Sentenza n. 2371/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione prima bis, n. -OMISSIS-, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Lazio che aveva respinto il ricorso contro il diniego del trasferimento richiesto ai sensi dell'art. 33, comma 5, l. 104/1992 per assistere la madre disabile
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'appellante ha impugnato la sentenza del TAR deducendo, con un unico motivo complesso, la violazione e falsa applicazione dell'art. 33 della l. 104/1992, l'erronea valutazione degli atti di causa, l'attribuzione all'amministrazione di una sfera discrezionale eccessiva e non giustificata per omissione dell'onere probatorio, l'adozione della decisione amministrativa sulla base di mere rassicurazioni, l'omessa valutazione della grave situazione di salute della madre, l'omessa considerazione del periodo superiore a tre anni trascorso dalla domanda, nonché la violazione dell'art. 3, comma 2, Cost., dell'art. 26 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, ratificata con l. 18/2009. Il TAR aveva ritenuto legittimo il diniego, motivato dall'amministrazione con la situazione degli organici degli enti di destinazione, pur senza negare le necessità assistenziali.
La decisione
Il Consiglio di Stato non ha esaminato i motivi di merito relativi al trasferimento ex art. 33, comma 5, l. 104/1992, alla situazione assistenziale della madre o alla consistenza degli organici. Preso atto della dichiarazione dell'appellante di sopravvenuto difetto di interesse alla decisione e della mancata opposizione del Ministero, ha dichiarato l'appello improcedibile ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Le spese del grado sono state compensate per giustificati motivi connessi all'evoluzione processuale della controversia.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione; la disposizione è stata applicata alla dichiarazione dell'appellante e alla mancata opposizione dell'amministrazione.
art. 33, comma 5, l. 104/1992
Costituiva la base normativa dell'istanza di trasferimento del militare per assistere la madre disabile, ma la relativa questione sostanziale non è stata esaminata per la sopravvenuta carenza di interesse.
art. 3, comma 2, Cost.
Invocato dall'appellante a sostegno della tutela della persona con disabilità; non esaminato nel merito.
art. 26 Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea
Invocato dall'appellante in relazione all'integrazione delle persone con disabilità; non esaminato nel merito.
Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, ratificata con l. 18/2009
Invocata dall'appellante a sostegno della domanda; non esaminata nel merito a causa dell'improcedibilità dell'appello.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione da remoto dell'udienza camerale.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato nel contesto processuale della decisione, senza una specifica interpretazione nella motivazione.
Massime di principio
- La dichiarazione dell'appellante di sopravvenuto difetto di interesse alla decisione, non opposta dall'amministrazione appellata, giustifica la dichiarazione di improcedibilità dell'appello ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
- Quando il giudizio diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, il giudice non deve esaminare i motivi di merito relativi alla legittimità dell'atto impugnato.
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