Cassazione Civile, Sentenza n. 22351/2022 del 15/07/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente chiedeva il risarcimento danni per la presunta revoca senza giusta causa dalla carica di amministratore delegato e il pagamento delle spettanze previste da una scrittura privata del 25.3.2010. Sosteneva che, dopo il piano di ristrutturazione e la costituzione di Pansac International, la Nuova Pansac e i soci (tra cui Lori) avevano eluso gli obblighi contrattuali; anche Unicredit sarebbe corresponsabile per avere mancato di votare in favore di un accordo sui compensi e per aver assunto impegni nei confronti del Gandolfi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Gandolfi e confermato le decisioni dei giudici di merito. Ha ritenuto che la cessazione della carica derivasse dalla delibera di messa in liquidazione della Nuova Pansac e dagli effetti di legge (iscrizione nel registro delle imprese), non da una revoca ingiustificata idonea a generare pretese risarcitorie secondo le clausole contrattuali riferite alla revoca ex art. 2383 c.c.. La liquidazione è stata considerata fattispecie diversa dalla revoca: comporta la fine dell'amministrazione imprenditoriale e non la semplice sostituzione degli amministratori, sicché non si configurano automaticamente le penali previste dal contratto. Quanto a Unicredit, la Corte ha ritenuto priva di fondamento la responsabilità bancaria: la banca era estranea alla scrittura di nomina, non aveva riconosciuto le spettanze e non risultava vincolata ad esprimere voto favorevole; le trattative e le intese successive non ebbero valore vincolante. Per tali ragioni il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato alle spese.
Norme richiamate
art. 182-bis legge fallimentare
Accordi di ristrutturazione omologati dal tribunale hanno determinato il percorso di risanamento che ha portato alla liquidazione; la decisione di ristrutturazione omologata è elemento fattuale che ha inciso sulla cessazione della gestione.
art. 2383 c.c.
Regola la nomina e la revoca degli amministratori: la revoca ingiustificata può dare luogo a risarcimento, ma la liquidazione non è assimilabile automaticamente a una revoca ai sensi dell'art. 2383; la clausola contrattuale relativa alle penali per revoca va interpretata con riferimento a questa fattispecie.
art. 2487-bis c.c.
art. 2487-bis, comma terzo c.c.
La delibera di liquidazione e la sua successiva iscrizione nel registro imprese producono l'estinzione del mandato degli amministratori per effetto di legge; la cessazione deriva dall'istituto della liquidazione e non costituisce necessariamente revoca risarcibile.
art. 2489 c.c.
I liquidatori possono compiere solo gli atti utili per la liquidazione: la finalità della società cambia, da attività imprenditoriale a conservazione del patrimonio per soddisfare i creditori, con conseguenze sulla gestione e sugli organi sociali.
art. 1256 e art. 1463 c.c.
art. 1256 c.c.; art. 1463 c.c.
Riguardano l'estinzione dell'obbligazione per impossibilità sopravvenuta e la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta; la Corte ha ritenuto superfluo valutare la sussistenza di tali profili perché la cessazione era derivata dall'effetto legale della liquidazione.
art. 112 c.p.c. e art. 360 c.p.c.
art. 112 c.p.c.; art. 360 c.p.c., comma 1 nn. 3 e 5
Sul piano processuale, la mancata motivazione espressa su singoli punti non è viziante quando la decisione implica implicitamente il rigetto della pretesa; i profili di diritto e di fatto valorizzati dal giudice di merito rientrano nel suo apprezzamento e non sono sindacabili in cassazione salvo errori di diritto.
art. 13 D.P.R. n. 115/2002
art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/02
Previsione sulla sussistenza dei presupposti per un ulteriore contributo unificato a carico del ricorrente; la Corte dà atto dell'applicabilità di tale onere.
Massime di principio
- La messa in liquidazione della società, con la relativa iscrizione nel registro delle imprese, determina la cessazione del mandato degli amministratori per effetto di legge e non costituisce automaticamente una "revoca" risarcibile ai sensi delle clausole contrattuali che disciplinano la revoca ex art. 2383 c.c.
- Le clausole contrattuali che prevedono indennità o penali per revoca vanno interpretate rispetto alle fattispecie tipiche di revoca deliberata dall'assemblea; se la cessazione deriva da un provvedimento di liquidazione volto al risanamento o al pagamento dei debiti, le pretese risarcitorie possono non trovare fondamento.
- La revoca tacita o implicita è possibile ma non è automaticamente configurabile ogni qualvolta cambi l'assetto societario; occorre valutare se la vicenda conservi continuità dell'amministrazione o comporti invece la fine dell'attività imprenditoriale.
- La responsabilità di terzi (es. banche) per omissioni o impegni assunti in trattative extracontestuali richiede prova di un effettivo e vincolante impegno: la semplice corrispondenza o trattativa non è sufficiente se non risultano impegni formali e decisioni assembleari vincolanti.
- In sede di cassazione non sono sindacabili le valutazioni di fatto del giudice di merito se adeguatamente motivate; la mancanza di una pronuncia espressa su un singolo motivo non è sempre vizio se la decisione complessiva lo rende superfluo o implica il rigetto della pretesa.
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