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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11705/2023 del 20/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di appello che lo ha condannato per reati di bancarotta in relazione alla fallita societa Lavorincorso s.r.l. Le accuse, ritenute dai giudici di merito, sono che in qualità di amministratore abbia distratto crediti per euro 133.521,82 e contanti per euro 11.501,66, consegnato solo parte delle scritture contabili impedendo la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari, destinato i ricavi a esigenze diverse da quelle sociali e omesso il pagamento di imposte, tasse e contributi per euro 176.000,00, cagionando il dissesto societario. In Cassazione il ricorrente ha dedotto: (i) vizio di motivazione per presunta illogicità della ricostruzione della volontà dolosa e mancata considerazione di testi e documenti della difesa e dei rapporti con la societa Gruppo Mz s.r.l.; (ii) vizio di motivazione e mancata assunzione di prova decisiva relativa alla testimonianza del ragioniere Savo, la cui escussione era stata revocata per presunta irreperibilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto che le doglianze del ricorrente ammiccano a una rivalutazione del merito e non denunciano un travisamento della prova o una manifesta illogicità della motivazione; ha inoltre ritenuto adeguata e coerente la motivazione della Corte di appello, che ha risposto alle censure, compresa la valutazione delle dichiarazioni del curatore e dei rapporti con Gruppo Mz s.r.l.. Sul secondo motivo ha ritenuto che la prova omessa (testimonianza di Savo) non sia stata dimostrata come decisiva: il ricorrente non ha fornito elementi volti a mostrare che, se escussa, avrebbe certamente determinato diversa pronuncia, né ha indicato in modo specifico quali ulteriori ricerche sarebbero state svolte per reperire il teste. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende pari a euro 3.000,00 ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    il motivo relativo a prova decisiva deve dimostrare che l'eventuale acquisizione della prova avrebbe certamente determinato diversa pronuncia; i vizi di motivazione non possono essere usati come pretesto per rivalutare il merito quando manchi indicazione di travisamento della prova o manifesta illogicità

  • art. 616 cod. proc. pen.

    prevede la condanna alle spese e la sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per una nuova valutazione del merito: le censure di motivazione che si limitano a proporre una diversa lettura delle prove sono inammissibili
  • Per lamentare travisamento della prova o manifesta illogicità della motivazione occorre puntare a specifici elementi del testo motivazionale che dimostrino l'errore; mere contestazioni generiche non bastano
  • La prova omessa invocata in Cassazione va qualificata come "decisiva" secondo il parametro giurisprudenziale: il ricorrente deve dimostrare che, se acquisita, avrebbe certamente prodotto una diversa decisione
  • Quando la motivazione di merito indica ragioni per le quali la prova omessa non avrebbe inciso sul giudizio (ad esempio incidenza marginale rispetto al dissesto accertato), il ricorrente deve fornire elementi concreti per ribaltare tale valutazione
  • In caso di accertata irreperibilità di un teste, l'onere di provare che non sono state effettuate ricerche adeguate grava sul ricorrente e richiede indicazioni specifiche su quali ulteriori indagini sarebbero state compiute
  • La declaratoria di inammissibilità comporta conseguenze economiche per il ricorrente: pagamento delle spese processuali e possibile sanzione pecuniaria ex art. 616 c.p.p.

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