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Sentenza

Sentenza n. 949/2026 - Salerno, Sezione 2

per l'annullamento a – del provvedimento prot. n. 3323 del 16.02.2026, successivamente conosciuto, con la quale il Responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Roccapiemonte ha respinto l’istanza di accertamento di conformità ex art. 36 d.P.R. n. 380/2001 avanzata dai ricorrenti con istanza del 12.03.2018 (prot. n. 4312); b – della nota di comunicazione dei motivi ex art. 10 bis L. n. 241/1990 prot. n. 11897 del 10.06.2022; c – del provvedimento di cui alla nota prot. n. 6793 del 03.04.2026 con la quale il Responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Roccapiemonte ha comunicato l’irricevibilità delle istanze prot. n. 5957 del 25.03.2026 e prot. n. 6260 del 30.03.2026 recanti l’accertamento dello stato legittimo delle opere ex art. 9 bis DPR 380/2001; d - di tutti gli atti presupposti, ivi compresi tutte le note, relazioni e pareri richiamati e non nei sopra indicati provvedimenti impugnati, ove lesivi, nonché di ogni altro atto collegato, connesso e conseguenziale;

Giustizia amministrativa202600755

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego dell'accertamento di conformità ex art. 36 d.P.R. 380/2001, qualificato come ricognitivo del silenzio-diniego già formatosi, e irricevibilità delle successive istanze di accertamento dello stato legittimo delle opere ex art. 9-bis d.P.R. 380/2001

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato il provvedimento comunale del 16 febbraio 2026, adottato in relazione all'istanza di accertamento di conformità presentata nel 2018, nonché la comunicazione dei motivi ostativi ex art. 10-bis l. 241/1990 e il successivo atto del 3 aprile 2026, con cui il Comune ha dichiarato irricevibili due istanze dirette all'accertamento dello stato legittimo delle opere. L'istanza di sanatoria riguardava difformità edilizie consistenti nella maggiore altezza del fronte dell'edificio, nella maggiore altezza del sottotetto e nella diversa posizione o mancata realizzazione di aperture. Un precedente diniego era stato annullato dal TAR con sentenza n. 1959/2020. Dopo il preavviso di rigetto del 10 giugno 2022, i ricorrenti avevano prodotto documentazione tecnica nel 2022 e nel 2026. Il Comune ha sostenuto l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso, deducendo che l'atto del 16 febbraio 2026 costituiva mera conferma del silenzio-diniego già formatosi sull'istanza del 2018 e che le successive istanze erano irricevibili perché riferite a interventi da realizzare su un immobile privo di stato legittimo.

La decisione

Il TAR ha deciso la causa con sentenza semplificata ex art. 60 c.p.a., dichiarando il ricorso in parte inammissibile e in parte infondato. Ha ritenuto che l'atto del 16 febbraio 2026 avesse natura meramente confermativa e ricognitiva del silenzio-diniego già formatosi sull'istanza di accertamento di conformità, poiché si limitava a ribadire la precedente posizione dell'amministrazione senza nuova istruttoria né nuova motivazione. Tale atto non era quindi autonomamente impugnabile. Il silenzio-diniego previsto dall'art. 36 d.P.R. 380/2001 si era formato decorso il termine di sessanta giorni e doveva essere impugnato entro il termine decadenziale di sessanta giorni, come un ordinario provvedimento amministrativo. Il TAR ha inoltre ritenuto che la comunicazione dei motivi ostativi ex art. 10-bis l. 241/1990 non impedisse la formazione del silenzio-diniego, poiché il termine continuava a decorrere. È stata ritenuta legittima anche l'irricevibilità delle successive istanze ex art. 9-bis d.P.R. 380/2001, riguardanti la sostituzione di un portico abusivo con una pergotenda in alluminio, poiché l'immobile era privo di stato legittimo in conseguenza del rigetto dell'istanza di sanatoria. Le spese sono state compensate per la peculiarità della vicenda.

Norme richiamate

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    Il decorso del termine previsto per l'istanza di accertamento di conformità determina la formazione del silenzio-diniego, avente natura di silenzio significativo e impugnabile entro sessanta giorni.

  • art. 9-bis d.P.R. 380/2001

    Le istanze dirette all'accertamento dello stato legittimo delle opere sono state ritenute irricevibili perché riferite a interventi su un immobile privo di stato legittimo a seguito del rigetto della sanatoria.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    La comunicazione dei motivi ostativi non impedisce, secondo il giudice, la formazione del silenzio-diniego quando il termine per la sua formazione continua a decorrere.

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata quando la causa è manifestamente inammissibile o infondata.

Massime di principio

  • Sull'istanza di accertamento di conformità ex art. 36 d.P.R. 380/2001, il decorso del termine di sessanta giorni determina la formazione di un silenzio-diniego, avente natura di provvedimento tacito di reiezione e soggetto al termine decadenziale ordinario per l'impugnazione.
  • Un atto successivo che si limiti a confermare il silenzio-diniego già formatosi, senza una nuova istruttoria o una nuova motivazione, ha natura meramente confermativa e non è autonomamente impugnabile.
  • La comunicazione dei motivi ostativi ex art. 10-bis l. 241/1990 non impedisce la formazione del silenzio-diniego sull'istanza di accertamento di conformità, se il termine legale continua a decorrere.
  • La mancanza dello stato legittimo dell'immobile, conseguente al rigetto dell'istanza di sanatoria, può fondare l'irricevibilità di successive istanze dirette ad attestare lo stato legittimo o a consentire nuovi interventi edilizi sul medesimo immobile.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioTermini del procedimento e silenzioInvalidità del provvedimentoDecisione e riti speciali
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneDecadenza e tardivitàLegittimazione e interesse a ricorrereDifetto di motivazione

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