Sentenza n. 4265/2026 - Milano, Sezione 2
per l'ottemperanza della sentenza n. 4685/2025 emessa in data 31 ottobre 2025 dal Tribunale di Milano.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Milano n. 4685/2025, che ha condannato il Ministero a pagare € 2.236,21 per ferie non godute negli anni scolastici 2021/2022 e 2023/2024
Esito
Favorevole al ricorrente (docente precaria)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha chiesto l’ottemperanza della sentenza del Tribunale di Milano n. 4685/2025, del 31 ottobre 2025, che aveva condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito a corrisponderle € 2.236,21 a titolo di indennità per ferie non godute durante rapporti di docenza a tempo determinato negli anni scolastici 2021/2022 e 2023/2024. Ha dedotto l’inadempimento dell’Amministrazione, nonostante la sentenza fosse passata in giudicato e fosse stata notificata al Ministero il 14 novembre 2025.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso: l’inadempimento del Ministero non era contestato e la sentenza da eseguire risultava passata in giudicato, come attestato dalla cancelleria, oltre che notificata all’Amministrazione il 14 novembre 2025. Il Collegio ha ritenuto quindi soddisfatti i presupposti dell’art. 112, comma 2, lett. c), c.p.a. e dell’art. 14 del d.l. n. 669/1996. Ha ordinato al Ministero di dare piena esecuzione alla sentenza entro 90 giorni dalla comunicazione della decisione. Decorso inutilmente il termine, il creditore potrà investire direttamente il Commissario ad acta nominato, il Direttore Generale della Ragioneria Territoriale dello Stato di Milano, Monza e Brianza, che dovrà completare l’incarico entro i successivi 60 giorni, determinando l’importo complessivamente dovuto e adottando gli atti necessari. Nessun compenso è dovuto al commissario, trattandosi di attività rientrante nei suoi compiti istituzionali. Il Ministero è stato condannato a rimborsare le spese di giudizio, liquidate in € 800, oltre spese generali e accessori di legge se dovuti.
Norme richiamate
art. 112, comma 2, lett. c), c.p.a.
Risultano dunque soddisfatte le condizioni previste dall’art. 112, secondo comma, lett. c), cod. proc. amm. e dall’art. 14 del d.l. n. 669 del 1996, convertito con legge n. 30 del 1997.
Ai fini dell’ottemperanza, il TAR ha ritenuto soddisfatte le condizioni previste dalla disposizione perché la sentenza da eseguire era passata in giudicato, era stata notificata all’Amministrazione e quest’ultima non vi aveva dato esecuzione.
art. 14 d.l. n. 669/1996, convertito con legge n. 30/1997
Risultano dunque soddisfatte le condizioni previste dall’art. 112, secondo comma, lett. c), cod. proc. amm. e dall’art. 14 del d.l. n. 669 del 1996, convertito con legge n. 30 del 1997.
Il TAR ha ritenuto soddisfatti anche i presupposti previsti dall’art. 14 del d.l. n. 669/1996, sulla base del passaggio in giudicato della sentenza e della sua notifica al Ministero.
Massime di principio
- L’ottemperanza di una sentenza di condanna al pagamento nei confronti di un’amministrazione presuppone, nei termini richiamati dall’art. 112, comma 2, lett. c), c.p.a. e dall’art. 14 del d.l. n. 669/1996, che il titolo sia passato in giudicato e sia stato notificato all’amministrazione; accertati tali presupposti e l’inadempimento, il giudice può ordinare l’esecuzione entro un termine e nominare un commissario ad acta per il caso di ulteriore inerzia.
- Il commissario ad acta nominato per l’esecuzione del giudicato può essere chiamato a operare, dopo l’inutile decorso del termine assegnato all’amministrazione, su istanza diretta del creditore; il giudice può fissare un termine per l’esecuzione dell’incarico e attribuire al commissario il compito di determinare quanto ancora dovuto e adottare gli atti necessari.
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