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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5754/2023 del 10/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano parzialmente la sentenza di appello che aveva confermato le loro condanne per associazione per delinquere finalizzata a furti, ricettazione e riciclaggio (Alikaj quale capo), nonché per reati di riciclaggio, furti pluriaggravati e, per Alikaj, violazione di sigilli e autoriciclaggio. I motivi di ricorso contestano: la compatibilità e l'applicazione delle aggravanti (art. 61 n.5 e violenza sulle cose); il mancato riconoscimento dell'attenuante per le dichiarazioni confessorie (art. 625-bis); la carenza di motivazione circa il dolo per violazione di sigilli e circa l'autoriciclaggio; la mancata e contraddittoria motivazione sulla determinazione della pena dopo la riqualificazione del capo 2 da riciclaggio a furto pluriaggravato; e la presunta insufficiente prova della partecipazione stabile della Dalipaj all'associazione (art. 416).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi per genericità, carenza di interesse o per riproposizione di censure già valutate in appellato, ritenendo che la valutazione probatoria del giudice di merito non sia sindacabile in questa sede. Ha invece accolto i motivi relativi alla determinazione della pena: poiché la Corte territoriale ha riqualificato il capo 2 (da riciclaggio a furto pluriaggravato) senza motivare adeguatamente la rideterminazione del trattamento sanzionatorio complessivo (artt. 133 e 81 c.p., art. 597 c.p.p.), la sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio e rinviata per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Bologna. Nel resto i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.

Norme richiamate

  • art. 61 n. 5 cod. pen.

    La Corte ha ritenuto compatibile la circostanza aggravante della "minorata difesa" con l'aggravante speciale della violenza sulle cose, trattandosi rispettivamente di una circostanza oggettiva che facilita il reato e di una modalità specifica di impossessamento

  • art. 625-bis cod. pen.

    L'applicazione dell'attenuante per le dichiarazioni idonee a individuare i complici è rimessa al discrezionale apprezzamento del giudice; in sede di legittimità si verifica solo la correttezza logico-giuridica della motivazione circa l'utilità e la concretezza del contributo

  • art. 416 cod. pen.

    Per la configurazione dell'associazione delinquente sono richiesti elementi probatori adeguati; la Cassazione non ammette rivalutazioni del materiale istruttorio se il giudice di merito ha motivato la propria scelta

  • art. 418 cod. pen.

    Richiamato come possibile figura alternativa rispetto all'accusa di stabile partecipazione all'associazione, ma la Corte ha ritenuto che il giudice di merito abbia motivato sufficientemente l'imputazione associativa

  • art. 133 cod. pen.

    Principi di determinazione della pena che il giudice d'appello deve applicare e motivare in concreto, soprattutto se la qualificazione del reato viene modificata

  • art. 81 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena in caso di pluralità di reati e continuazione: la Corte sottolinea l'obbligo di motivare la scelta del reato da assumere come base e le conseguenti operazioni di calcolo della pena

  • art. 597 comma 4 cod. proc. pen.

    In caso di riqualificazione in senso meno grave di un reato incluso nella continuazione, il giudice d'appello deve rideterminare la pena complessiva o motivare perché quella precedente resti adeguata; la mancata motivazione sul punto giustifica l'annullamento limitato al trattamento sanzionatorio

  • art. 591 comma 1 lett. c) cod. proc. pen.

    Motivi generici o non confrontati con la motivazione del giudice di merito comportano l'inammissibilità del ricorso per aspecificità

  • art. 606 comma 1 lett. e) cod. proc. pen.

    Limiti della cognizione della Corte di Cassazione: il sindacato sulla valutazione delle prove e della discrezionalità del giudice di merito è consentito solo nei termini stabiliti dalla norma

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti e le prove: i motivi che chiedono una rivalutazione del materiale istruttorio sono di norma inammissibili o infondati se il giudice di merito ha adeguatamente motivato
  • Le attenuanti ex art. 625-bis sono sindacabili in cassazione solo nei limiti del controllo sulla correttezza della motivazione del giudice circa l'utilità e la concretezza delle dichiarazioni; l'affermazione della loro mancata applicazione richiede che il ricorrente indichi specificamente errori o omissioni motivazionali
  • Le aggravanti possono essere coniugate quando hanno profili distinti (es. minorata difesa come fattore oggettivo che facilita il reato e violenza sulle cose come modalità di azione), ma la compatibilità va valutata e motivata caso per caso
  • Se il giudice d'appello riqualifica un reato in senso meno grave nell'ambito di reati in continuazione, è necessario rideterminare la pena o motivare in modo puntuale perché la pena precedente rimanga adeguata; l'omessa motivazione sul trattamento sanzionatorio comporta annullamento limitato alla pena e rinvio
  • I motivi di ricorso devono confrontarsi direttamente e specificamente con le ragioni poste dal giudice di merito: la semplice riproposizione delle censure già svolte o argomentazioni generiche comportano inammissibilità
  • Quando un ricorrente non è stato condannato per un determinato reato, non ha interesse a impugnare questioni relative a quel reato (decorso di interesse), con conseguente inammissibilità del motivo

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