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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22435/2022 del 08/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Le ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza della Corte d'appello di Bologna che aveva rigettato la loro dichiarazione di ricusazione del dott. Andrea Galanti, nominato Giudice dell'udienza preliminare nel procedimento penale n.181/21 presso il Tribunale di Ravenna. Hanno dedotto violazione di legge (art.37, comma 1, lett. b), c.p.p.) e vizio di motivazione, sostenendo che il magistrato, pur non essendosi occupato degli stessi fatti storici, si era già espresso su elementi rilevanti per il nuovo giudizio (valutazioni sulla personalità e condotte della imputata) nell'ambito di un precedente processo in cui era componente di una Corte di assise, creando così un pregiudizio per l'imparzialità.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi. Ha ritenuto inammissibile, in via preliminare, il ricorso proposto nell'interesse di Claudia Poggiali per essere generico e privo di concretezza. Quanto a Daniela Poggiali, la Corte ha confermato che la causa di ricusazione addotta non ricorreva, poiché la giurisprudenza costituzionale e di legittimità richiede l'identità del "fatto storico" tra il precedente giudizio e quello successivo per far operare la causa di ricusazione di cui all'art. 37, comma 1, lett. b), c.p.p.; valutazioni espresse in un processo su reati storicamente diversi e funzionali alla decisione non costituiscono di per sé indebito convincimento né pregiudicano l'imparzialità. Ha inoltre ritenuto non rilevante che i giudizi sulla personalità fossero contenuti nella motivazione stesa dal presidente del collegio. Le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 37 cod. proc. pen.

    richiamata nella parte oggetto di valutazione dalla Corte costituzionale; la Consulta ha fatto riferimento al caso del giudice che abbia espresso una valutazione "sullo stesso fatto nei confronti del medesimo soggetto"

    La causa di ricusazione suppletiva invocata dalla Consulta opera solo se sussiste identità del "fatto storico" tra il precedente procedimento e quello per il quale si chiede la ricusazione; valutazioni su reati diversi non integrano automaticamente la causa di ricusazione.

  • Corte costituzionale, sent. n. 283 del 2000

    "sullo stesso fatto nei confronti del medesimo soggetto"

    Ha aggiunto una causa di ricusazione quando il giudice si sia già espresso di merito sul medesimo fatto storico nei confronti del medesimo imputato; tuttavia richiede identità sostanziale del fatto storico.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, n. 21146/2019 e Sez.6, n. 3044/1997)

    Consolidato orientamento secondo cui valutazioni espresse in procedimento connesso o su reati storicamente diversi e funzionali alla decisione (es. sulla personalità in relazione al trattamento sanzionatorio) non configurano automaticamente indebito convincimento o causa di ricusazione.

Massime di principio

  • Per ottenere la ricusazione ai sensi dell'art. 37 c.p.p. richiede dimostrare l'identità del 'fatto storico' tra il precedente procedimento e quello attuale; mere valutazioni su fatti diversi non bastano.
  • Giudizi espressi dal medesimo giudice in precedenti processi relativi a condotte personali o pregresse non costituiscono automaticamente motivo di ricusazione se erano funzionali all'esercizio delle funzioni decisorie (es. per il trattamento sanzionatorio).
  • Occorre concretezza e specificità nella domanda di ricusazione: censure generiche o indeterminate sono, di regola, inammissibili.
  • Se le valutazioni criticate risultano invece esternazioni personali del singolo giudice in modo avulso dai compiti istituzionali e riguardano lo stesso fatto storico, allora possono integrare una causa di ricusazione.
  • L'eventuale motivo di opportunità del giudice (es. astensione per opportunità) non costituisce causa di ricusazione promossa dalle parti.
  • In situazioni analoghe, la difesa dovrebbe: (a) individuare chiaramente la coincidenza storica dei fatti, (b) dimostrare che le espressioni del giudice non erano funzionali all'istruttoria o alla decisione, e (c) provare l'effetto pregiudicante sull'imparzialità.

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