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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7/2022 del 03/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Roma dell'8/11/2017 che confermò la condanna per tentato sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.). La difesa deduceva violazioni di legge e vizi di motivazione: mancata derubricazione in favoreggiamento personale (art. 378 c.p.), carenza di atti idonei al tentativo (art. 56 c.p.), necessità di derubricazione in tentata rapina, errori circa la mancata rinnovazione dell'istruttoria e omissioni nella valutazione dell'attendibilità del collaboratore/le teste (art. 192, comma 3 c.p.p.), oltre ai profili di motivazione denunciati ai sensi dell'art. 606 c.p.p. (lett. b) ed e)). La difesa sosteneva che il Massari non fosse a conoscenza o non avesse partecipato consapevolmente al progetto criminoso e che, al più, potesse configurarsi favoreggiamento o mera attività preparatoria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ("il ricorso non merita accoglimento"). Ha ritenuto logica e sufficiente la motivazione dei giudici di merito circa l'attendibilità delle dichiarazioni del collaboratore Leone e la loro concordanza con elementi esterni (ritrovamento del lampeggiante, fori e cablaggi sull'auto del Massari, conversazioni intercettate, dichiarazioni sul ruolo assegnato al Massari). Ha confermato che la partecipazione del Massari come autista predisposto per agevolare la fuga integra il concorso nel delitto di sequestro a scopo di estorsione (art. 110 c.p.), escludendo la derubricazione in favoreggiamento o in tentata rapina. Ha inoltre ritenuto inammissibile la censura sulla mancata rinnovazione dell'istruttoria, richiamando il carattere eccezionale dell'istituto in appello e ritenendo l'istruttoria di primo grado esaustiva. In sintesi, la condanna e la qualificazione del reato pronunciate in primo e secondo grado sono state confermate e il ricorso è stato respinto.

Norme richiamate

  • art. 630 cod. pen.

    Rilevata come norma sostanziale contestata: il delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione è stato ritenuto integrato dall'insieme di prove (ruolo di autista, preparazione dell'auto, conversazioni, piano criminoso) e la partecipazione anche come aiuto per la fuga è stata qualificata come concorso nel reato principale.

  • art. 110 cod. pen.

    Applicata per affermare il principio di concorso di persone: anche il contributo materiale o morale, se conosciuto e volontario e funzionale alla realizzazione del reato complessivo, rende ciascun partecipante responsabile del reato principale.

  • art. 378 cod. pen.

    Richiamata come possibile derubricazione invocata dalla difesa (favorggiamento personale); la Corte ha escluso tale derubricazione perché ritenuta provata la consapevolezza e il contributo al progetto criminoso.

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato rispetto alla questione del 'tentativo': la Corte ha ritenuto che gli atti preparatori e la disponibilità dell'auto modificata per la fuga costituissero contributo idoneo alla realizzazione del reato e non mera attività priva di pericolosità rilevante per il tentativo.

  • art. 603 cod. proc. pen.

    Richiamato nella discussione sulla rinnovazione dell'istruttoria: la Corte ha ritenuto che la rinnovazione in appello sia un rimedio eccezionale e che non sussistessero i presupposti per disporla, avendo il primo grado svolto istruttoria esaustiva.

  • art. 192, comma 3, cod. proc. pen.

    Invocato dalla difesa in relazione alla valutazione dell'attendibilità del collaboratore: la Corte ha ritenuto adeguata e logica la valutazione dei giudici di merito, che hanno motivato l'attendibilità con elementi esterni di riscontro.

  • art. 606, primo comma, lettere b) ed e), cod. proc. pen.

    Norme procedurali utilizzate per formulare i motivi di cassazione (vizio di motivazione, contraddittorietà, inosservanza di norme processuali): la Corte le ha esaminate e respinte ritenendo la motivazione dei giudici di merito logica e sufficiente.

  • art. 112 n.1 cod. pen.

    Richiamato nel contesto della sentenza di primo grado come aggravante contestata, sulle quali erano state comunque ritenute prevalenti le circostanze attenuanti generiche; non riformato in Cassazione.

  • art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020

    Norma procedurale richiamata per spiegare che il processo in Cassazione si è svolto con contraddittorio scritto in assenza di richiesta di discussione orale.

Massime di principio

  • La partecipazione materiale anche se limitata (es. autista predisposto per la fuga) può integrare il concorso in reati gravi se il partecipante era consapevole del piano criminoso; non è necessario che abbia tenuto condotte coercitive direttamente sulle vittime.
  • La credibilità di un collaboratore o di un teste può essere adeguatamente valorizzata quando le sue dichiarazioni sono corroborate da elementi esterni concreti (oggetti rinvenuti, intercettazioni, comportamenti coerenti), e la Corte può ritenere attendibile la sua ricostruzione anche se vi siano precedenti contraddizioni purché spiegate e contestualizzate.
  • La derubricazione del reato (es. da sequestro estorsivo a favoreggiamento o a tentata rapina) richiede che emerga in modo chiaro l'assenza di consapevolezza o di contributo funzionale al progetto criminoso; la mera presenza o contiguità ai fatti non basta.
  • Gli atti preparatori o la predisposizione di mezzi idonei (es. veicolo con lampeggiante/sirena) possono avere rilevanza penale se dimostrano la volontà di contribuire a un reato complesso; la distinzione tra preparazione e partecipazione dipende dall'idoneità e dalla consapevolezza del soggetto.
  • La rinnovazione dell'istruttoria in appello è un rimedio eccezionale: il giudice d'appello valuta la necessità in base alla presunzione di completezza dell'istruttoria di primo grado e può rifiutare la rinnovazione se ritiene gli atti sufficienti per decidere.
  • Le censure di motivazione in Cassazione richiedono che emerga una specifica illogicità, contraddittorietà o carenza della motivazione dei giudici di merito; valutazioni logiche e corroborate resistono al sindacato di legittimità.
  • Quando si contesta l'attendibilità di un collaboratore occorre indicare elementi concreti che ne compromettano la plausibilità e mostrare perché gli elementi di riscontro esterni non valgano a corroborare le sue dichiarazioni.

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