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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21013/2024 del 28/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione della sentenza della Corte d'Appello di Venezia del 15/05/2023, per errore di applicazione di legge e vizio di motivazione: il ricorrente censura che non gli sia stata offerta la possibilità di presentare istanza per l'applicazione di una pena sostitutiva ai sensi dell'art. 545‑bis c.p.p., in conformità alla disciplina introdotta dal d.lgs. n.150/2022 che, secondo il ricorrente, richiederebbe la fissazione di un'udienza successiva alla lettura del dispositivo per consentire tale richiesta

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha richiamato la linea giurisprudenziale secondo cui, in sede di appello o in giudizio di rinvio, il giudice non è tenuto ad attivarsi d'ufficio per la sostituzione della pena: è necessaria una manifestazione di volontà preventiva della parte (richiesta del difensore in udienza, nelle conclusioni o con memoria). Nel caso di specie non risulta alcuna iniziativa della difesa volta ad ottenere la pena sostitutiva; pertanto la mancata comunicazione prevista dall'art. 545‑bis c.p.p. non può essere lamentata in sede di impugnazione. Conseguentemente è confermata la determinazione della pena (anni 2, mesi 2 e giorni 20 di reclusione) operata in sede di rinvio e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Sentenza decisa il 30/01/2024.

Norme richiamate

  • art. 545‑bis codice di procedura penale

    comma 1 (richiesta/avviso per applicazione di pena sostitutiva)

    La norma disciplina la possibilità di sostituire pene detentive brevi con pene alternative ma richiede la manifestazione di volontà della parte; il giudice non è tenuto ad attivarsi d'ufficio in sede d'appello o in giudizio di rinvio se la difesa non ha sollecitato l'applicazione della pena sostitutiva

  • d.lgs. n.150 del 2022

    riferimento alla modifica procedurale che prevede la necessità, in certe ipotesi, di fissare udienza dopo la lettura del dispositivo

    Pur avendo introdotto profili procedurali (es. possibilità di fissare udienza successiva), la riforma non impone l'attivazione d'ufficio del giudice in sede d'appello: resta indispensabile la richiesta della parte

  • Giurisprudenza: Sez. H n. 43848 del 29/09/2023

    Conferma che in sede d'appello il difensore deve sollecitare l'esercizio dei poteri di sostituzione delle pene ai sensi dell'art. 545‑bis c.p.p.; l'assenza di tale sollecitazione impedisce poi di dolersi in sede di impugnazione per la mancata comunicazione

  • Giurisprudenza: Sez. VI n. 33027 del 10/05/2023

    Nella stessa direzione: non è dovuta un'attivazione ex officio del giudice per le pene sostitutive in sede d'appello, è necessaria una previa manifestazione di volontà della parte

Massime di principio

  • In sede d'appello (e in giudizio di rinvio) il giudice non è tenuto ad applicare d'ufficio le disposizioni sulle pene sostitutive: la parte deve espressamente richiederle
  • Per ottenere l'applicazione di una pena sostitutiva ai sensi dell'art. 545‑bis c.p.p. il difensore deve manifestare la volontà del cliente in modo formale (conclusioni in udienza, richiesta immediata dopo la lettura del dispositivo o memoria prima della decisione)
  • Le modifiche procedurali introdotte dal d.lgs. n.150/2022 non eliminano l'onere della parte di sollecitare l'intervento del giudice; esse possono richiedere, se invocate, l'istanza della difesa per la fissazione di un'udienza successiva
  • La mancata richiesta difensiva impedisce di fondare un motivo di cassazione basato sulla omissione dell'avviso previsto dall'art. 545‑bis c.p.p.
  • In caso di rigetto del ricorso per questioni procedurali sulla mancata istanza, il ricorrente può essere condannato alle spese processuali

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