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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9099/2023 del 03/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Termini Imerese che aveva revocato l'ordine di demolizione in forza di un permesso in sanatoria rilasciato dal Comune di Belmonte Mezzagno. Il ricorso ha dedotto due vizi principali: (1) illegittimità del permesso in sanatoria perché il fabbricato era stato ultimato dopo il termine utile del 31/03/2003, sicché il condono non poteva applicarsi; spettava al beneficiario del condono provare l'ultimazione entro il predetto termine; (2) improcedibilità della domanda di condono per omessa produzione, nei termini perentori previsti, della documentazione integrativa richiesta dall'amministrazione comunale (documentazione presentata tre anni dopo la richiesta), violando l'art. 39 comma 4 della legge n. 724/1994.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato l'ordinanza impugnata per non aver adeguatamente applicato il principio relativo alla distribuzione dell'onere probatorio sul tema della data di ultimazione delle opere e per non aver valutato compiutamente le dichiarazioni del responsabile tecnico comunale circa la tardiva integrazione documentale. Alla luce delle decisioni di merito e degli elementi istruttori coperti da giudicato, la Corte ha annullato l'ordinanza e ha rinviato il procedimento al Tribunale di Termini Imerese, quale Giudice dell'esecuzione, per un nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • d.l. 30 settembre 2003, n. 269 convertito con legge 30 novembre 2003, n. 326, art. 32

    art. 32 (richiamato anche in relazione al comma 25 della legge n. 326/2003)

    La norma disciplina il condono edilizio; è onere del soggetto che invoca la causa estintiva speciale dimostrare che l'opera sia stata ultimata entro il termine utile (31/03/2003). Il giudice ha il potere-dovere di accertare la data effettiva di completamento dell'opera.

  • legge 23 dicembre 1994, n. 724, art. 39, comma 4

    La richiesta di integrazione documentale dell'amministrazione comunale deve essere soddisfatta nei termini perentori (tre mesi); il mancato adempimento rende l'istanza di condono improcedibile.

  • Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 3, pronunce richiamate)

    Sez. 3, n. 12918 del 20/02/2008; Sez. 3, n. 13071 del 19/10/1999; Sez. 3, n. 30561 del 29/05/2019

    Orientamenti consolidati che affermano la ripartizione dell'onere probatorio in tema di condono (il beneficiario deve provare l'ultimazione entro il termine) e che il mancato adempimento dell'integrazione documentale nei termini rende l'istanza improcedibile.

Massime di principio

  • Chi invoca il condono edilizio deve provare che i lavori sono stati completati entro il termine di legge (es. 31/03/2003); l'onere probatorio grava sul beneficiario della sanatoria.
  • Il Giudice dell'esecuzione ha il dovere di verificare compiutamente le emergenze istruttorie, anche alla luce delle decisioni passate in giudicato, e non può limitarsi a constatazioni formali quando vi siano elementi contrastanti nei provvedimenti precedenti.
  • Se l'amministrazione comunale richiede integrazioni documentali per l'istanza di condono, la mancata produzione nei termini perentori (tre mesi) comporta l'improcedibilità della domanda ai sensi dell'art. 39, comma 4, legge n. 724/1994.
  • Un permesso in sanatoria rilasciato dopo il termine previsto può essere illegittimo se contrasta con elementi processuali e giudiziari che indicano una data di ultimazione successiva; l'ordinanza che si fonda su tale permesso può essere annullata se il giudice non ha adeguatamente valutato il carico della prova.
  • Nei procedimenti esecutivi relativi a demolizioni per abusi edilizi il relativo accertamento storico-fattuale (date di ultimazione, sopralluoghi, dichiarazioni tecniche) è determinante e richiede un'istruttoria attenta e motivata.

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