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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13986/2024 del 05/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di conferma delle condanne per associazione mafiosa (art. 416 bis c.p.). Controverse censure: vizio di motivazione e travisamento della prova per presunta insufficiente dimostrazione del ruolo stabile nell'organizzazione; mancato confronto della Corte di rinvio con la precedente sentenza di assoluzione (richiesta di una cosiddetta motivazione rafforzata dopo l'overturning); inutilizzabilità o genericità delle dichiarazioni dei collaboratori e delle intercettazioni; contestazione della rilevanza di taluni elementi temporali (riferimenti a condotte anteriori al periodo contestato); e, con motivo nuovo proposto tardivamente, doglianza sulla prescrizione del reato (sostenendo che la permanenza si sarebbe interrotta con i provvedimenti custodiali del 27/05/2005 e che i termini di prescrizione si sarebbero quindi estinti).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto erronea la premessa dei ricorrenti secondo cui il giudice di rinvio sarebbe stato tenuto a conformarsi alla sentenza di assoluzione annullata; il giudice del rinvio doveva invece uniformarsi ai principi indicati dalla Cassazione e riesaminare il materiale probatorio alla luce dell'utilizzo delle dichiarazioni ritenute utilizzabili (in particolare quelle di Antonino Fiume). La Corte ha ritenuto congrua e sufficiente la motivazione della Corte territoriale, la quale, integrata con la motivazione di primo grado, ha valutato nel loro complesso intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori e ha dato risposte adeguate alle critiche difensive. Ha altresì dichiarato infondata la questione di prescrizione proposta come motivo nuovo, perché la data di interruzione della partecipazione al reato permanente non poteva essere rimessa in discussione in questa sede senza elementi nuovi e inoppugnabili; inoltre lo stato detentivo non esclude la permanenza nell'associazione salvo prova di recesso o esclusione. Per l'inammissibilità dei ricorsi sono state liquidate spese processuali e comminata la condanna dei ricorrenti al pagamento di euro 3.000 a favore della cassa del tribunale ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416 bis c.p.

    commi primo, secondo, terzo, quarto e quinto

    Norma contestata: la Corte ha ritenuto che, valutate congiuntamente intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, ricorreva la partecipazione stabile all'associazione mafiosa; la prova deve dimostrare l'inserimento stabile nel sodalizio e il contributo concreto all'attività criminale

  • art. 627, comma 3, c.p.p.

    Nel giudizio di rinvio il giudice deve uniformarsi ai principi enunciati dalla Corte di cassazione nella sentenza di annullamento, ma non è obbligato a tener conto delle argomentazioni della decisione cassata che, per le parti annullate, perde efficacia

  • art. 606, lett. e) c.p.p.

    Limiti del controllo di legittimità: la Corte di cassazione verifica se i giudici di merito abbiano esaminato gli elementi a disposizione e abbiano dato risposta alle deduzioni delle parti, non può sostituirsi alle valutazioni di merito

  • art. 192, comma 2 c.p.p.

    Richiamato in relazione ai vizi di motivazione: ordina il modo di illustrare le ragioni della decisione; la Corte ha ritenuto che i giudici di merito abbiano adeguatamente motivato la conferma delle condanne

  • art. 157 c.p.

    disciplina antecedente al dicembre 2005 (richiamata nella censura sulla prescrizione)

    Rinvio alla disciplina della prescrizione vigente al tempo: la Corte ha escluso la prescrizione ritenendo inammissibile sollevare ora la diversa data di cessazione della permanenza senza elementi di fatto nuovi e incontestabili

  • art. 616 c.p.p.

    Norma sui rimborsi spese e sanzioni pecuniarie alla cassa del tribunale: applicata per condannare i ricorrenti al versamento di una somma per la responsabilità nella proposizione di ricorsi inammissibili

Massime di principio

  • In un giudizio di rinvio dopo annullamento, il giudice chiamato a riesaminare la causa deve uniformarsi ai principi delineati dalla Cassazione, ma non è vincolato alle argomentazioni della sentenza annullata; quella decisione, per le parti annullate, perde efficacia come fonte argomentativa.
  • La Corte di cassazione, nel sindacare motivi di merito, controlla la completezza e la logicità della motivazione dei giudici di merito e non può sostituirsi alla valutazione della prova fatta dai giudici del merito.
  • Le dichiarazioni dei collaboratori e le intercettazioni, valutate nel loro insieme e integrate con altri elementi (es. ammissioni, comportamenti, riscontri), possono legittimare la condanna per associazione mafiosa; la presenza isolata a un incontro può essere neutra ma, congiunta ad altri elementi, può indicare partecipazione stabile.
  • La richiesta di prescrizione fondata su diversa individuazione della data di cessazione di un reato permanente non può essere proposta senza elementi di fatto nuovi, documentati e incontestabili; lo stato detentivo non interrompe automaticamente la partecipazione all'associazione salvo prova di recesso o esclusione.
  • Se un motivo nuovo è proposto tardivamente (in particolare in Cassazione) e richiede accertamenti di fatto non svolti in precedenza, è frequente che venga ritenuto inammissibile salvo prova decisiva e immediatamente idonea a travolgere i fatti accertati.

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