Cassazione Penale, Sentenza n. 24006/2023 del 05/06/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Albanese impugna l'ordinanza che ha respinto la sua domanda di riparazione per ingiusta detenzione, sostenendo che la sua successiva assoluzione definitiva per insussistenza del fatto (con annullamento per difetto dell'elemento della forza intimidatrice dell'associazione) avrebbe dovuto escludere l'operatività del vizio colposo/di dolo ascrittogli dal giudice della riparazione. In sostanza egli deduce che l'erronea qualificazione giuridica del fatto (interpretazione della norma incriminatrice) rende irrilevante il suo comportamento, e che la Corte della riparazione non ha debitamente valorizzato la sentenza di legittimità che ha accertato l'assenza dell'associazione mafiosa.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che la Corte territoriale ha correttamente escluso il diritto alla riparazione valutando che Albanese aveva contribuito colposamente a indurre in errore il giudice della cautela, rappresentandosi come aderente a una 'locale' e partecipando a riunioni e rituali tipici, nonché menzionando riferimenti e cariche riconducibili all'organizzazione. La Corte ha però chiarito i principi applicabili: l'assoluzione in sede di merito può dare luogo al diritto all'indennizzo se dalla decisione irrevocabile emerge l'assenza ab origine delle condizioni di applicabilità della misura e tale accertamento si fonda, secondo i casi previsti dalla giurisprudenza, sugli stessi elementi che erano a disposizione del giudice cautelare; nel caso concreto si è ritenuto che l'esito assolutorio sia frutto di un'evoluzione interpretativa della giurisprudenza (orientamenti non uniformi sulle cellule delocalizzate) e che la condotta dell'imputato fosse comunque ostativa al riconoscimento della riparazione. Pertanto il ricorso è stato respinto e la pronuncia impugnata confermata.
Norme richiamate
art. 416 bis cod. pen.
Definisce l'associazione di tipo mafioso; la Corte richiama l'interpretazione che richiede, per le articolazioni delocalizzate, la prova che la forza intimidatrice si sia concretamente manifestata o che vi sia un riconoscibile collegamento organico con la casa-madre; la locuzione "si avvalgono" è stata letta dalla giurisprudenza come richiedente un'effettiva capacità intimidatrice
art. 314 cod. proc. pen.
Regola il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione; comma 2 prevede l'esclusione del diritto se l'imputato ha dato causa con dolo o colpa grave salvo le eccezioni individuate dalla giurisprudenza (es. D'Ambrosio); comma 5 esclude la riparazione per la custodia subita prima dell'abrogazione della norma incriminatrice, esprimendo il principio secondo cui mutamenti successivi della disciplina o dell'ermeneutica non giustificano automaticamente la riparazione
art. 273 cod. proc. pen.
Individua le condizioni di applicabilità delle misure cautelari; centrale per valutare se sia mancante ab origine la possibilità di applicare la misura
art. 280 cod. proc. pen.
Indica i limiti delle pene edittali rilevanti ai fini delle misure cautelari; la derubricazione del reato in una fattispecie con pena inferiore può incidere sul diritto all'indennizzo
Giurisprudenza (Sez. U., D'Ambrosio n.32383/2010 e successive pronunce)
Principio secondo cui la condotta dolosa o colposa ostativa al riconoscimento della riparazione opera salvo che l'insussistenza ab origine delle condizioni di applicabilità della misura sia accertata sulla base degli stessi elementi già trasmessi al giudice cautelare; la giurisprudenza successiva ha poi precisato i casi in cui una sentenza di merito irreversibile produce diritto all'indennizzo
Massime di principio
- La semplice assoluzione in sede di merito non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo: occorre verificare se la decisione definitiva accerti l'assenza ab origine delle condizioni di applicabilità della misura sulla base di elementi che erano o non erano già a disposizione del giudice della cautela
- Se l'assenza delle condizioni di applicabilità della misura deriva da un'evoluzione o contrasto giurisprudenziale intervenuto dopo l'adozione della cautela, l'adozione della misura può ritenersi legittima ex ante e la riparazione può essere esclusa, salvo che emerga che il giudice della cautela avrebbe potuto con gli stessi elementi escludere la misura
- La valutazione ex ante deve concentrarsi sugli elementi che erano materialmente presenti agli atti al momento dell'adozione della misura cautelare: se su quei medesimi elementi il giudice di merito ha poi ritenuto l'insussistenza ab origine, il diritto all'indennizzo è più facilmente configurabile
- La condotta dell'imputato che abbia contribuito, per dolo o colpa grave, a creare o a rafforzare l'apparato probatorio o l'impressione di appartenenza (es. partecipazione a rituali, auto-rappresentazione come affiliato, indicazioni di cariche) può ostare al riconoscimento della riparazione anche se successivamente vi sia stata un'assoluzione
- L'art.314, comma 5 c.p.p. segnala che mutamenti normativi o costituzionali successivi non retroagiscono automaticamente a favore del beneficiario della misura: va sempre compiuta una valutazione della situazione giuridica e fattuale com'era al momento della decisione cautelare
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