione ex artt. 391-bis e 395, n. 4, c.p.c., deducendo errore di fatto: a suo dire la Corte di cassazione avrebbe travisato il contenuto della sentenza d'appello n. 15/1999, perché da essa non sarebbe emersa soltanto la mancata prova della produzione del decreto di esproprio, ma l'affermazione che il decreto non risultava affatto emesso, con conseguente giudicato sull'inesistenza sostanziale dell'atto. Il Comune ha resistito sostenendo l'infondatezza e l'inammissibilità della revocazione.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. Ha escluso che la censura integrasse un errore di fatto revocatorio, rilevando che il ricorrente non denunciava una mera svista percettiva su un dato incontestato, ma contestava la qualificazione giuridica data dalla precedente ordinanza al contenuto della sentenza d'appello del 1999 e al relativo giudicato. Secondo la Corte, infatti, quella pronuncia aveva deciso l'inammissibilità dell'opposizione alla stima per mancata prova dell'esistenza del decreto di esproprio quale condizione dell'azione, e il relativo giudicato riguardava solo il fatto processuale della mancata prova alla data della decisione, non l'inesistenza sostanziale del provvedimento. La Corte ha quindi confermato la correttezza dell'ordinanza revocanda e ha condannato il ricorrente alle spese, dando altresì atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 391-bis c.p.c.

    è il rimedio esperibile avverso le sentenze e le ordinanze della Corte di cassazione nei casi previsti dalla legge, ma non consente di dedurre errori di diritto o di valutazione

  • art. 395, n. 4, c.p.c.

    l'errore revocatorio rilevante è solo l'errore di fatto risultante dagli atti, non l'errore di diritto o di giudizio

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione, sussistono i presupposti per il pagamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato

Massime di principio

  • L'errore revocatorio davanti alla Corte di cassazione presuppone una falsa percezione di un fatto risultante in modo immediato e incontestabile dagli atti; non è configurabile quando la censura investe la ricostruzione giuridica della decisione o la sua interpretazione.
  • Non può essere fatto valere come errore di fatto, ai fini della revocazione, il presunto omesso rilievo di un giudicato interno o esterno, poiché si tratta di questione di diritto concernente l'estensione e gli effetti del giudicato.
  • L'errore di fatto revocatorio deve riguardare un punto non controverso e decisivo; se il fatto era oggetto di specifico contrasto tra le parti, la revocazione è inammissibile.
  • Quando una precedente decisione ha dichiarato l'inammissibilità di una domanda per mancanza di prova di una condizione dell'azione, il giudicato si estende al dato processuale della mancata prova, non necessariamente all'esistenza sostanziale del fatto o dell'atto dedotto.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della prova

Testo integrale

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