Cassazione Penale, Sentenza n. 24213/2023 del 06/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione subita dal 2/7/1997 al 14/5/1998 (poi arresti domiciliari fino al 3/2/1999) per il reato di cui all'art. 74 DPR 309/1990, assolto definitivamente dopo annullamento della sentenza di condanna. Il ricorrente impugnava l'ordinanza della Corte d'Appello di Roma che aveva rigettato l'istanza di riparazione, deducendo vizio di motivazione (art. 606, c.1, lett. e c.p.p.) nella valutazione della sussistenza della colpa grave a suo carico, lamentando che i giudici avevano richiamato in modo generico un compendio indiziario senza indicare le specifiche condotte che avrebbero costituito negligenza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse dato adeguata e congrua motivazione nel ritenere la sussistenza della colpa grave del Garonfolo: la Corte di merito aveva evidenziato l'esistenza di rapporti stabili e 'ambigui' tra l'istante e soggetti poi condannati per associazione finalizzata al narcotraffico, emergenti da un compendio intercettivo (in particolare contatti ripetuti con Cua Rizieri) e dallo stabile approvvigionamento di stupefacenti dall'elemento ritenuto capo dell'associazione. Si è sostenuto che tali elementi potevano legittimamente essere interpretati come indizi di complicità e come causa della falsa apparenza di configurabilità del reato, giustificando così il rigetto dell'istanza di riparazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; nulla è stato riconosciuto all'Amministrazione resistente.
Norme richiamate
art. 74 DPR 309/1990
Norma che individua il reato relativo agli illeciti connessi agli stupefacenti, oggetto dell'originario procedimento penale che ha portato alla detenzione contestata; citata per identificare il reato in relazione al quale si richiedeva la riparazione.
art. 606, comma 1, lett. e, cod.proc.pen.
Ground di cassazione invocato dal ricorrente per vizio di motivazione: la norma disciplina i motivi di ricorso per cassazione e in particolare la censura relativa a carenza o contraddittorietà della motivazione.
Giurisprudenza - Sez. 4, n. 3359 del 22/09/2016 (La Fornara) e Sez. Un., n. 34559 del 26/06/2002 (De Benedictis)
Principio enunciato che, ai fini della riparazione per ingiusta detenzione, il giudice deve valutare ex ante se la condotta dell'istante, pur non integrando necessariamente il reato, abbia creato la falsa apparenza di sua configurabilità; l'accertamento della colpa grave richiede valutazione autonoma e motivata dei fatti e degli indizi disponibili.
Giurisprudenza - Sez. 3, n. 39199 del 01/07/2014 (Pistorio) e Sez. 4, n. 8914 del 18/12/2014 (Dieni)
Principio secondo cui le frequentazioni ambigue con soggetti gravati da precedenti o coinvolti in traffici illeciti possono integrare la condizione ostativa al diritto all'indennizzo, purché il giudice motivi adeguatamente la loro idoneità a costituire indizi di complicità in rapporto alla qualità dei collegamenti.
Massime di principio
- Per ottenere la riparazione per ingiusta detenzione è necessario dimostrare che non si è dato causa, né si è concorso a darla con dolo o colpa grave; il giudice effettua una valutazione ex ante autonoma rispetto al processo penale.
- La semplice assoluzione o l'annullamento della condanna non impedisce che, ai fini della riparazione, il giudice rilevi una colpa grave se sussistono elementi che hanno legittimato l'erroneo convincimento degli organi inquirenti.
- Frequentazioni stabili e 'ambigue' con soggetti notoriamente implicati in attività criminali o il rifornimento continuativo di sostanze illecite possono essere valutati come indizi sufficienti della colpa grave, se il giudice motiva il nesso di concausalità con il provvedimento restrittivo.
- Per contestare in cassazione la motivazione del giudice di merito è necessario mostrare concretamente quale passaggio argomentativo manchi o sia illogico: censure generiche sulla motivazione sono spesso inidonee.
- Il giudice della riparazione deve indicare in modo specifico quali condotte dell'istante abbiano ingenerato la falsa apparenza di pericolosità; una motivazione che richiami compendi indiziari già valutati nel processo può essere sufficiente se risulta chiara e coerente.
- Se la pubblica amministrazione (Avvocatura dello Stato) non svolge un'attività difensiva concreta e specificamente diretta a contrastare il motivo di ricorso, può non ottenere la liquidazione delle spese sostenute.
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giurisprudenza penale
- Sentenza penale · 6 giu 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 24162/2023 del 06/06/2023
- Sentenza penale · 6 giu 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 24163/2023 del 06/06/2023
- Sentenza penale · 6 giu 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 24166/2023 del 06/06/2023
- Sentenza penale · 6 giu 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 24168/2023 del 06/06/2023
- Sentenza penale · 6 giu 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 24170/2023 del 06/06/2023
- Sentenza penale · 6 giu 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 24172/2023 del 06/06/2023
Cerchi altro? Cerca gratis in Giurisprudenza penale →