Cassazione Penale, Sentenza n. 47060/2024 del 20/12/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione deducente violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza. La difesa aveva prodotto elementi "nuovi": un video dal cellulare di D'Acunzo Vincenzo che attesterebbe la presenza del ricorrente alla guida di un'autovettura Audi nel momento della rapina, rendendolo incompatibile con la posizione contestata a bordo del ciclomotore; i dati del navigatore satellitare dell'Audi che mostrerebbero uno spostamento e una sosta di soli tre secondi nel luogo del delitto, ritenuti incompatibili con un'attività di supporto; presunto travisamento delle dichiarazioni rese in interrogatorio e mutamento illogico del ruolo attribuito al ricorrente rispetto al capo di imputazione (da esecutore materiale su ciclomotore a fornitore di ausilio non meglio specificato). Inoltre si contestava che il ricorrente non avrebbe puntato l'arma e quindi non sussisterebbero legami con ambienti malavitosi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendolo proposto per motivi non consentiti e comunque manifestamente infondato. Ha ritenuto che il Tribunale di Napoli avesse adeguatamente valutato gli elementi nuovi e, sulla base anche delle ammissioni del ricorrente, accertato fatti decisivi: la presenza del ricorrente con l'autovettura Audi presso la pizzeria circa un'ora e mezzo prima della rapina (sopralluogo preliminare), il possesso dell'Audi fino a oltre la mezzanotte, movimenti dell'auto fra le 22:50 e le 23:51 su vie adiacenti al luogo del delitto e la sosta dell'autovettura nella via della rapina sette minuti prima e due minuti dopo l'evento (con fermata di tre secondi). Tali elementi, valutati non manifestamente illogici, sono ritenuti idonei a sostenere la gravità degli indizi e la rilevanza di un ruolo di supporto alla commissione della rapina. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha condiviso la valutazione del pericolo di reiterazione fondato sulla gravità del fatto e sull'uso di un fucile a canne mozze, sintomo di intensità del dolo, organizzazione e contatti con ambienti criminali. Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla pena pecuniaria di euro tremila alla Cassa delle Ammende.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non è sede per la revisione del merito dei fatti: i motivi che attaccano la valutazione probatoria del giudice di merito sono inammissibili se non esplicitano vizi di diritto o manifesta illogicità.
- Elementi "nuovi" prodotti dalla difesa (video, dati GPS, ecc.) devono essere tali da eliminare in modo evidente e specifico gli indizi gravanti: la mera incompatibilità apparente non è sufficiente se il giudice ritiene coerente l'insieme probatorio.
- Le ammissioni rese dall'indagato in interrogatorio, combinate con dati di movimento del veicolo e circostanze temporali, possono costituire elementi indiziari rilevanti per configurare un ruolo di supporto anche se diverso da quello descritto nel capo di imputazione.
- La presenza di una arma (soprattutto modificata come un fucile a canne mozze) aggrava la valutazione sulla gravità del reato e può giustificare la custodia cautelare per pericolo di reiterazione o collegamenti con ambienti criminali.
- Per impugnare con successo una misura cautelare occorre dimostrare, con elementi nuovi e specifici, che vengono meno i presupposti cautelari (gravi indizi, pericolo di fuga, di reiterazione o di inquinamento probatorio); argomentazioni generiche o contrapposizioni di merito raramente bastano.
- I dati tecnici come tracciamento GPS e video vanno contestualizzati e valutati unitamente ad altre risultanze investigative; una sosta di breve durata non è automaticamente escludente se il quadro indiziario complessivo suggerisce un ruolo funzionale al reato.
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