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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4220/2024 del 31/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva rigettato il ricorso contro provvedimento cautelare (obbligo di dimora e misure reali) relativo a presunta associazione per delinquere finalizzata alla sottrazione di accise; contestata la competenza territoriale (sostegno che la competenza spettava al Tribunale di Foggia in ragione del luogo principale delle attività in Italia - Cerignola), la nullità/per difetto motivazionale dell'ordinanza genetica del GIP e la carenza dei presupposti per le esigenze cautelari (assenza di gravi indizi e di concreto pericolo di reiterazione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo (questione di competenza territoriale) e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Trento per nuovo esame. Ha indicato i criteri da seguire: accertare la connessione tra reato associativo e reati-fine (art. 12 lett. b o c), verificare se l'inizio della consumazione del reato associativo sia all'estero e, in tal caso, applicare le regole integrative dell'art. 9, comma 1 e dell'art. 10, comma 3 cod. proc. pen. per individuare il giudice competente (es. ultimo luogo in Italia dove si è manifestata parte dell'azione). Ha altresì ricordato la possibile efficacia interinale delle misure adottate dal giudice incompetente ai sensi dell'art. 27 e della giurisprudenza consolidata.

Norme richiamate

  • art. 12 cod. proc. pen.

    Disciplina la connessione per competenza; va distinto l'ambito della lett. b) (continuazione con identità di soggetti) dalla lett. c) (connessione teleologica senza necessaria identità di autori), con conseguenze diverse per lo spostamento della competenza territoriale.

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Criterio per determinare il giudice competente tra reati connessi: competenza al giudice del reato più grave o, in caso di parità, del primo reato.

  • art. 8 cod. proc. pen.

    Individua il luogo della consumazione come criterio principale per la competenza territoriale; per reati permanenti rileva il luogo di inizio della consumazione, inteso come sede della base operativa del sodalizio.

  • art. 9, comma 1 cod. proc. pen.

    "è competente il giudice dell'ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione o dell'omissione"

    Regola integrativa applicabile anche ai reati connessi: se non è possibile determinare la competenza con l'art. 8, compete il giudice dell'ultimo luogo in Italia dove si è realizzata una parte della condotta.

  • art. 10, comma 3 cod. proc. pen.

    Quando il reato è commesso in parte all'estero, la competenza va determinata alla luce degli artt. 8 e 9; quindi l'art. 9, comma 1 può essere applicato se la condotta essenziale si è svolta in parte in Italia.

  • art. 27 cod. proc. pen.

    Regola l'efficacia interinale dei provvedimenti cautelari adottati dal giudice poi riconosciuto incompetente; il provvedimento resta efficace fino alla pronuncia che ne dispone diversamente, assicurando la tutela dell'urgenza.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Elenca le esigenze cautelari (pericolo di fuga, reiterazione, inquinamento delle prove); per l'adozione di misure personali occorre motivare la loro sussistenza in modo concreto e attuale.

  • art. 291, comma 2 cod. proc. pen.

    Prevede limiti per l'adozione di misure cautelari personali da parte di giudice incompetente: necessita la riconosciuta urgenza per soddisfare esigenze cautelari.

  • art. 40 e 49 d.lgs. 26/10/1995, n. 504

    Norme sostanziali relative alla sottrazione alle accise; qui contestate come reati-fine e/ove rilevanti per la qualificazione del reato associativo.

  • art. 416 cod. pen.

    Delitto di associazione per delinquere; centrale per stabilire quale sia il reato più grave e per la connessione con i reati-fine.

  • art. 61-bis cod. pen.

    Aggravante per 'organizzazione criminale transnazionale' o simile ambito; il testo osserva che non può essere applicata se non sussiste alterità tra gruppi (idem struttura), richiamando precedenti di Cassazione.

  • artt. 317 e 321 cod. proc. pen.

    Riferimenti alle misure cautelari reali e alla loro disciplina procedurale in relazione all'applicazione dell'art. 27 e alla tutela dell'urgenza.

Massime di principio

  • Se il reato associativo è iniziato all'estero ma una parte essenziale della condotta si è svolta in Italia, va applicata la regola integrativa dell'art. 9, comma 1 (competente l'ultimo luogo in Italia dove si è manifestata parte dell'azione), come integrata dall'art. 10, comma 3.
  • Per determinare la competenza territoriale tra reati connessi occorre prima accertare se la connessione ricade nella lett. b) (continuazione con identità di autori) o nella lett. c) (connessione teleologica senza identità necessaria); la scelta influenza se e come la competenza si sposta.
  • Il luogo 'di inizio' della consumazione del reato permanente va interpretato come il luogo della base operativa (programmazione, direzione e coordinamento) e non solo il luogo fisico del primo atto.
  • L'incompetenza territoriale del giudice che ha disposto misure cautelari non cancella automaticamente l'efficacia interinale di tali provvedimenti: l'art. 27 e la giurisprudenza consentono efficacia provvisoria, subordinata alle condizioni previste per le misure personali (art. 291, comma 2) e alle esigenze di tutela per le misure reali.
  • In sede di riesame il Tribunale non può supplire indefinitamente a una mancata o carente motivazione del GIP: l'autonomia valutativa del GIP sulle esigenze cautelari è essenziale e la mancanza di motivazione può comportare annullamento o rinvio.
  • Per adottare misure personali cautelari bisogna dimostrare gravi indizi di colpevolezza e un pericolo di reiterazione concreto e attuale; elementi indiziari vaghi, presunzioni di verosimiglianza o precedenti di polizia non giudicati non sono sufficienti.

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