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Sentenza

Sentenza n. 2465/2026 - Catania, Sezione 2

per l’ottemperanza al giudicato formatosi sulla Sentenza n. 2077/2023 del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia – Sezione staccata di Catania (Seconda Sezione);

Giustizia amministrativa202601137

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Catania, Sez. IISentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del TAR Sicilia n. 2077/2023, che imponeva al Consorzio di scegliere tra l'acquisizione definitiva delle aree ai sensi dell'art. 42-bis d.P.R. 327/2001 e la loro restituzione previa riduzione in pristino

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietari espropriati)

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti hanno agito per l'ottemperanza al giudicato formatosi sulla sentenza n. 2077/2023, relativa a terreni occupati temporaneamente d'urgenza dal Consorzio per le Autostrade Siciliane in assenza di un valido ed efficace decreto di esproprio. La sentenza aveva ordinato all'amministrazione di provvedere, ai sensi dell'art. 42-bis d.P.R. 327/2001, alternativamente all'acquisizione definitiva delle aree oppure alla loro restituzione previa riduzione in pristino, con le conseguenze indennitarie o risarcitorie derivanti dalla scelta. Nonostante la notificazione del titolo esecutivo il 4 settembre 2025, il decorso del termine di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. 669/1996 e una successiva diffida ad adempiere, il Consorzio è rimasto completamente inerte.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso per ottemperanza, accertando l'inadempimento del Consorzio agli obblighi alternativamente stabiliti dal giudicato. Ha ordinato al Consorzio di provvedere entro 90 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza, scegliendo tra l'acquisizione definitiva delle aree ai sensi dell'art. 42-bis d.P.R. 327/2001 e la loro restituzione previa riduzione in pristino. Il giudice ha precisato che le conseguenze indennitarie o risarcitorie non potevano essere esaminate in quel momento, perché dipendenti dall'esercizio non ancora avvenuto del potere amministrativo. Per il caso di ulteriore inerzia, ha nominato commissario ad acta il Responsabile della Struttura Territoriale per la Sicilia dell'Anas, autorizzandolo a delegare altro funzionario apicale, con termine di 60 giorni successivi alla scadenza del termine assegnato al Consorzio. Ha inoltre applicato la penalità di mora prevista dall'art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., nella misura di 500 euro per ogni giorno di ritardo oltre il termine complessivo di 150 giorni. Ha disposto la trasmissione della sentenza alla Procura regionale della Corte dei conti e ha condannato il Consorzio al pagamento di 2.373 euro, oltre accessori, a titolo di spese di lite.

Norme richiamate

  • art. 42-bis d.P.R. 327/2001

    acquisire le aree in via definitiva oppure a restituirle ai medesimi, previa riduzione in pristino

    In presenza di occupazione sine titulo, l'amministrazione deve esercitare il potere previsto dall'art. 42-bis, optando tra l'acquisizione sanante delle aree e la loro restituzione, secondo quanto stabilito dal giudicato.

  • art. 14, comma 1, d.l. 669/1996, convertito dalla l. 30/1997

    120 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo

    Il decorso del termine dilatorio per l'esecuzione delle obbligazioni pecuniarie e dei provvedimenti esecutivi non impedisce l'attivazione del giudizio di ottemperanza una volta inutilmente spirato.

  • art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a.

    euro 500,00 per ogni giorno di ulteriore ritardo

    In caso di perdurante inerzia dell'amministrazione nell'esecuzione del giudicato, il giudice dell'ottemperanza può imporre una penalità di mora, determinandola in misura giornaliera e collegandola al termine massimo assegnato per l'adempimento spontaneo o commissariale.

  • art. 114 c.p.a.

    Il giudizio di ottemperanza consente al giudice di imporre l'esecuzione del giudicato, fissare un termine, nominare un commissario ad acta e adottare misure coercitive.

Massime di principio

  • Quando una sentenza passata in giudicato impone all'amministrazione di esercitare alternativamente un potere acquisitivo o restitutorio su beni illegittimamente occupati, l'inerzia dell'amministrazione integra inottemperanza e legittima il ricorso al giudizio di ottemperanza.
  • Nel giudizio di ottemperanza, se il giudicato demanda all'amministrazione una scelta discrezionale tra acquisizione definitiva e restituzione del bene, il giudice può ordinare all'amministrazione di esercitare tale potere entro un termine, senza sostituirsi ad essa nella scelta, salvo l'intervento successivo del commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia.
  • Le conseguenze indennitarie o risarcitorie derivanti dall'acquisizione o dalla restituzione di un bene occupato sine titulo non possono essere definite prima dell'esercizio del potere amministrativo quando dipendono dall'opzione concretamente prescelta dall'amministrazione.
  • In caso di persistente mancata esecuzione del giudicato, il giudice dell'ottemperanza può nominare un commissario ad acta, assegnandogli un termine successivo alla scadenza di quello concesso all'amministrazione obbligata.
  • La penalità di mora prevista dall'art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a. può essere applicata per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione del giudicato, anche oltre il termine assegnato al commissario ad acta, quando la perdurante inerzia dell'amministrazione renda necessaria una misura coercitiva effettiva.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione illegittima e acquisizione sananteGiudizio di ottemperanza
RamiEspropriazione per pubblica utilitàProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaEffetto conformativo e riedizione del potereEfficacia ed esecutorietà

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