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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28589/2024 del 16/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia in carcere e rigettava la richiesta di sostituzione con gli arresti domiciliari per il reato di estorsione aggravata (art. 416-bis.1 c.p.). Il ricorso censura, in sintesi, la mancata e/o errata applicazione di norme processuali e sostanziali (tra cui la L.47/2015 e artt. 125, 274, 275, 299, 623 c.p.p., nonché art. 416-bis.1 c.p.), e la carenza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione rispetto a fatti sopravvenuti (in particolare l'annullamento, in altro procedimento, della sentenza di condanna per partecipazione alla cosca De Stefano) non adeguatamente valutati dal giudice del riesame, oltre alla mancata considerazione del decorso del tempo dal fatto (2015) e del peso dei precedenti penali risalenti

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio al Tribunale di Reggio Calabria. La Corte ha ritenuto che, sebbene il Tribunale avesse dato risposta a parte delle critiche (es. richiamando le dichiarazioni della persona offesa e del collaboratore, la vicenda processuale 'Epicentro' e la condanna in abbreviato per estorsione aggravata), non abbia fornito una motivazione adeguata in relazione alla valutazione delle esigenze cautelari alla luce del tempo trascorso dal fatto (2015) e della presunzione relativa prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p., specialmente quando l'aggravante mafiosa si connota solo come uso del "metodo mafioso" senza provata intraneità al sodalizio. Per queste ragioni la decisione è nulla e va riesaminata. Non è disposta la liberazione automatica dell'indagato; la sentenza viene trasmessa al direttore dell'istituto penitenziario per gli adempimenti previsti dall'art. 94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • Legge 47/2015

    Richiamata in relazione al principio di attualità e concretezza delle esigenze cautelari per i delitti aggravati ex art. 416-bis.1; la Corte evidenzia che la normativa richiede valutazioni puntuali sull'attualità delle esigenze cautelari.

  • art. 275 c.p.p., comma 3

    La Corte conferma che l'art. 275(3) opera una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari per reati aggravati ex art. 416-bis.1, ma di carattere marcatamente relativo: il giudice deve valutare elementi specifici e stringenti (tipo di reato, modalità, risalenza temporale e precedenti) idonei a superare la presunzione.

  • art. 416-bis.1 c.p.

    L'aggravante può ricondursi sia all'agevolazione del sodalizio sia all'uso del 'metodo mafioso'; la Corte osserva che la prova della finalità agevolativa non richiede necessariamente l'appartenenza al sodalizio.

  • art. 299 c.p.p.

    Obbligo del giudice di valutare e motivare adeguatamente i fatti sopravvenuti; la Corte ha rilevato che il Tribunale non ha esaustivamente considerato l'incidenza dell'annullamento, in altro procedimento, della sentenza di condanna per partecipazione al sodalizio.

  • artt. 274 e 275 c.p.p.

    Criteri relativi alle esigenze cautelari: le esigenze devono essere concrete e attuali; la custodia cautelare in carcere resta misura di extrema ratio e richiede adeguata motivazione, soprattutto quando i fatti sono risalenti nel tempo.

  • art. 309, comma 7, c.p.p.

    Norma di competenza cui la Corte si è richiamata per rinviare il giudizio al Tribunale di Reggio Calabria per nuovo esame.

  • art. 94 disp. att. c.p.p.

    Previsione procedurale richiamata dalla Corte: copia della decisione deve essere trasmessa al direttore dell'istituto penitenziario per gli adempimenti previsti (compliance con gli obblighi di comunicazione in materia di misure cautelari).

  • art. 606 c.p.p. (lett. b ed e)

    Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione invocati dal ricorrente: inosservanza e/o errata applicazione di norme e vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto fondato il motivo per le lacune di motivazione relative alla valutazione delle esigenze cautelari.

Massime di principio

  • La presunzione di perdurante pericolosità prevista dall'art. 275(3) c.p.p. è relativa: il giudice deve valutare elementi concreti e stringenti (tipo di reato, modalità commessive, risalenza temporale, precedenti) che possano superarla.
  • L'annullamento di una sentenza di condanna in altro procedimento può avere incidenza sulla valutazione delle aggravanti mafiose e va esaminato e motivato espressamente dal giudice del riesame; non può essere liquidato come irrilevante automaticamente.
  • Quando l'aggravante è fondata sull'uso del "metodo mafioso" e non sulla provata intraneità al sodalizio, la valutazione delle esigenze cautelari richiede particolare attenzione e non può basarsi esclusivamente su precedenti o misure di prevenzione risalenti.
  • Il tempo intercorso dal reato (es. fatti risalenti a molti anni prima) è elemento idoneo a confliggere con la presunzione di perdurante pericolosità e deve essere adeguatamente motivato se si ritiene insufficiente a superarla.
  • La custodia in carcere è misura di extrema ratio; il giudice deve considerare se esigenze cautelari analoghe possano essere tutelate con misure meno afflittive (es. arresti domiciliari) e motivare il rifiuto.
  • In presenza di fatti sopravvenuti rilevanti (es. annullamenti di pronunce), l'ordine di priorità è quello di esaminarli e spiegare la loro incidenza concreta sulle esigenze cautelari.
  • Per la difesa, è strategico insistere sulla valutazione del decorso del tempo, sulla natura 'relativa' della presunzione e sull'argomentazione puntuale di elementi concreti che possano dimostrare l'attenuazione delle esigenze cautelari.

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