Cassazione Penale, Sentenza n. 47068/2022 del 13/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva revocato l'ordine di demolizione di una mansarda in Aversa. Il Procuratore eccepiva violazione dell'art. 31 d.P.R. n. 380/2001 e la errata applicazione dell'art. 666 c.p.p., sostenendo che, per decorso dei novanta giorni dall'ordine di demolizione, l'immobile si era acquisito al patrimonio comunale e che quindi non sussisteva interesse alla proposta dell'incidente di esecuzione.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse correttamente dato rilievo alla sentenza del T.A.R. Campania che aveva annullato l'atto comunale di autotutela (annullamento del permesso in sanatoria). Il Tribunale si era fondato sull'applicazione dell'art. 39, comma 19, della L. 724/1994 (richiamato dall'art. 32 L. 326/2003) che riconosce il diritto, per chi ha adempiuto agli oneri della sanatoria, all'annullamento dell'acquisizione al patrimonio comunale e alla cancellazione delle trascrizioni. Il Procuratore non ha allegato elementi di fatto concreti idonei a dimostrare l'illegittimità del permesso in sanatoria (per es. superamento dei limiti volumetrici o prosecuzione delle opere oltre il termine). Pertanto l'ordinanza che ha revocato l'ordine di demolizione è stata confermata nella sostanza e il ricorso del P.M. è respinto per inammissibilità.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. n. 380/2001
Norma richiamata dal ricorrente per contestare la legittimità della sanatoria; nel disposto della sentenza non è stata però specificamente applicata né demonstrata la sua violazione.
art. 666 cod. proc. pen.
Richiamato dal ricorrente in relazione all'interesse ad agire nell'incidente di esecuzione; la Corte ha osservato che la mancanza di interesse doveva essere provata con elementi concreti e non è stata adeguatamente documentata dal P.M.
art. 39, comma 19, L. 724/1994 (richiamato dall'art. 32 L. 326/2003)
"Per le opere abusive divenute sanabili in forza della presente legge, il proprietario che ha adempiuto agli oneri previsti per la sanatoria ha il diritto di ottenere l'annullamento delle acquisizioni al patrimonio comunale dell'area di sedime e delle opere sopra questa realizzate disposte in attuazione dell'articolo 7, terzo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e la cancellazione delle relative trascrizioni nel pubblico registro immobiliare dietro esibizione di certificazione comunale attestante l'avvenuta presentazione della domanda di sanatoria. Sono in ogni caso fatti salvi i diritti dei terzi e del comune nel caso in cui le opere stesse siano state destinate ad attività di pubblica utilità entro la data del 10 dicembre 1994"
La Corte e il Tribunale hanno ritenuto applicabile questa norma: se il richiedente ha adempiuto agli oneri per la sanatoria e la domanda è stata correttamente presentata, può ottenere l'annullamento dell'acquisizione al patrimonio comunale e la cancellazione delle trascrizioni; ciò giustifica la revoca dell'ordine di demolizione nel caso esaminato.
art. 32, comma 25, d.l. n. 268/2003 (conv. L. n. 326/2003) - richiamo ai limiti volumetrici
Citato dalla Corte come esempio di possibile motivo di illegittimità del permesso in sanatoria (es.: superamento dei limiti volumetrici 750 mc per unità, 3.000 mc per l'intera costruzione). Tali profili dovevano però essere provati dal ricorrente per insinuare l'illegittimità del titolo edilizio.
Massime di principio
- In esecuzione penale di ordini di demolizione, l'acquisizione al patrimonio comunale per decorso del termine non è necessariamente irreversibile: se il privato ha ottenuto un titolo di sanatoria valido e ha adempiuto agli oneri, le norme sul condono possono consentire la revoca dell'acquisizione e la cancellazione delle trascrizioni.
- Il giudice dell'esecuzione deve valutare la legittimità del titolo in sanatoria e può fare rinvio a pronunce amministrative (TAR) che abbiano accertato la validità del permesso; la mera affermazione dell'acquisizione comunale non basta a escludere l'interesse dell'interessato.
- Chi propone il ricorso (es. il P.M.) ha l'onere di allegare e documentare elementi di fatto concreti quando contesta la validità della sanatoria (per es., superamento di limiti volumetrici o prosecuzione illecita dei lavori): argomentazioni generiche sono insufficienti.
- L'assenza di interesse alla proposizione di un incidente di esecuzione deve essere dimostrata; la presenza di un titolo amministrativo valido e di una sentenza amministrativa favorevole legittima l'azione dell'interessato in sede esecutiva.
- Nei casi misti amministrativo/penali relativi a interventi edilizi, è fondamentale coordinare gli accertamenti: le pronunce del giudice amministrativo e gli effetti delle norme di sanatoria possono incidere sulla materia dell'esecuzione penale e sull'efficacia degli atti di autotutela comunale.
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